Soffrendo, penando, ringhiando, sbuffando, scappando e risalendo, alla fine crollando ma ridendo e godendo, la Roma è in semifinale di Europa League per l'ottava volta della sua storia, dopo aver pareggiato con l'Ajax 1-1 la gara di ritorno dei quarti di finale e rendendo prezioso il golletto rimediato alla fine della partita d'andata con quella prodezza di Ibanez. E da oggi ci sarà tempo e modo per sintonizzarsi sull'impegno che attende i giallorossi contro la favorita della competizione, il Manchester United, gara d'andata nel teatro degli incubi, l'Old Trafford, il 29 aprile, e ritorno all'Olimpico il 6 maggio. Ma quella di ieri è stata una sfida costosissima sul piano fisico e drammatica sul piano emozionale, con una strategia di gara totalmente difensiva che alla fine ha pagato ma che ad inizio del secondo tempo, nel momento migliore degli olandesi dopo la rete di Brobbey, il bomber di riserva inserito al 46' al posto di Antony, è apparsa decisamente penalizzante, con l'Ajax padrone del campo alla ricerca del 2-0, trovato persino in un'azione chiaramente viziata da un fallo su Mkhitaryan su cui l'arbitro inglese Taylor inizialmente aveva sorvolato. Per un po' è sembrata mancare ai romanisti la forza di ribaltare l'inerzia della sfida, ma poi a poco a poco la squadra è venuta fuori, gli olandesi hanno pensato di riservare le forze per il finale e hanno lasciato metri che i giallorossi sono stati bravi a prendersi, fino a segnare il pareggio con Dzeko (in un'azione mirabilmente aperta da Mkhitaryan e splendidamente rifinita da Calafiori) per poi gestire quasi senza affanni l'inevitabile assalto finale, con Cristante, Mancini e Ibanez bravi a respingere come testuggini ogni palla lanciata in area fino al triplice fischio, quando più o meno tutti sono crollati a terra stremati per la fatica.

La Roma aveva cominciato la partita con forse troppo timore reverenziale, con le linee molto basse per una scelta tattica che sembrava tesa ad invitare gli olandesi ad osare sempre di più, alzando sconsideratamente anche i difensori a supporto dell'azione offensiva. Tanto che l'occasione più nitida del primo tempo in costruzione di gioco è stata proprio della Roma al 5° minuto, con una ripartenza su calcio d'angolo respinto a campanile da Diawara, a concretizzare un 2 contro 1 tra Dzeko e Pellegrini contro il solo Klaiber, ultimo baluardo addirittura sulla trequarti della Roma, così la deviazione del bosniaco in testa all'avversario ha invitato Lorenzo alla volata di oltre 60 metri spalla a spalla con lo stesso difensore olandese, con ingresso in area, sterzata di tacco ad ingannare l'avversario e, purtroppo, moscio sinistro a chiudere, con Stekelenburg a ringraziare per il passaggio. Chiusa nella formazione annunciata, con una chiara linea a cinque, un'altra a quattro formata dai due centrali Diawara e Veretout col supporto inesauribile di Pellegrini e Mkhitaryan a sacrificarsi sui terzini, e Dzeko a girare tra i due centrali dell'Ajax in impostazione, la Roma si è messa subito sulla difensiva. Molto più alto il baricentro degli olandesi, con pressioni estreme a confondere le idee già confuse di loro del primo passaggio dei centrali Mancini, Cristante e Ibanez e del disastroso (con i piedi) Pau Lopez. Al 13° lo spagnolo ha servito direttamente Antony con un passaggio di sinistro (il suo piede) inspiegabile proprio concettualmente, e sull'immediato servizio dell'esterno per Klaassen è stato bravissimo Diawara a respingere in spaccata. Ma questa resterà l'unica azione realmente pericolosa degli ospiti, bravi a girare rapidamente il pallone ma non a trovare varchi nel chiusissimo dispositivo romanista.

