AS Roma

Cosa va e cosa non va in questa Roma: qualcosa si muove

I numeri fin qui sono deludenti, ma tra Napoli (primo tempo) e Firenze si è intravisto qualcosa di buono per poter sperare in un futuro migliore

PUBBLICATO DA Piero Torri
05 Novembre 2018 - 07:45

Ci rendiamo conto di andare incontro a una valanga di insulti. Ce ne faremo una ragione. Perché noi in questo periodo dove è di moda sparare sull'ambulanza giallorossa, ci sottraiamo al gioco al massacro che, peraltro, da anni va in scena in questa città, a partire dalla stampa sportiva cittadina capace di scrivere che Di Francesco ha sofferto Pioli e che i viola avevano sfiorato il raddoppio (ma non è che hanno visto un'altra partita?) al termine di una gara stradominata in cui i giallorossi avevano subito un colossale torto arbitrale, dopo le nefandezze già subite a Empoli, con la Spal e a Napoli. Direte: questi sono alibi. No, sono fatti e chi non lo riconosce è malato di pregiudizi che ne delegittimano opinioni e giudizi.

Cosa non va

Detto questo, non siamo così autolesionisti dal non vedere le problematiche di una squadra che in questa stagione sta facendo una grande fatica ad essere semplicemente squadra. I sedici punti in classifica, il nono posto, i tanti gol subiti, i pochi segnati, sono numeri che legittimano critiche (oneste), discussioni, analisi, dubbi, preoccupazioni. Qualcuno rispondendo alla domanda sul cosa non va, potrebbe rispondere tutto. Ci sembra esagerato, ma certo sono parecchie le cose che non vanno, a cominciare dalla testa di un gruppo di giocatori che, fin qui, tutto ha dimostrato meno che di avere la personalità per uscire dalle situazioni difficili. C'è anche da aggiungere che il mercato dell'estate scorsa, parliamo di quello in entrata, fin qui si è rivelato perlomeno deludente. Forse è dipeso dal fatto che Monchi ha pensato a una squadra spagnola da far giocare nel campionato italiano? O forse perché l'idea iniziale era quella di giocare con il quattro-tre-tre? O ancora perché i giovani stanno facendo fatica a confermare il prezzo del cartellino? In ogni caso, fin qui ripetiamo, il mercato di Monchi non si può definire un successo. C'è poi l'aspetto degli infortuni. Troppi: Pastore, De Rossi, Karsdorp, Kolarov, Perotti che di fatto non abbiamo mai visto, giusto per ricordare i principali. La conseguenza è stata che le presunte scelte a cui Di Francesco avrebbe potuto attingere si sono evaporate in un tourbillon di moduli, giocatori fuori ruolo, esperimenti che spesso sono durati lo spazio di una partita. Colpa anche di alcuni giocatori che stanno tradendo le attese, pensiamo a Schick che è stato più un peso che un valore e Dzeko quindi deve giocare sempre, a Karsdorp che non si è mai visto, a Marcano che ancora fatica a capire dove è capitato, a Pastore che tra un polpaccio e l'altro, ha fatto vedere due colpi di tacco e poco più, a Cristante che sembra il fratello scarso di quello applaudito e osannato nella passata stagione. Il risultato è stato che la Roma poche volte ha convinto nel gioco, che i senatori sembrano svuotati di ambizioni e che i giovani non sanno neppure cosa voglia dire ambizione.

Cosa va

E qui cominciano gli insulti. Perché noi, nonostante tutto, qualcosa che possa indurre all'ottimismo, nelle ultime due partite lo abbiamo intravisto. A Napoli limitatamente al primo tempo, a Firenze per tutti i novanta minuti dove soltanto l'incompetenza (o altro?) dei direttori di gara, ha impedito alla Roma di tornare a casa con una sacrosanta vittoria. Intanto il modulo. Il quattro-due-tre-uno può essere quello giusto per garantire i necessari equilibri, una fase difensiva un po' più garantita, una fase offensiva in grado di produrre occasioni, certo se poi le fallisci il problema diventa insormontabile (a Firenze abbiamo contato, gol a parte, non meno di altre sette occasioni da gol). Si dirà: mancano i mediani per fare questo modulo. Vero, ce ne erano solo due fino a Firenze. Dove, invece, abbiamo scoperto che la sempre più sorprendente maturazione di Lorenzo Pellegrini gli consente di giocare, bene, anche mediano davanti alla difesa. A questo aspetto fondamentale, c'è poi da aggiungere la risposta positiva di Olsen, il recupero di un Florenzi a tutta fascia, la qualità di un ragazzo come Zaniolo, una condizione fisica che sembra migliorata, ma soprattutto un senso di squadra che, fino a Napoli, la Roma ci aveva dato soltanto in Champions League. Abbiamo capito che questa sarà una stagione più problematica delle precedenti cinque, ma con ventisette partite ancora da giocare in campionato, quell'obiettivo quarto posto (almeno), noi siamo convinti che possa essere ancora raggiunto. Forse perché vogliamo bene alla Roma.

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