"Mi chiama il dirigente, mi dice che il 18 c'è un'amichevole. Io il 19 inizio le ferie, ho prenotato una settimana in Puglia, sto per dirgli che la salto. Che devo anche guidare di notte, quindi niente, ci vediamo quando torno. Poi mi dice che è contro la Roma, a Trigoria...". Ce lo racconta in un baretto di Piazza Sempione, a Montesacro, Claudio Della Penna: difficile immaginare un posto, a Roma, più lontano da Trigoria. Anche concettualmente, l'ex stellina del settore giovanile giallorosso è parecchio lontano: è stato per anni il più bravo del gruppo degli '89, poi arrivò Stefano Okaka, un adolescente col fisico da uomo, ma Claudio rimaneva pur sempre il secondo della sua annata.

Si è allenato a lungo con Totti e compagni, ha giocato un mondiale Under 20 con l'Italia di Francesco Rocca, esordito in Coppa Italia con Spalletti, segnato in B e giocato in C. Poi a 23 anni ha smesso, un anno dopo ha ricominciato in D, quattro campionati in Eccellenza, e l'ultimo lo ha vinto, tornando in quello che una volta era l'Interregionale. Il calcio dei grandi resta lontanissimo, ma può capitare di incontrarlo di nuovo, almeno per un paio d'ore: il Tor Sapienza, che ha tesserato l'ex romanista nel 2017, fa parte del circuito delle As Roma Academy, le società affiliate, per cui la Roma li ha chiamati, chiedendogli di mandare la prima squadra a Trigoria per fare da sparring partner, nella prima amichevole stagionale della squadra di Fonseca. Un test non troppo impegnativo, tenendo conto che Della Penna e compagni si ritroveranno proprio quel giorno, e dopo la partita torneranno in ferie.

"La preparazione nostra inizia il 30 - spiega l'ex romanista - ci hanno chiamato per giocare questa amichevole, ma ci arriveremo con nelle gambe solamente i programmi di lavoro che ci hanno dato da seguire per le vacanze. Ma se chiama la Roma, figurati... siamo tutti entusiasti. Mancheranno solo quelli che hanno già prenotato le ferie, e non riescono a rientrare. Peccato sia a porte chiuse, i nostri sarebbero venuti tutti, a Trigoria".

Per te non potrà essere una giornata come tutte le altre.
"No, decisamente. Sarà una grande emozione. Non ci sono più tornato, da quando andai in comproprietà alla Ternana. Saranno passati 10 anni, sarà cambiato tutto".

Dieci anni sono una vita.
"Già. Mi sono sposato, ho due figli, lavoro... Ho anche smesso di andare allo stadio. L'ultima volta era un Roma-Juventus, perdemmo 2-0, c'era Viviani in campo. E pensare che da ragazzino ero un tifoso accanito. Ma quei tempi sono cambiati, adesso guardo qualche partita in tv, ma capita anche di tenerla spenta quando giocano. Tornerò allo stadio con mio figlio, quello sicuramente. Ma ha 2 anni, c'è tempo".

Della Roma che ricordi hai?
"Molto belli. Specialmente per quanto riguarda il settore giovanile. Lì sei curato e coccolato... forse anche troppo, tenendo conto di quello che trovi fuori".

L'impatto col calcio dei grandi può essere molto duro...
"Sono andato alla Pistoiese, in serie C, una società traballante: è fallita, e non ho visto i soldi. A gennaio dell'anno dopo Giannini mi chiama al Gallipoli, in serie B. A marzo se ne va, e la società fallisce. Due mesi è durata, la tranquillità. I soldi li devo ancora finire di prendere, mi arrivano a rate, un tot al mese".

Però hai segnato in serie B
"Contro il Modena: su un cross, stop di petto e tiro al volo. Forse papà da qualche parte ha ancora la videocassetta. Otto presenze e un gol, a marzo era tutto finito. Avevo iniziato l'anno con la Roma, mi allenavo coi grandi, avevo chiesto io di scendere in Primavera per tenere il ritmo partita. A dire il vero avevo chiesto anche di fare il terzo anno di Primavera, ma non è stato possibile: la Roma ci tiene a giocare sempre sotto età, con squadre giovani. E mi ritrovai a Pistoia: speravo di partire dalla B, come tanti miei compagni, le offerte c'erano, ma poi sono sparite. Forse perché la Roma non investe nei premi di preparazione: in nazionale avevo compagni dell'Inter che andavano a giocare in C con premi di 100-150.000 euro. Così giochi sicuro, in prestito secco no".

In nazionale qualche soddisfazione te la sei tolta...
"Ho fatto il Mondiale under 20. Che purtroppo non ha avuto la visibilità che ha avuto l'ultimo, su Sky: un po' li ho invidiati, gli azzurrini. A noi ci chiamavano la nazionale degli scarti, perché tantissimi giocatori non vennero concessi dai club: teoricamente avremmo potuto schierare Okaka e Balotelli. C'era Bonaventura, che all'epoca giocava centrale, e partiva dalla panchina, della Roma eravamo io e Crescenzi. Eliminammo la Spagna, uscimmo ai supplementari contro l'Ungheria. Poi la Roma andò a prendere José Angel, che faceva lo steso ruolo di Crescenzi, e giocava nella Spagna che noi avevamo eliminato. E ti chiedi tante cose...".

