Non prosegue bene dal punto di vista mediatico ed etico il cammino verso i Mondiali in Qatar, in scena dal 21 novembre al 18 dicembre 2022. In occasione della partita dello scorso 24 marzo contro Gibilterra, la Norvegia di Haaland e Odegaard ha deciso di proseguire una netta posizione politica: in conferenza stampa il ct Solbakken ha annunciato che i suoi calciatori avrebbero sollevato i problemi sociali legati allo sfruttamento dei lavoratori impegnati nella costruzione delle infrastrutture dedicate allo svolgimento della competizione in Qatar.

Non se ne era parlato poco negli ultimi anni, ma la vicenda è tornata in tendenza in seguito a un articolo pubblicato dal Guardian a fine febbraio, nell'ambito degli enormi lavori per i Mondiali di Calcio dell'anno prossimo, che prevede, soprattutto nell'ottica di trasformare uno stato desertico in un paese industrializzato (c'è un piano dettagliato con degli obiettivi da raggiungere entro il 2030) ben sette stadi, due aeroporti oltre a strade, ferrovie e hotel, ma soprattutto una nuova città costruita ad hoc per ospitare la finale. Non c'è solo un enorme impatto ambientale (su cui ormai, probabilmente, si può fare poco), ma anche sociale. Secondo il quotidiano inglese sono morte ben 6.500 persone in dieci anni (circa 12 a settimana) fino al 2020, dopo l'assegnazione da parte della Fifa avvenuta nel 2010.

Così è partita la campagna: la nazionale scandinava è scesa in campo nel pre partita con delle magliette bianche con il messaggio "Diritti umani, sul campo e fuori" più la mano aperta durante l'inno per citare l'articolo 5, diritto alla libertà e alla sicurezza, della Commissione uguaglianza e diritti umani. Effetto domino: la Germania, sempre nel pre match, ha esibito la nuova divisa da trasferta, interamente nera che, attraverso l'undici titolare schierato in fila, componeva la scritta bianca h u m a n  r i g h t s . Poi hanno imitato il gesto Danimarca, Olanda e Belgio, scese in campo con lo slogan "Il calcio sostiene il cambiamento".

I gesti per ora sono limitati al campo mediatico (il che è un bene perché se ne sta riparlando e si mettono le basi per misure pratiche), aspettando che l'effetto domino scateni azioni concrete. Oltre alle proteste, la Federazione olandese ha spiegato con un comunicato che il boicottaggio, pur essendo una delle tre ipotesi, non avrebbe molto senso in quanto "Amnesty International e lo Human Right Watch non sono favorevoli ad un boicottaggio, perché ciò in realtà non aiuterebbe i lavoratori migranti in Qatar, dal momento che perderebbero i loro soldi". Come negli slogan, tutto potrebbe partire dalla Norvegia, dove dieci squadre su sedici della Eliteserien stanno spingendo per non prendere parte alla manifestazione. Dopo un po' di movimento è arrivata la risposta della federazione, che ha aperto la discussione, rimandando la decisione ufficiale a metà 2021: "decideremo dopo un discorso approfondito del problema e su una base solida di documenti".