«Per la seconda volta nel giro di mesi mi trovo nuovamente a dover prendere le massime distanze da episodi violenti e inqualificabili commessi da persone ricollegabili al mio cognome ma con le quali da moltissimi anni ormai ho chiuso ogni tipo di rapporto».
Affida le sue parole ad un lungo post pubblicato sul proprio profilo Instagram, Gianluca Scamacca, giovane attaccante del Sassuolo, dopo il fermo del nonno Salvatore, che, nel quartiere Fidene, alla periferia di Roma, è entrato in un bar armato di coltello, minacciando i presenti e seminando il panico tra gli avventori del locale, venendo poi bloccato dagli agenti accorsi sul luogo dopo che clienti e passanti avevano dato l'allarme. Secondo il racconto degli inquirenti, l'uomo era visibilmente alterato, è stato disarmato, bloccato ed inifine arrestato per minacce aggravate, detenzione di un'arma e resistenza a pubblico ufficiale.
«La seconda volta» a cui si riferisce Scamacca nel suo posto riguarda l'episodio avvenuto lo scorso maggio, quando era stato invece il padre dell'attaccante classe ‘99 a finire sulle pagine di cronaca: era entrato nel centro sportivo di Trigoria brandendo una spranga, minacciando i presenti e danneggiando diverse cose, tra cui diverse automobili parcheggiate, all'interno del "Fulvio Bernardini", il quartier generale della Roma, dove si allena anche la prima squadra giallorossa, oltre che le squadre del settore giovanile. Anche all'epoca Scamacca prese le distanze dal gesto del padre, dicendo di essere «dispiaciuto e scosso per quanto accaduto», ma allo stesso tempo sottolineando come con il genitore avesse dei «rapporti talmente saltuari da non sapere cosa altro dire».
Scamacca sottolinea come con il padre e il nonno i rapporti siano chiusi da diverso tempo e, come fatto nella precedente occasione, nuovamente ripetendo come la sua famiglia sia invece composta solamente da sua madre e da sua sorella, le due persone con cui è cresciuto: «Ribadisco ancora una volta - prosegue il centravanti - che io sono cresciuto con mia madre e con mia sorella e che sono loro per me la mia famiglia. Nessun altro. Spero quindi di non dover essere più collegato in futuro a notizie e resoconti che riguardano persone esterne al ristretto nucleo familiare formato da me, mia madre e mia sorella». Infine, il giovane centravanti conclude il suo post social con una richiesta ben precisa: «Vorrei essere giudicato - spiega il 22enne attaccante - per quello che faccio in campo e fuori senza dover pagare, a livello di immagine e di considerazione dell'uomo che sono, per comportamenti irresponsabili di persone che io non riconosco più da tempo come facenti parte dei miei affetti e della mia famiglia».