Dell'esordio che ricordo hai?
«Comotto, che doveva marcarmi, al primo confronto mi chiamò per nome. E la cosa mi sorprese molto: ero l'ultimo arrivato, non pensavo sapesse chi ero. Gara col Torino, di Coppa Italia, feci una ventina di minuti: perdemmo 3-1, con doppietta di Recoba, ma vincemmo 4-0 al ritorno. E quell'anno la Coppa Italia fu nostra... teoricamente potrei dire che l'ho vinta anche io. C'era Spalletti in panchina: avevo un bel rapporto con lui, mi vedeva, si fidava di me. Certo, aver fatto l'esordio in Coppa Italia e non in campionato è una gioia a metà: ho giocato in tutte le categorie, mi sarebbe piaciuto fare almeno una presenza in A. Ma quell'anno, il 2007-08, l'ultimo che feci prima di andare in prestito, la Roma si giocò il campionato con l'Inter fino all'ultima giornata, fino a quando Ibra non entrò e li fece vincere a Parma: non era facile far debuttare un ragazzo. Se pensi a Paloschi, che col Milan è entrato, e ha segnato all'esordio... Ma non serve quello, a volte basta entrare, e ti fanno un contratto di 5 anni. Sono cose che ti cambiano la vita...».

Dopo Pistoiese e Gallipoli?
«Venni ceduto alla Ternana, in comproprietà. Era l'anno in cui entrarono gli americani. L'anno dopo, la Roma non presentò la busta per la comproprietà, e rimasi a costo zero alla Ternana. Vincemmo il campionato, e andammo in B, ma giocai pochissimo: avevo il contratto in scadenza e non me lo rinnovarono. Non mi andava di scendere in D, e smisi di giocare. Ma il calcio mi mancava, dopo un anno mi chiamò il Palestrina di Cristofari, che aveva il figlio alla Roma, e si ricordava di me, e andai. Come rimborsi spese non si sta male in serie D, in certi casi neanche in Eccellenza, ma io avevo cominciato a lavorare. E le società di D si allenano alle 15, e fanno le trasferte, diventa complicato. In Eccellenza ci si allena la sera, e le partite sono tutte a Roma e dintorni, è più facile conciliare calcio e lavoro».

E ora che il Tor Sapienza è salito in serie D?
«Non sarà un problema, perché ha un solo campo: continueremo ad allenarci alle 18, perché prima ci sono le giovanili. Avremo le trasferte contro le squadre sarde, ma non sono tante: mi organizzerò... L'anno prossimo avremo anche un altro ex Roma, Marco Ilari, classe 1989 come me, uno che in C ha fatto anche buone piazze come Pisa e Padova. Ho fatto io da tramite per prenderlo, quest'anno ha giocato al Trastevere, ma si allenano nel primo pomeriggio: anche lui sta iniziando a lavorare, e ha problemi di orari. È del Tiburtino, venire a Tor Sapienza sarà un attimo...».

Hai rimpianti?
«Mah, ogni tanto ci penso, a quello che poteva essere, ma sono passati tanti anni, ormai sono sereno. Ma sempre più convinto che nel calcio, fuoriclasse a parte, ci sia poca differenza tra chi arriva e chi non arriva. Un infortunio nel momento sbagliato, una buona partita al momento giusto, un allenatore che non crede in te proprio quando devi fare il salto... basta poco. De Angelis a vent'anni era il terzo di Peruzzi alla Lazio, e giocava in nazionale, non ha mai avuto una vera occasione, e ora gioca con me al Tor Sapienza. Della Roma attuale l'unico che conosco ormai è Florenzi... ma io sinceramente non pensavo che arrivasse in serie A. Al contrario di tanti che non sono arrivati, da Simone Palermo, con cui sono andato a Pistoia, dividendo anche la casa, ad Alessandro Simonetta, che era un centravanti strepitoso, quasi al livello del suo compagno d'attacco, Alessio Cerci. Spero che Florenzi non se la prenda, ma io mi aspettavo in serie A Simonetta, non lui. E invece me lo sono ritrovato contro, con l'Astrea, in D».

Tu e Cerci giocavate nello stesso ruolo.
«Si ma lui era un mostro. Il più forte in assoluto. Ha giocato in serie A, è arrivato in Nazionale, ma per me poteva fare ancora di più. E io adesso il ruolo l'ho cambiato. Il nostro mister, Fabrizio Anselmi - che ha fatto tanta serie C, tra Lodigiani, Sassuolo e Verona, e pure qualche promozione, e dopo due anni di settore giovanile, all'esordio coi grandi ha subito vinto il campionato - gioca col 4-2-3-1: io faccio il trequartista. Non ce l'ho più la velocità per fare l'ala...».

E fuori dal campo, che lavoro fai?
«Sto in ufficio, in una ditta di trasporti. Il lavoro me l'ha trovato il presidente della Boreale, la società in cui giocavo prima del Tor Sapienza. Non è quello che speravo, ma diciamo che alla fine il calcio qualcosa mi ha dato...».