Champions League

Luis, falsa partenza: il precedente con lo Slovan

La prima all’Olimpico della Roma appena diventata americana è una stecca collettiva. Dopo il ko in Slovacchia (0-1) la rimonta si arena a 8’ dalla fine. Totti sostituito, il tecnico fischiato

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Vittorio Cupi
20 Ottobre 2026 - 07:30

L’8 maggio 1970, quando viene al mondo Luis Enrique, lo Slovan Bratislava è il detentore della Coppa delle Coppe. Fino a un paio di settimane prima, la Roma, cioè la squadra che avrebbe allenato Luis Enrique, era in corsa per succederle, salvo poi essere eliminata dalla monetina a benefico del Gornik Zabre. Nella finale dell’anno prima, lo Slovan aveva battuto il Barcellona, cioè la squadra di cui sarebbe stato giocatore e allenatore Luis Enrique. Fu un 3-2 sorprendente e fu la prima vittoria di una squadra dell’Europa dell’Est in una competizione continentale, oltre che la seconda sconfitta in una finale europea per il Barcellona. Nella squadra catalana giocava un certo Santiago Castro, ma non faceva gli scavetti a ridosso dell’area piccola.

Insomma, nel destino di Luis Enrique qualcosa dello Slovan Bratislava c’era. Ma vacci a pensare quando, al momento del sorteggio dei preliminari di Europa League 2011/2012, esce fuori il nome della squadra (non più ceco)slovacca. E vai a pensare che Walter Sabatini ha ragione quando dichiara: «Sorteggio pessimo», nel momento dell’accoppiamento. Sarà pretattica o scaramanzia, pensano tutti. E invece no. Il neo direttore sportivo della Roma conosceva il valore dell’avversario e probabilmente sapeva che la sua prima estate da uomo mercato del club sarebbe stata molto difficile.

Estate 2011. Quella del cambio di proprietà e della Roma che diventa americana. La trattativa si è chiusa a giugno, ma la fase è ancora di transizione, tanto che il presidente è Roberto Cappelli, in attesa che poi diventi Thomas DiBenedetto. La squadra, affidata proprio a Luis Enrique, viene rivoluzionata, ma Pjanic, Kjaer, Heinze, Borini e Gago, ad esempio, ancora non ci sono. Arriveranno solo negli ultimi giorni di agosto. Eppure, si è convinti che con una squadra ancora incompleta e piena di giovani si possa superare l’ostacolo. Nessuno sa, però, che il 18 agosto a Bratislava è già scoppiato un bel problema. Il giorno prima Luis Enrique ha avvertito il direttore generale in pectore Franco Baldini (sarà ufficializzato solo in autunno, perché ancora sotto contratto con la federazione inglese) che Francesco Totti non sarà schierato titolare. «Tu sei l’allenatore, le decisioni tecniche le prendi tu», più o meno, è la risposta. È così allo stadio Pasiensky, dove non mancano i disordini al punto tale che nel settore dedicato ai tifosi romanisti, per protesta verso il trattamento ricevuto dalle forze dell’ordine, non compaiono né stendardi né striscioni.

Dei nuovi acquisti in campo ci sono solo Stekelenburg, Josè Angel e Bojan. E con qualche reduce della stagione precedente dal primo minuto ci sono anche Okaka, Viviani e Caprari, freschi vincitori dello scudetto con la Primavera. Proprio Caprari ha l’occasione migliore per una Roma che inizialmente prova a spingere, ma poi arretra piano piano. Al 72’ entra Totti, ma la situazione non migliora. Anzi, all’80’ arriva il gol degli slovacchi con un colpo di testa di Dobrotka.

La settimana che porta alla partita di ritorno è caratterizzata da un solo tema, cioè l’esclusione del capitano. Il tutto mentre tra lui e l’allenatore c’è un chiarimento. «Tieniti pronto per la partita di ritorno», è il messaggio che manda il tecnico. E in effetti il 25 agosto allo Stadio Olimpico Totti è titolare. 

Il clima generale è positivo, ci sono cinquantamila persone, Thomas DiBenedetto fa il giro di campo e viene applaudito da tutto lo stadio. In fin dei conti, siamo all’inizio di un percorso, la sconfitta dell’andata è recuperabile, Totti c’è. Cosa può andare storto? Probabilmente niente, anche perché la Roma parte bene, sfiora subito il gol con Bojan, lo trova dopo 10 minuti con Perrotta e continua ad essere propositiva, dimostrando una condizione migliore rispetto a una settimana prima. Va avanti così per tutto il primo tempo e anche oltre. La Roma tiene in mano il pallino del gioco e ha varie occasioni, con Caprari, ancora Bojan, Fabio Simplicio. La migliore capita a Josè Angel a metà secondo tempo, ma il suo sinistro ravvicinato finisce incredibilmente alto. Sembra sia solo questione di tempo per un secondo gol, che chiuderebbe la qualificazione ma che non arriva. 

Il disastro avviene in otto minuti. Al 29’ del secondo tempo esce Totti ed entra Okaka. Il capitano guarda basso e lascia il campo senza passare per la panchina, tutto lo stadio fischia la decisione dell’allenatore. Al 37’, quasi dal nulla, anche se la Roma è in leggero calo, pareggia lo Slovan Bratislava con Stepanovsky. E i fischi e mugugni che si erano sentiti dopo l’uscita dal campo di Totti prima diventano assordanti, poi si trasformano in rassegnazione.

Luis Enrique poi chiarirà definitivamente i rapporti con Totti, che sarà sempre in campo e darà il suo consueto contributo. Eppure, per molti romanisti rimarrà a lungo «quello che ha tolto Totti in Roma-Slovan Bratislava».

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