Caro VentiVentuno, tu non riesci neppure a immaginare quanta voglia abbia io (e non soltanto io) di abbracciarti. Il tuo collega 2020 (lo scrivo a numero, non si merita le maiuscole) è stato semplicemente disastroso e non vedo l'ora che se ne vada in archivio. Tu conosci perfettamente i motivi che mi portano a etichettarlo così, e quindi non vado a rivangarli.

Sappi, però, che io (e non soltanto io) faccio grande affidamento su di te, perché da te mi aspetto un sacco di cose belle. Fare meglio del collega che ti ha preceduto non sarà difficile, ma ti mando lo stesso un grande in bocca al lupo per il tuo lavoro annuale.

E, già che ci sono, ti vorrei parlare un po' della mia (nostra) Roma. Che è una bella squadra, per carità, ma è anche un po' zuzzurellona. Nel senso che un po' troppo spesso le piace scherzare con la realtà. Ecco, se tu nei prossimi mesi l'aiutassi a farla diventare signora, e non più ragazzina, io te ne sarei davvero molto grado. Saranno mesi ancora complicati per mille motivi, gli stadi saranno vuoti chissà per quanto altro tempo, il pallone continuerà a rimbalzare nel silenzio e questo non mi piace. Ma non possiamo farci nulla. 

Possiamo, se mai, stare accanto alla Roma con tutti i mezzi possibili e immaginabili e tu, caro VentiVentuno, devi adoperarti affinché questo contatto sia il più intenso mai pensato. E, ti prego, cerca di impegnarti per passare alla storia come l'anno del ritorno dei tifosi in curva o in tribuna: sarebbe un segnale immenso non soltanto per la gente che ama il calcio.
Sarebbe un inequivocabile segnale di vita. Ti chiedo troppo? Forse sì, ma soltanto perché – ripeto - sul tuo conto nutro aspettative infinite dopo i disastri del 2020. Non ti sarà facile sistemare le cose in un amen, però voglio illudermi che ci riuscirai in fretta.

Sarebbe troppo facile, adesso, star qui a elencarti le cose che vorrei che tu, calcisticamente parlando, mi portassi nei prossimi dodici mesi: no, questo compito lo lascio ad altri. Mi piace solo pensare che tra dodici mesi saremo qui a fare un bilancio di un anno da ricordare, non da dimenticare. Poi, fai tu. Mi fido.

Tu non sai quanto ti voglio bene anche se ancora non ti conosco, se non ti ho frequentato neppure per un secondo. Talvolta, però, basta un niente per capirsi al volo. E già solo il fatto che stai per toglierti la tuta e entrare in campo, mi spinge a pensare che la partita la vinceremo. Non mi smentire, eh...