Se in assoluto può rispondere al vero che la miglior difesa è l'attacco, in ambito calcistico vale anche in termini doppi. Nel senso che quando gli altri reparti aiutano quello arretrato, oltre al rendimento complessivo migliora anche quello dei gol incassati. Quindi, banalmente, aumenta la possibilità di portare punti a casa. Lo insegnano tutti quegli allenatori che hanno dato un'impronta profonda alla storia recente di questo sport. A tener fede all'assunto è riuscita anche la Roma, quantomeno nella scorsa stagione, quando è riuscita a collezionare ben diciotto clean sheet in campionato, ventitré considerando anche la Champions, di cui ben dodici nella prima parte.

Nello stesso periodo dell'anno, a dodici mesi di distanza, sono soltanto sei le partite terminate senza incassare gol. Il computo delle reti subite in Serie A è raddoppiato, da dodici a ventiquattro (da sei a otto in Europa). Fatto salvo il rendimento del portiere - con Olsen che non ha fatto rimpiangere la partenza di Alisson - il problema è da ricercare altrove. Per esempio in un filtro in mezzo al campo che a lungo è stato deficitario, quantomeno prima che la squadra registrasse il nuovo assetto tattico (e saltuariamente anche in seguito). O sugli esterni offensivi, che sono apparsi poco propensi ai recuperi nella fase di non possesso. Al netto della lodevole eccezione di El Shaarawy, più predisposto di altri al lavoro oscuro, fino a quando l'infortunio non lo ha sottratto alla disponibilità di Di Francesco.

Se il resto dei reparti ha aiutato poco a difendere, è indubbio che gli stessi componenti di una delle difese più solide dell'intero campionato soltanto pochi mesi prima, non si sono confermati ai livelli della stagione precedente. Manolas e Florenzi sono rimasti su standard oltre la sufficienza, ma la distonia del rendimento di Fazio è sembrata evidente. Quello che è stato (in tutti i sensi) il gigante della difesa nella prima annata difranceschiana, leader di campo e spogliatoio oltre che uno dei trascinatori nella splendida cavalcata europea, è sembrato ora per lunghi tratti un giocatore distratto e spaesato. Più di una volta anello debole nella zona centrale. Peraltro dei possibili sostituti nel ruolo, il solo Jesus ha fornito segnali di affidabilità. L'ex Porto Marcano ha invece raramente mostrato la necessaria affidabilità per ritagliarsi il ruolo di "terzo" centrale, riducendo di fatto anche le scelte tecniche. Chi ha cominciato non benissimo ma si è poi ripreso nella seconda parte del girone d'andata è Kolarov. Il serbo ha chiuso l'anno in crescendo, forte anche di una serie di reti (quattro) che lo vede secondo fra i marcatori romanisti in A. Confermando che anche il miglior attacco può arrivare dalla difesa.