Fiore all'occhiello della campagna acquisti estiva, secondo giocatore più costoso (ma in prospettiva con i bonus diventerà il primo) della storia della Roma dietro Patrik Schick, un cuore enorme che getta sempre oltre l'ostacolo in campo e un feeling speciale, forse anche per questo motivo, già con la romana gente che si esalta non appena prende palla e cavalca con la sua tecnica sopraffina verso la porta avversaria o quando te lo ritrovi terzino che va a mordere le caviglie degli avversari. È Tammy Abraham, proveniente dal Chelsea, mica uno sconosciuto. Ultimi trofei vinti, per altro, la Champions League e la Supercoppa europea. Da comprimario? Può darsi, ma tutto fa brodo e fa crescere per uno che a 24 anni ha già vinto più di quasi tutta la rosa della Roma. Al suo primo anno in Italia ha già fatto vedere di poter incidere, anche se c'è chi gli fa le pulci - e magari azzarda inopportuni paragoni con l'ex Dzeko - e ritiene che ancora non ha inciso. Motivo? Ha segnato poco. Già, i numeri, che contano molto nel calcio, ma vanno letti anche bene. Tammy è arrivato in Italia alla fine del mercato, o quasi, si è messo a disposizione del tecnico che lo aveva visto ragazzino con la maglia dei Blues e dopo il primo abbraccio ha iniziato a correre e a prendersi la leadership dell'attacco della squadra giallorossa per lui. Che infatti l'ha mandato in campo quasi sempre, ma sicuramente subito, con la Fiorentina, sorprendendo tutti. Fiducia e empatia, le chiavi. Per Mourinho, ma anche per Abraham. Che il suo feeling con Roma non solo l'ha già trovato, ma lo coltiva ogni volta che passano l'inno allo stadio, quando sbraccia che sembra un direttore d'orchestra e lo canta anche lui con lo stadio.

I numeri, si diceva, vanno letti con attenzione: Abraham è inchiodato a quota 2 reti in campionato, quelle segnate alla Salernitana e all'Udinese, una in trasferta e l'altra in casa. Ma ha colpito ben 5 pali e ha un record clamoroso, quello di un gol, che sarebbe stato il più importante dal suo arrivo in Italia, realizzato alla Juventus all'Allianz Stadium e annullato per la "regola dello svantaggio" inventata dal signor Orsato di Schio, che ha dimenticato improvvisamente il regolamento del giuoco del calcio. All'attivo in Serie A anche due assist (per Mkhitaryan e Veretout), entrambi collezionati nella prima giornata contro la Fiorentina. Un legno se l'è riservato pure in Conference League, dove però la sua media gol si alza in maniera sostanziale: in 73 minuti totali giocati Tammy ha realizzato due gol, di cui uno in casa, dove ha già assaporato la gioia di segnare sotto la Curva Sud, contro il Cska Sofia, e l'altro in Ucraina contro lo Zorya Luhansk. In entrambi i casi è partito dalla panchina ed è subentrato. Da lì Abraham vuole ripartire, dall'ultima sua rete, da quel 30 settembre che non sembrava preludere a un ottobre così. Un mese senza segnare, che non l'ha segnato più di tanto, ma che ha fatto registrare qualche critica di troppo (quelle di chi sostiene che sia già un caso e quelle di chi sostiene che non partecipa al gioco della squadra come Dzeko e non è servito a dovere (problema reale, ma sul quale Mou sta lavorando). Attenuante da non sottovalutare l'infortunio subito in nazionale che qualche strascico l'ha pure lasciato.

Oggi sarà in conferenza accanto a Mourinho, che aveva annunciato i titolari al ritorno coi norvegesi, con tutta probabilità lo riproporrà titolare, avendogli anche risparmiato i 27' finali di Roma-Milan, nella sorpresa generale. A Bodø anche lui ha subito 4 dei 6 gol nella serata della vergogna: un motivo in più per dare il fritto domani sera.