A fine tempo il possesso palla pendeva addirittura per trequarti a favore dell'Ajax (disteso nel suo 433 con Klaassen sempre un po' più alto dell'omologo Gravenberch, e le stesse tre punte dell'andata), ma le conclusioni nello specchio sono state appena 3 contro le 2 della Roma, che si era resa pericolosissima anche al 13', con una rapida combinazione tra Calafiori, Dzeko e Veretout, con splendida rifinitura del bosniaco per il francese abile a deviare sottoporta alle spalle di Stekelenburg, tutto vanificato però dall'evidente posizione di fuorigioco rilevata dall'attenta terna inglese. A metà tempo ten Hag era stato costretto anche ad operare il primo cambio, per via del risentimento muscolare accusato dal terzino Klaiber, sostituito dal centrale Schuurs, con conseguente spostamento sulla fascia di Timber.

Ad inizio secondo tempo ten Hag ha aggiunto spessore all'attacco leggero che aveva scelto, inserendo l'ariete Brobbey al posto di Antony: tempo 3 minuti e spicci e con un lungo lancio dalla propria trequarti, Schuurs ha trovato proprio il diciannovenne talento di casa (che non ha rinnovato il contratto e si è già accasato al Lipsia a parametro zero) alle spalle di Cristante, l'avventata uscita di Pau Lopez ha lasciato all'avversario il tempo di toccare il pallone a rendere vano ogni intervento. Con l'Ajax in vantaggio la Roma ha sbandato, incerta se andarsi a riprendere la gara cambiando la strategia di gara o continuare a difendere lo svantaggio minimo che comunque avrebbe garantito la qualificazione. Ibanez ha tentato una sortita offensiva stroncata al limite dell'area, Pellegrini su punizione ha mandato alto. Al un bel cross di Tadic è stato lisciato in area proprio da Ibanez, sul controcross da destra Alvarez ha mandato alto. All'11° la frittata è sembrata fatta: un altro assalto confuso dell'Ajax ha portato Mkhitaryan a lasciare il pallone al limite dopo un duro contrasto con Alvarez, sul tiro ancora di Brobbey Pau Lopez ha respinto sui piedi di Tadic che di piatto ha infilato l'angolo, con arbitro e assistente pronti a convalidare. Ma il Var Attwell ha richiamato il collega all'on field review, per l'inevitabile decisione di fischiare il fallo ai danni dell'armeno.

Il pericolo scampato ha scosso la Roma e a poco a poco il quadro tattico si è riequilibrato. Un gran cambio di gioco di Veretout al 19° ha trovato libero Karsdorp che di prima ha mandato Pellegrini in profondità, sul cross Martinez ha salvato la porta dalla deviazione di Dzeko. In due minuti la Roma ha subito due gialli (Veretout per gioco scorretto e Mancini per proteste: pesantissimo, era diffidato e all'Old Trafford non ci sarà), dimostrando però una vitalità che è stata subito premiata, con l'Ajax nuovamente sbilanciato in avanti. Al 27° Mkhitaryan ha colto l'attimo girando di prima verso Calafiori che ha spinto sull'acceleratore davanti a sé, ha fintato sul coetaneo Timber facendolo scivolare, senza scomporsi lo ha saltato calciando forte in area dove Gravenberch, per provare a respingere, ha in realtà aggiustato il pallone per Dzeko, abile di piatto al volo a battere Stekelenburg. Ribaltato il quadro emozionale, non c'è stata quasi più partita anche perché i cambi di Fonseca (Mayoral, Villar e poi Pedro per Dzeko, Calafiori e Pedro, con Veretout spostato esterno sinistro e Santon tenuto in panchina nonostante un lungo riscaldamento) hanno funzionato meglio di quelli di ten Hag (Idrissi e Traoré per Schuurs e Neres). Al 90° un clamoroso errore dell'arbitro ha impedito a Pedro di correre da solo verso il gol della vittoria (Taylor ha fermato l'azione per punire un precedente fallo di Tagliafico su Mancini), ma per fortuna il suo gesto folle non ha avuto conseguenze: la Roma ha resistito all'ultimo assalto e nel silenzio di uno stadio privo del suo cuore pulsante si sono levate solo le grida dei giocatori festanti, prima di cadere stremati.