Ricordati da dove vieni, chi sei e cosa rappresenti»: è una frase attribuita a David "Rocky" Rocastle, stella dell'Arsenal – di cui era tifosissimo – scomparsa prematuramente a causa di un linfoma di Hodgkin. Forse nelle sue parole è spiegato il motivo per cui Giuseppe Giannini si presenta allo Sturm Graz con quella sciarpa giallorossa intorno al collo. O forse è solo per mascherare in qualche modo l'imbarazzo di indossare, dopo una vita passata con i colori della Capitale, una maglia a strisce verticali bianche e nere. Ché si sa, da che mondo è mondo in Italia riportano alla mente una Vecchia Signora non proprio piacente.

Peppe, il "Principe", ha appena cambiato casacca. E fa strano anche solo scriverlo o dirlo. Adesso Roma sta coccolando e svezzando pian piano un giovane biondo destinato a diventare re, o imperatore, o forse semplicemente il più grande calciatore della sua storia. Peppe adesso è il Principe d'Austria, sbarcato a Graz dopo oltre quindici anni in giallorosso, tra giovanili e prima squadra. E il giorno della sua presentazione, nella città dove ieri ha giocato la Roma, indossa una sciarpa che reca la scritta "Ultrà Roma". Sembra quasi un messaggio, il suo: «Ora non siamo più insieme, ci sono tutte le Alpi e centinaia e centinaia di chilometri a separarci, ma nessuna distanza potrà mai dividerci veramente». Il volto leggermente imbarazzato di Giannini è quello di chi si sente a disagio nel vestire panni che non sente del tutto suoi. Ma l'addio si è consumato tanto tempo prima, e forse andare in un altro Paese era l'unico modo per rendere sopportabile quella separazione. In seguito tornerà in Italia, col Napoli prima (voluto da Carletto Mazzone) e con il Lecce poi, ma in quel momento il Principe per separarsi dalla sua bella è dovuto scappare lontano. Allo Sturm Graz resterà per una sola stagione, giocando 21 partite e contribuendo al terzo posto finale: è l'ultima stagione che vede i bianconeri giocare nel vecchio stadio, dall'estate del 1997 disputeranno le partite casalinghe nel nuovo Graz-Liebenau. Peppe però sarà già andato via, perché una volta che si è separato da casa diventa di fatto un Principe errante.

Lacrime d'addio

Tutto ha inizio in quel maledetto derby del 6 marzo 1994: il rigore sbagliato nel finale, le dure parole di Sensi («Non è degno della maglia giallorossa», dirà nell'adrenalina del post-gara), la Roma che resta senza vittorie per quattordici giornate. Quel gol a Foggia che sa di liberazione, con le lacrime salate di chi per lungo tempo ha trattenuto il groppo in gola. Un gol che vale un pari, ma che scaccia i fantasmi e libera la Roma dalle proprie paure: non è un caso che nelle ultime cinque gare di campionato arrivino quattro vittorie e un pareggio. Le lacrime di Foggia hanno lo stesso sapore di quelle versate al "Franchi" due anni dopo, il 5 maggio 1996: i giallorossi hanno vinto 4-1, guidati da un Giannini straripante, ma il cartellino giallo rimediato dal Principe lo costringe a saltare l'ultima all'Olimpico contro l'Inter. La Curva Sud lo saluta come si deve: «Solo chi la ama e chi soffre per la maglia ha il diritto di onorarla... Per sempre, grazie Capitano!». Firmato Cucs Roma. Sopra lo striscione, campeggia un ritratto di Peppe in lacrime dopo la rimonta sfiorata in finale di Coppa Italia contro il Torino. Ma l'ultimo vero abbraccio con il suo popolo è andato in scena il 19 marzo, giorno di San Giuseppe, con quella spizzata di testa contro lo Slavia Praga e quella corsa sotto la Sud: quel giorno ci aveva provato, il Principe, a fare un ultimo regalo alla sua bella. Ma non tutte le favole hanno un lieto fine: alcune ti lasciano le guance rigate dal pianto e una sciarpa giallorossa al collo, finito chissà come in un paesino austriaco il cui nome, in italiano, ricorda una parola che ha a che fare con la gratitudine.