«Riprenditi tutto». Gli ha detto così papà Igor a Nicolò Zaniolo commentando, con un pizzico di commozione, lo strameritato ritorno in copertina di un campione che per due anni è stato costretto a fare lo spettatore. Conseguenza di una sfortuna che non si augura neppure al peggior nemico. Due parole che riassumono alla perfezione la ripartenza del ventidue giallorosso, fotografata da quel sinistro in rete contro i turchi del Trabzonspor, proprio sotto la Sud in festa, magari non il suo gol più bello, ma certamente il più importante per lui. Una rete che il ragazzo e tutti noi stavamo aspettando da quattrocento giorni tondi tondi. Un'eternità resa ancora più preoccupante da un secondo crociato che era saltato, bisognava ricominciare dall'inizio e soltanto chi ci è passato può capire fino in fondo cosa voglia dire.

È stato una liberazione quel sinistro, per lui, per noi, per chi ama il calcio, per il ct Mancini che, peraltro, già aveva deciso di riconsegnarli la maglia azzurra dei campioni d'Europa. Un Europeo che a Nicolò è stato negato solo dalla sfortuna, ora è arrivato il momento in cui si riprenda tutto, dalla Roma alla Nazionale. Sì, anche con quella maglia azzurra con cui si era infortunato la seconda volta, amichevole contro l'Olanda, il crociato che salta, le maledizioni che si sono sentite in tutte le salse, la paura che niente sarebbe stato più come prima.

Quel gol in Conference (insieme al suo Capitano Lorenzo Pellegrini è l'altro italiano che ha segnato in tutte e tre le competizioni europee) può davvero rappresentare la ripartenza di un talento che ad Appiano Gentile stanno ancora cercando il colpevole di un'operazione in cui solo la Roma sta incassando i dividendi (pensate a Nainggolan tanto per capirsi). Anche se il ragazzo è stato costretto a due stagioni di stop, non una come troppo spesso si sente dire, conseguenza della rottura di due crociati che in qualche maniera sono ancora nella testa di Nicolò. Del resto non potrebbe essere altrimenti. Non ha fatto neppure in tempo a toccare con mano il successo, la popolarità, un futuro tutto da sognare, se vogliamo anche un'improvvisa ricchezza, che la sfortuna lo ha costretto a un lunghissimo periodo in infermeria. Due interventi chirurgici, altrettante lunghe e faticose riabilitazioni, la voglia di tornare ma senza rischiare di accelerare troppo i tempi, la pandemia, il Covid, il sogno di un Europeo svanito perché non avrebbe avuto senso andarci, la paternità, poteva essere troppo per un ragazzo che ha ancora soltanto ventuno anni e che troppo spesso, suo malgrado, è stato al centro di gossip e chiacchiere. Zaniolo ha incassato tutto, anche le malelingue, ha continuato a lavorare duro, nella convinzione che per vivere e assaporare la sua ripartenza era soltanto questione di tempo. Sarebbe arrivata prima o dopo. Appunto, si è materializzata con quel gol ai turchi che ha emozionato chiunque ami il calcio, figuratevi poi i tifosi giallorossi.

Ed eccola la ripartenza, arrivata puntuale, alla terza partita ufficiale di una stagione in cui il ragazzo che ha fatto innamorare la gente romanista, vuole cominciare a incassare i crediti che ha maturato negli ultimi due, sfortunatissimi, anni. C'era tutto questo in quelle lacrime di gioia che hanno accompagnato l'esultanza, inginocchiato a terra, circondato dall'affetto dei suoi compagni, di un intero stadio e di tutti quei tifosi che stavano davanti al televisore, per quella rete che ci auguriamo possa essere l'inizio di una nuova storia, quella di un talento calcistico che ha soltanto bisogno di stare in salute per cominciare a riprendersi quello che gli ha tolto la sfortuna. Avrà bisogno ancora di tempo per tornare al top, ma la strada è segnata verso il definitivo ritorno in copertina. Sperando solo che la dea bendata guardi da qualche altra parte. Nicolò ha già dato, pure troppo.