Piove su Roma e verrebbe da dire che piove anche sulla Roma visto il momento negativo che sta attraversando la squadra giallorossa. Per tastare il polso dei tifosi siamo andati a Testaccio, cuore pulsante dell'anima romanista. Il clima umido e piovoso ci spinge a rifugiarci nel mercato al coperto, centro vitale del quartiere. I colori delle bancarelle della frutta e della carne contrastano il grigiore della mattinata invernale e tra un bancone e l'altro sbucano stemmi e sciarpe della Roma. Siamo nel posto giusto. Il tempo di chiedere in giro e ci viene indicata la strada: «Se cerchi i lupacchiotti vai tra i macellai». Il primo ad aprirsi con noi è Enrico: «La colpa maggiore è di chi gestisce perché è assente, poi nella dirigenza ci sono troppe voci discordanti. Forse ci vorrebbe un cambio in corsa ma non possiamo dare sempre tutte le colpe all'allenatore - dice affilando la lama del coltello - L'atteggiamento dei calciatori l'altra sera è stato inguardabile, solo Manolas è andato sotto al settore a Plzen. È un momentaccio, da romanisti ne abbiamo passati tanti e spero che ci rialzeremo, ma quest'anno è molto difficile». Gli fa eco Fabrizio: «Il presidente ha snaturato il valore di questa squadra. Vanno bene i giovani ma a questi livelli conta tantissimo l'esperienza, quindi serviva un mix. Purtroppo anche l'allenatore è inesperto e trova difficoltà ad affrontare le partite - afferma mentre mette a posto l'affettatrice - Per quest'anno bisognerà mettersi l'anima in pace. Per me le colpe maggiori sono del presidente che non investe, perché l'allenatore e il giocatore sono quelli che sono».

Un messaggio più mite invece arriva dal suo giovane collega Mirko che sbuca dal retrobottega: «Ogni anno abbiamo venduto giocatori importanti e abbiamo svecchiato la rosa. In passato ci è andata bene, quest'anno no. Ci sono profili interessanti come Zaniolo, ma purtroppo l'allenatore non riesce a motivarli abbastanza. Quando hai tanti giovani in squadra ti serve un tecnico di esperienza. In campo ci manca tanto un calciatore come De Rossi». Nel dibattito si inserisce Edoardo, un ragazzo che sta facendo la spesa: «La squadra non c'è proprio con la testa, lo dimostrano le ultime rimonte che abbiamo subito. Il mister non mi sembra all'altezza, ma speriamo che i calciatori non giochino per mandarlo via. Io lo cambierei solo per prendere un tecnico top». Qualche banco più in là incontriamo Claudio, che nel mercato di Testaccio vende borse e scarpe: «Dopo tanti anni di passione e di sentimento, quest'anno sono molto deluso. Non dai risultati, ma dal fatto che non vedo programmazione, non vedo una società e un allenatore all'altezza. Con Di Francesco sono due anni che non giochiamo a calcio e non vedo per niente la mano del tecnico. Per non parlare della campagna acquisti che è stata indecente», dice con amarezza ma prima di salutarci chiude il discorso con quattro parole che sono un raggio di sole in questa giornata uggiosa: «Però sempre forza Roma». La pioggia si placa e decidiamo di uscire per fare un giro nel quartiere. Testaccio trasuda romanismo in tutte le strade e qui vale ancor di più il detto "Roma tifa Roma". Lo percepisci dalle suppellettili che trovi nella maggior parte dei negozi, dalle bandiere che fanno capolino da alcuni balconi e te lo dicono pure i muri dei palazzi con le loro scritte. In piazza incontriamo Paola, romanista di lungo corso: «Secondo me i calciatori devono essere più innamorati di questa maglia e di questa città. Devono avere un po' di dignità, anche per rispetto ai tifosi. Io non mi sento di dire che è colpa del presidente, non entro nel merito delle questioni tecniche perché non mi compete. Qui a Roma i tifosi sono diventati tutti allenatori e tutti dirigenti. Mi rivolgo però ai giocatori, loro non hanno alibi: devono prendersi le loro responsabilità perché guadagnano tanti soldi e devono avere l'orgoglio di essere romanisti. Ma questo lo dico anche a tanti tifosi che ultimamente attaccano la loro stessa squadra a prescindere, io la Roma la difendo sempre». Nella discussione si inserisce Nicola: «Il problema principale è che i giocatori non mettono tutti la stessa passione come fanno De Rossi e Florenzi. Poi le responsabilità sono da dividere anche tra tecnico e società: il presidente non può stare dall'altra parte dell'oceano e Di Francesco ha fatto degli errori, ma lui ci mette sempre la faccia e non è una cosa da poco. Principalmente soni i giocatori che non mostrano il senso di attaccamento. Io parlo da tifoso e non conosco gli aspetti interni, ma da fuori traspare questo. E come testaccino questa cosa mi fa ancora più male».

Una mattinata come questa non poteva che chiudersi al Roma Club Testaccio, dove ci accoglie l'avvocato Rita Brandi: «Seguo questa squadra da tanto e i calciatori che ci sono oggi mi danno la sensazione di essere un po' viziati, non seguono più l'allenatore. Anche Di Francesco ha le sue colpe perché sembra non essere più in grado di stimolarli. Però cambiare il tecnico lo reputo poco opportuno perché non credo che la situazione migliori. Poi certo nel calcio quando le cose vanno male serve dare una scossa ed è più facile cambiarne uno che venticinque. Però - sottolinea con forza Rita - il comportamento di alcuni calciatori è inaccettabile, guadagnano tanti soldi e dovrebbero dare di più. Non è il denaro che butta la palla in rete, se non c'è senso di appartenenza e non c'è la felicità di far parte di un gruppo non si va da nessuna parte. Sotto l'aspetto dell'impegno dava più soddisfazione la Rometta che questa di oggi. In questo la società dovrebbe sfruttare meglio il prestigio e il peso di Francesco Totti per far capire alla squadra cos'è il senso di appartenenza». In un momento come questo è difficile non andare a caccia di colpevoli: «Io non sono contro Pallotta, ha salvato una Roma che viveva una situazione economica tragica e solo ora ci stiamo risanando. Però la società ha la responsabilità di aver sopravvalutato i giocatori, alcuni di loro sono irriconoscibili. Da tifosa poi il sostegno nostro ci sarà sempre, restiamo comunque attaccati alla Roma e speriamo di ripartire contro il Genoa». Le prestazioni sciatte e irritanti della squadra hanno fiaccato l'animo anche dei sostenitori più accesi. Più dei risultati negativi, che pure pesano nel giudizio dei tifosi. Ma il romanista la mette in conto la sconfitta, si arrabbia e si allontana quando vede che la sua sofferenza non è condivisa da chi la maglia della Roma la indossa. Grinta, sudore e attaccamento: i tifosi chiedono solo questo.