Toccherà a lui. È forse proprio Roma-Virtus Entella la partita per (iniziare a) recuperarlo. Da trequartista, con tutta probabilità, come quando Di Francesco ha cambiato un po' la Roma, anche per lui, che si è subito fermato per problemi fisici e ha praticamente fatto uscire dal cilindro Pellegrini e Zaniolo.

La Roma che non ha smesso di credere in lui o, mettiamola così, non ha dimenticato chi è Javier Pastore. E vuole ricominciare a crederci a partire dalla Coppa Italia, obiettivo importante per la società e per la piazza. Una competizione che il Flaco non gioca dai tempi del Palermo, dove in due stagioni ha collezionato 7 presenze e un gol che contribuì a eliminare in semifinale il Milan e portò alla storica finale di Roma, poi persa con l'Inter.

Nessuno ha dimenticato chi è, se sta bene e se vuole, Pastore. Anche se, per ora, sarebbe più corretto dire chi è stato. Perché da quando è sbarcato nella Capitale - era il 25 giugno 2018 e a Ciampino i tifosi della Roma andarono in estasi per il giocatore proveniente dal Paris Saint Germain - non si è ancora visto quel Flaco che aveva incantato Palermo con 16 gol e 16 assist in due stagioni, trionfali, per certi versi, visto che i siciliani non erano certo abituati a viaggiare in Europa League e a fare finali di Coppa Italia. E che, poi, Maurizio Zamparini non riuscì a trattenere sull'isola di fronte all'offerta dei francesi di 43 milioni (uno dei primi acquisti dell'allora nuovo ds del Psg, Leonardo), nell'estate del 2011, quando Walter Sabatini, che l'aveva scoperto, si era appena insediato a Roma come ds della nuova proprietà americana.

Un salto a piedi pari, quello di Pastore, senza passare dal via: dalla Serie A alla Ligue 1, da una piccola società di un'importante città italiana alla super potenza francese, di proprietà qatariota, la squadra della capitale. Senza passare per una grande del nostro calcio, che pure lo aveva seguito. Né Juve né Inter e nemmeno Milan. E nemmeno la Roma, nonostante qualcuno lo accostasse, gioco forza, alla Roma di Sabatini. Un grande salto, per brillare nel palcoscenico internazionale, cosa che al di là delle Alpi, Javier ha fatto in pianta stabile fino al 2014-2015. Tre stagioni ad alto livello per poi adagiarsi un po' sugli allori. Quando i parigini investivano su molti campioni e lui aveva un po' «mollato», come ha riconosciuto anche al Romanista in estate.

Come ribadito da Sabatini in una recente intervista a Rabona, su Rai Tre. Tre stagioni con troppe ombre sotto la Tour Eiffel, soprattutto fisiche, i problemi al polpaccio (curati in Spagna con la medicina riparativa). Tre stagioni nelle quali aveva perso la luce, ma non l'attaccamento al club, tutt'ora presente qua e là nelle sue story di Instagram e non solo. Non si dimenticano 269 partite, 45 gol e 62 assist in gare ufficiali tanto facilmente.

In mezzo la Roma, più volte sfiorata nelle fantasie dell'amore del mercato e poi incontrata, nel momento in cui il suo cartellino valeva poco più della metà di quando era andato via dall'Italia. E ora da riprendersi, dopo aver promesso che, pur di tornare in Italia, avrebbe fatto anche la mezzala. Come voleva Di Francesco, in nome della qualità e della quantità. E smarrita per colpa, soprattutto, dei polpacci suoi.

Con la continuità che è venuta meno. A differenza della fiducia della società e del tecnico, che lo ha elogiato recentemente per l'intensità degli allenamenti volti al recupero. In mezzo "solo" due perle in fotocopia, con Atalanta e Frosinone. I tacchi suoi. Perché quello è il vero Flaco, quello che immagina cose che altri non sanno vedere. E che a Roma anche il tifoso più critico verso di lui vorrebbe tornare a vedere. Magari a partire da stasera.