«Spalletti è un grande allenatore, forse il migliore che abbia avuto, e questo vale per entrambi i suoi periodi alla Roma». Detto, anzi, scritto da quello che è da tutti considerato oggi il suo peggior nemico, e uno che in questa città qualcosa conta, equivale a un attestato di stima che Luciano Spalletti potrebbe davvero incorniciare. Di lui Francesco Totti, l'autore di queste parole, ha scritto in abbondanza nella sua autobiografia, e ovviamente con accenti anche molto negativi, ma è solo una versione di parte. Magari l'allenatore dell'Inter – che ha più volte promesso il suo punto di vista sul tema, ma poi non ne ha mai parlato – dirà la sua nell'attesa conferenza stampa che terrà sabato alla Pinetina, alla vigilia del suo secondo rendez-vous da avversario all'Olimpico. In ogni caso il cordone ombelicale che tiene saldo il tecnico da questa città non è stato spezzato neanche dal grande freddo che c'è stato nel rapporto tra lui e l'eterno capitano di cui nel libro si parla ampiamente.

Luciano Spalletti e Francesco Totti @LaPresse

Ma Spalletti non può essere visto solo come "nemico" di Totti, ammesso e non concesso che lo sia stato veramente. Perché è stato un grande allenatore della Roma e resta un tecnico di primissimo livello del calcio italiano. Di Francesco in qualche modo lo soffre: per esempio è uno dei pochi "colleghi" con cui non ha infranto il tabù della vittoria: i due si sono affrontati cinque volte e l'allenatore della Roma ha rimediato appena un punto, nel confronto più recente, quello di gennaio a San Siro, 1-1 con primo tempo romanista e gol di El Shaarawy e pareggio nel finale dopo un arrembante secondo tempo interista da parte di Vecino. Per il resto solo sconfitte: tre volte nei confronti tra Roma e Sassuolo, una volta all'andata lo scorso anno con l'Inter. Curiosamente, considerando i tecnici con cui si è scontrato almeno cinque volte, esiste solo un altro tabù di questo tipo per Di Francesco ed è contro un altro ex allenatore della Roma, Rudi Garcia: anche con lui Eusebio non ha mai vinto, ma almeno ha strappato tre pareggi su cinque partite (e tutti e tre all'Olimpico), perdendo le altre due (entrambe al Mapei).

I rapporti personali tra Di Francesco e Spalletti sono piuttosto freddi e probabilmente molto ha inciso anche la rivalità a distanza per i risultati raggiunti sulla panchina della Roma. Negli anni scorsi l'allenatore toscano era solito burlarsi di qualche amico romano chiedendogli dove passasse le serate in cui si giocava la Champions, ma di sicuro ha smesso di scherzarci su visto che lo scorso anno Di Francesco ha portato la Roma dove Spalletti non era mai riuscito ad arrivare, col fragore ancora forte dello schianto del 7-1 a Manchester o del 4-2 a Lione che nell'ultimo anno alla Roma ha determinato l'eliminazione in Europa League, l'ultimo anno a Trigoria. Ma anche con Spalletti si ricordano fantastiche imprese, nella stessa Lione (forse la più bella prestazione della Roma in una trasferta europea, contro una squadra all'epoca fortissima) o a Madrid. Una vera polemica a distanza tra i due si è registrata anche l'anno scorso quando Luciano non prese benissimo una frase di Eusebio («Ci sono squadre davanti a noi a cui a volte basta un mezzo tiro in porta per vincere la partita»), convinto che il riferimento fosse all'Inter. Di Francesco invece quella volta si riferiva alla Juventus, che aveva vinto a Firenze col minimo sforzo. «La Roma? Ero abituata a vederla più in alto in classifica», replicò allora Spalletti. Poi, richiesto di un commento, Di Francesco chiuse la questione: «Ho cose più importanti a cui pensare».

Eusebio Di Francesco e Luciano Spalletti dopo l'ultimo Roma-Inter @LaPresse

Dentro "Un capitano", la dettagliatissima biografia firmata a quattro mani con Paolo Condò (il libro è arrivato ormai alla quota monstre di 150 mila copie vendute, con sei ristampe e una trentina di Paesi che hanno acquistato i diritti, e per Natale è già prevista un'altra vendita copiosa), c'è comunque tanto dello Spalletti romanista e bisogna dire che Totti non è stato molto autoindulgente, ad esempio, rivelando la fobia del tecnico per le riunioni notturne a base di carte durante i vari ritiri che hanno portato spesso ad incidenti diplomatici piuttosto significativi. Tipo quello prima dell'ultima partita dell'anno in cui Francesco vinse la Scarpa d'Oro, contro il Messina: si era a fine stagione, il 27 maggio 2007, e la sera prima della partita, in ritiro, Totti accoglie nella stanza del ritiro (peraltro facoltativo) 11 compagni di squadra. Alle 5,30 si presenta in camera Spalletti e li trova ancora lì a giocare. Ovviamente la prende malissimo e, secondo Francesco, il loro rapporto comincia a rovinarsi lì. Nel capitolo definito, non senza ironia, "Il secondo tragico Spalletti" viene invece raccontato l'ultimo incredibile biennio, con le liti pubbliche e private (clamorosa quella di Bergamo, dopo il 3-3 con Totti protagonista nel finale), le cacciate dal ritiro prima di Roma-Palermo, fino all'epilogo dell'ultimo giorno. Caro, carissimo nemico. Lo stadio, ingenerosamente, lo fischierà anche stavolta.