L'Estadio Wanda Metropolitano si trova nel quartiere di San Blas-Canillejas, zona orientale di Madrid. È in Avenida de Luis Aragonés, l'uomo che nel 1974, nella prima finale di Coppa dei Campioni nella storia dell'Atletico, illuse i Colchoneros con un gol nei supplementari contro il grande Bayern Monaco. Al 120' però Schwarzenbeck siglò il pari e nel replay i tedeschi vinsero 4-0. Dopo quella gara Aragonés si ritirò e divenne l'allenatore dei rojiblancos. Quattro lunghe parentesi alla guida dell'Atletico, per un totale di 14 anni. Da tre anni e mezzo non c'è più, ma può star tranquillo: la sua squadra del cuore è in ottime mani. Mani colchonere. Quelle di Diego Pablo Simeone, che a distanza di quarant'anni è tornato a far giocare una finale di Coppa Campioni: sconfitta in finale ai supplementari contro gli acerrimi rivali del Real, i "cugini ricchi", quelli che hanno vinto sempre e sofferto mai (o quasi). Due anni dopo la storia si ripete: sempre le Merengues davanti, sempre una sconfitta. Stavolta ai rigori. Ma l'Atletico non si arrende, non è nella sua natura. E dopo aver conquistato una dimensione continentale, ci vuole riprovare.

Mastini in panchina

Archiviato lo 0-0 contro la Roma, apre le porte del Wanda Metropolitano all'Europa: ospite il Chelsea di Antonio Conte. Simeone contro Conte. Chissà se, quando si saluteranno prima della gara, ripenseranno alle innumerevoli volte che si sono incrociati a centrocampo, tra Torino, Roma e Milano. Chissà se si rivolgeranno un sorriso, ripensando alle infinite legnate che si sono scambiati tra la fine degli anni '90 e i primi 2000. Del resto non erano tipi da fare sconti, anzi. E da allenatori men che meno. Le loro squadre ricalcano quello che era il loro modo di giocare. Certo, la qualità – soprattutto ai Blues – non manca, ma quello che colpisce di Atletico Madrid e Chelsea è la voglia di lottare su ogni pallone per 95 minuti, dieci mesi all'anno. I loro calciatori non possono distrarsi un istante, perennemente richiamati all'attenzione dai ringhi e dai latrati dei rispettivi cerberi in panchina. Non erano simpatici da calciatori, se possibile lo sono ancora meno da allenatori: sbracciano, se la prendono con l'arbitro, rosicano quando non vincono. Ma, in generale, vincono, e tanto. Conte, al primo anno in Inghilterra, ha conquistato la Premier League. Ora punta al bis, le due di Manchester permettendo. Simeone, da quando è alla guida dell'Atletico, ha vinto cinque trofei (tra i quali un'Europa League e una Supercoppa Europea).
Domani sera si daranno battaglia senza esclusione di colpi: i Colchoneros per bagnare l'esordio in Champions al Metropolitano con un successo, i londinesi per dare continuità al roboante 6-0 inflitto nella prima giornata del girone C al Qarabag. La sfida si carica di ulteriore significato in virtù delle numerose operazioni di mercato intessute negli ultimi anni sull'asse Madrid-Londra: c'è chi dall'Atletico al Chelsea ha continuato la sua crescita calcistica (Courtois), chi invece, dopo una parentesi in Inghilterra, è tornato in Spagna, come Fernando Torres e Filipe Luis. Il prossimo, già ufficializzato, sarà Diego Costa: l'attaccante è tornato alla corte di Simeone per 55 milioni più bonus, ma dovrà attendere gennaio per scendere in campo. «Sarà una sfida molto difficile – ha dichiarato Antonio Conte –, contro una squadra che ha giocato due finali negli ultimi anni, ma dobbiamo essere felici perché nella passata stagione non abbiamo disputato questa competizione. Ora che ci siamo, cercheremo di fare del nostro meglio». Al tecnico italiano ha fatto eco il "Cholo": «Non vediamo l'ora di affrontare il Chelsea: sono una squadra piena di giocatori straordinari, ma siamo pronti ad affrontarli».

Probabili formazioni

Inamovibile il 4-4-2 di Simeone. In porta ci sarà Oblak; in difesa, da destra a sinistra, Juanfran, Savic, Godín e Filipe Luis; a centrocampo spazio a Saúl Ñiguez, Gabi, Thomas e Koke; in attacco Correa farà da spalla a Griezmann. Conte, che dovrà fare a meno del solo Drinkwater, dovrebbe confermare il 3-4-3 con Courtois tra i pali, difesa con Azpilicueta, David Luiz e Cahill, centrocampo composto da Moses, Bakayoko, Kanté e Marcos Alonso, in attacco Hazard e Pedro ai lati di Morata, autore di finora di sei gol in altrettante partite.