Incazzati ancora Edin. Manda tutti a quel paese, alza la voce, urla, sbraita, impreca, creati il nemico che serviva per riconsegnarci il bosniaco dei giorni migliori. Quello che determina le partite, quello che mette paura agli avversari, quello che quando c'è da fare a sportellate ne esce quasi sempre vincitore, quello che la butta dentro per gioco partita e qualificazione. Stiamo ancora a gridare gol, gol, gol. Stiamo ancora urlando dopo il fischio finale di quell'arbitro inglese che non ha fatto altro che tirare fuori cartellini gialli e aveva convalidato un gol ai Lancieri che sarebbe stato da toglierli il patentino. Tutto il mondo romanista sta ancora gridando, seconda semifinale europea in tre anni, e adesso la sfida contro il Manchester per un deja vu che vogliamo sognare diverso e migliore. Un gol e una qualificazione tutti romani e romanisti, nessuno si azzardi a partecipare alla nostra festa, siamo la sola squadra italiana in Europa, e vogliamo che sia rispettata la nostra solitudine, gli applausi a posteriori li rispediamo al mittente, scansatevi che passa la Roma.

Dire che sono stati novantasei minuti di sofferenza (recuperi compresi) è dire poco. Per questo la gioia alla fine è stata ancora più forte. La stessa che abbiamo provato quando con quel piattone destro Edin de noantri ha messo dentro il pallone che ci ha riportato in Europa, anche se in realtà fuori non ci siamo mai stati. Ma quel gol olandese all'inizio della ripresa aveva scombussolato tutto, compreso l'umore di tutto il mondo giallorosso che ha cominciato a fare il conto alla rovescia verso il novantesimo. Poi, però, ci ha pensato Dzeko a ridimensionare almeno un po' la nostra tachicardia. Un gol pesantissimo. Come i due a Stamford Bridge. Come quello qualificazione contro lo Shakhtar all'Olimpico. Come i due, uno al Camp Nou, il secondo in casa, contro il Barcellona per un'impresa che sentiamo ancora sulla pelle. Come sentiremo questo per molto tempo ancora, grazie a quel gol di Edin che ha ribaltato le certezze olandesi. Tutto è stato meno che un gol banale, arrivato dopo una splendida discesa del baby Calafiori conclusa con un cross deviato e arrivato giusto giusto sul piedone del bosniaco. Gol. Numero trenta in Europa per il centravanti bosniaco arrivato dal Manchester City sei anni fa. Un gol da trenta e lode che alimenta il sogno di una Roma che ha bisogno del suo centravanti titolare per poter continuare a sognare. Anzi dei suoi due centravanti, perché il Borja Mayoral che abbiamo visto in campo negli ultimi quindici minuti (recupero compreso), è un giocatore che partita dopo partita si sta strameritando la conferma.

Ma questa è la notte di Edin. Che, probabilmente, la sognava da quando, dopo lo Spezia in coppa Italia, aveva perso tutto o quasi, la fascia di Capitano, la titolarità del ruolo di centravanti, la considerazione da parte dello staff tecnico e di buona parte della tifoseria. Ma adesso, dopo questo gol e questa qualificazione che ci rimarranno per sempre nel cuore, il bosniaco è tornato al centro della Roma, l'uomo in più di una squadra che, insieme ai suoi tifosi, può continuare a sognare Danzica. È stata brava la società a gestire la questione Dzeko-Fonseca. È stato bravo il bosniaco a fare le scuse al tecnico alla fine di un mercato che lo aveva visto di nuovo sul piede di partenza. È stato bravo Fonseca ad accettare le scuse e, gradualmente, a farlo risentire importante per la Roma.

E ora, per questo finale di stagione che ci regalerà almeno altre due partite da vivere con il cuore in gola, il portoghese sa di poter contare su uno Dzeko ritrovato, come ha confermato in un dopo partita vissuto con il sorriso dei giorni migliori: «Alla fine ce l'abbiamo fatta, questa era la cosa più importante. Abbiamo sofferto tanto, ma la squadra ha fatto vedere carattere soprattutto dopo essere passati in svantaggio. In passato in occasioni simili avevamo mollato. La nostra qualificazione è meritata. Il gol? Bisogna stare al posto giusto nel momento giusto, ora a trentacinque anni devo fare uno scatto in meno, ma farmi trovare pronto quando arriva il pallone giusto. Bella l'azione che ha portato al gol. Siamo usciti bene con il pallone tra i piedi, magari avremmo dovuto farlo di più di quello che siamo riusciti a fare. Il nostro cammino è stato importante, ora siamo in semifinale contro il Manchester United, sono fortissimi, ma anche noi siamo la Roma e vogliamo andare in finale. È il sesto anno qui, ci sono stati alti e bassi, questa stagione non è stata la migliore per tante cose, ma non mi piace guardare indietro, mi interessa il futuro. Se ero labile di testa, ora non sarei qui. Ora divertiamoci e andiamo in finale. La fascia di Capitano? Per me è stato sempre un onore indossarla, ma al di là di qualsiasi altra cosa io quando andrò in campo darò sempre tutto per la Roma. Perché quello che conta è solo la Roma». Daje Edin, fallo ancora, facci gridare trentuno, trentadue, trentatrè...