Spesso si usa il concetto di "amore eterno" in maniera impropria e mediata, probabilmente perché si tratta, come da definizione, di un valore incondizionato che dura per un tempo lunghissimo, difficile da raggiungere nella sua autentica essenza. Questo non è il caso di Domenico Barone, nato il 4 luglio 1920. Oggi compie cento anni ed è romanista da una vita, in pratica da sempre perché venuto al mondo prima della fondazione della società giallorossa: non si è perso neanche una stagione della Roma, neanche a parlarne delle partite, e tra i suoi idoli sicuramente non mancano miti di tempi a noi lontani come Fulvio Bernardini, Cesare Augusto Fasanelli e Rodolfo Volk, eroi della storica squadra che ha onorato a lungo Campo Testaccio e Amedeo Amadei, protagonista del primo Scudetto giallorosso conquistato nel 1942, descritto da Domenico semplicemente come la sua «gioia più grande».

Di quell'anno, in particolare, ricorda Venezia-Roma 0-1, trentaduesima giornata, partita giocata il 26 aprile 1945: «Una felicità indescrivibile, rappresenta simbolicamente un momento di libertà di un giovane in tempi di guerra». Non mancano i ricordi negativi: la prima e unica retrocessione nella storia del club, avvenuta nel 1951, oltre a orribili elementi di carattere sociale come le «tante offese razziste verso i romani in occasione di molti incontri in trasferta». In occasione del prestigioso traguardo, Domenico ha voluto scrivere una lettera a Francesco Totti, scandita da tre eventi che hanno segnato la sua esistenza e il suo attaccamento alla Roma: la magia della prima volta allo stadio, la gioia del primo Scudetto nel 1942, vissuto da soldato in Slovenia, fino a Roma-Genoa del 28 maggio 2017, l‘ultima partita del destinatario dello scritto, che alla Roma ha dedicato un quarto di secolo di carriera.

La lettera a Francesco Totti

«Nella mia lunga vita, compio oggi un secolo. La Roma mi ha regalato molte gioie ma tre sono le date che ricordo con maggiore emozione perché legate a momenti importanti della mia vita. 15 dicembre 1929: Mio padre mi porta per la prima volta con sé a Roma (abitavamo in campagna) a vedere una partita di calcio allo stadio Testaccio. Roma-Genova, 2 a 0. 26 aprile 1942: Sono militare in Slovenia, ottengo una licenza e la utilizzo per andare a vedere l'incontro Venezia-Roma, vittoria che poi fu decisiva per lo scudetto. Andamento della partita normale, finché l'arbitro non assegna un calcio di rigore al Venezia. A tirare è uno specialista, Alberti, ma Masetti sceglie di volare a destra: la parata è sensazionale e lo Scudetto assicurato. Per tua fortuna non hai idea di cosa sia un momento di pura felicità per un soldato in zona di guerra, Francesco, ma è una felicità speciale che non si dimentica. 28 maggio 2017: Ho assistito al tuo congedo, dopo venticinque anni in cui ho trepidato da tifoso e ti ho voluto bene anche da nonno perché hai dimostrato che anche un campione può vivere sereno e tenere i suoi affetti al riparo dalle insidie della gloria. Così mi sono commosso da tifoso e da nonno quando hai abbracciato la tua splendida famiglia. Caro Francesco, la vita è fatta di congedi e di nuovi inizi. Alla mia età continuo a svegliarmi pensando che ogni giorno è un nuovo inizio e che posso vivere piccole, importanti emozioni. Ti auguro di viverne ancora tante e ti ringrazio per quelle che hai fatto vivere a me. Domenico Barone, classe 1920». Auguri.