Le parole dell'allenatore della Roma, Eusebio Di Francesco, ai microfoni di Roma TV, durante la consueta rubrica dove i protagonisti del ritiro si raccontano nel tragitto tra l'albergo e il campo di allenamento di Boston:

"La differenza con Trigoria è che lì lavoravi a casa con continuità, qui gli spostamenti danno un pochino di problemi, ma sono migliorate le cose rispetto allo scorso anno, in particolare le strutture e i posti dove siamo stati. Sono contento anche se la tournée è un po' lunga. Una volta era normale andare in ritiro 4 settimane. Come a scuola, l'esercizio serve per migliorarsi, la ripetitività degli esercizi porta i giocatori a crescere, anche se spesso può sembrare noioso. Invece ripetere serve a crescere e ad avere quella completezza di squadra, quella conoscenza di ognuno di loro e dell'allenatore anche per quelle che sono le situazioni che si verificano in partita. Chi non ha un occhio prettamente calcistico magari non vedere l'ora che arrivi la partitella. Ma la partitella nasce da un percorso fatto in precedenza, che è l'abc per fare bene anche le partite. E' bello saper trasmettere i propri principi e vedere che vengono recepiti e trasformati come li vuoi tu. Se mi fermo spesso con i giovani a fine partita? Per me è una cosa normale, lo fanno anche i più grandi, magari non insieme agli altri al campo per non farsi vedere, ma anche loro chiedono e vogliono conoscere a cosa serva un esercizio".

"Questa è una crescita del calciatore moderno. Il giocatore è il primo a voler capire, ed è il primo a giudicarti. Per poter trasmettere determinate cose devi entrare nella testa del gruppo e della squadra. Ti giudicano anche per come ti comporti, per quello che tu dici. Poi si deve creare alchimia ed empatia tra squadra e allenatore, penso sia fondamentale. E' difficile portare avanti discorsi senza questo. In genere non bisogna fare ai ragazzi quello che, da calciatore, non mi piaceva che facesse il mio allenatore, anche se l'esperienza ti porta a volte ad essere più o meno duri. Ognuno di noi deve saper sfruttare la propria occasione, a tutte le età, sia a 35 anni come De Rossi che a 20-21 come Ünder, devi dimostrare il tuo valore, impegno e serietà. Dico sempre ai ragazzi che prima e dopo gli allenamenti si ride, durante mai".

"Voglio serietà e impegno, devono stare sul pezzo. Facciamo un lavoro, siamo dei professionisti, credo poco al baciare la maglia. Credo il fatto di amare e di apprezzare ogni maglia che indossi. Oggi sono alla Roma e mi auguro di rimanerci tanto ma nella nostra vita è diverso, solo l'ipocrisia porta a dire di rimanere per sempre in una squadra, è una speranza certo. Il mio lavoro è qui come a Sassuolo, poi c'è sempre un percorso che ti porta a migliorare o magari a peggiorare (ride n.d.r.). Se mi è mai capitato di perdere il sonno per un dubbio nella scelta della formazione? Credo sia l'aspetto più positivo di tutti. Quando hai troppe certezze sulla formazione c'è qualcosa che non va. Questo mi rende più concentrato sulla gara. Quando sento di aver già chiara la formazione da troppo tempo prima c'è sempre qualcosa che non va. Se devo parlare di una partita e di un rimpianto parlo dell'andata con il Liverpool. Partita condizionata da tanti fattori, motivazionali, testa. Io sono allenatore, magari non sono stato bravo a gestire quei momenti e quella gara e questo ha compromesso il sogno di andare in finale. Una cosa però la posso dire: tutti in questo contesto hanno però dato il massimo. Credo sia stato fatto un grandissimo percorso, la gente ha apprezzato il desiderio di cercare di recuperare contro il Liverpool e c'è il rammarico per gli ultimi minuti, nei quali loro erano allo sbando. Come abbiamo subito noi a Liverpool in quella mezz'ora avrebbero potuto subire loro. Il calcio ti dimostra che non è una scelta esatta. Nel nostro sport è un grandissimo vantaggio a differenza di altri, ci possiamo sempre rifare".