Il "caso Dzeko" non deve distogliere l'attenzione dal "caso vice Dzeko". A Verona, sabato sera, la Roma si è presentata senza il centravanti titolare - per scelta del bosniaco, di Paulo Fonseca, di Guido Fienga o addirittura della Juventus: questo, qui, adesso non interessa – e non ha potuto neppure schierare il centravanti di riserva semplicemente per il fatto che non ce l'aveva.

Da settimane (da mesi?), il management di Dan e Ryan Friedkin è impegnato nella cessione dell'attaccante di Sarajevo, e quindi nell'acquisizione del suo successore, ma si è colpevolmente dimenticato di sostituire Nikola Kalinic, cioè l'uomo che (non sempre, a dire il vero) nella passata stagione aveva preso il posto del capitano al centro dell'attacco. Così, la Roma al Bentegodi ha firmato un record che non deve inorgoglire nessuno: giocare la prima partita di campionato senza un centravanti. Fonseca ha preparato la cena con quello che aveva, ma è apparso chiaro che qualcosa al piatto è mancato. E non solo perché era stato cotto male. Per dirne una, il Napoli, che ha sistemato Arek Milik (e Fernando Llorente) fuori squadra, ieri ha vinto in casa del Parma permettendosi il lusso di mettere in panchina sia Osimhen sia Petagna, i due centravanti comprati a suon di euro per liberarsi del polacco, perché al centro dell'attacco c'era Mertens. Cinque centravanti, per Rino Gattuso.

Qui non si vuole dire che con Dzeko in campo la Roma avrebbe sicuramente vinto la partita (la tentazione di farlo, però, è forte...); non si vuole neppure affermare che con un Kalinic qualsiasi i punti riportati a casa sarebbero stati tre (e anche in questo caso un filo di tentazione c'è...), ma si vuole soltanto segnalare un problema: la Roma, oggi, ha un solo centravanti. E pure con la valigia in mano. Contare su un solo centravanti è una cosa tristemente assurda se giochi in Serie A e vuoi tentare di arrivare tra le prime quattro della classifica. Perché ognuno deve fare il proprio mestiere, e quello di Micki o di Pedro non è mai stato, in carriera, quello visto a Verona. Alla Roma, questo deve essere chiaro subito, non serve un falso nueve: serve un nueve vero. Verissimo. Anzi, ne serviranno due se Dzeko andrà via. Centravanti che, per dirla con Fonseca, "sappiano dare profondità alla squadra" e che - soprattutto – siano finalizzatori. Gente che fa sappia far gol. Senza i quali, vale la pena ricordarlo, non si vincono le partite. E basta, poi, con la storia che chiunque si può inventare falso nueve ricordando Francesco Totti nel primo 4-2-3-1 di Luciano Spalletti: l'esempio non fa testo, non va considerato, non è calzante primo perché il Capitano era un'altra cosa rispetto a chi c'è oggi (e non solo...) e poi perché in quella Roma lui era centravanti vero, altro che falso nueve. Se avete dubbi, andate a rivedere come giocava la squadra e i numeri del 10.