"Perché sono rimasto a Roma? Sai che professionalmente è una scelta sbagliata, ma è un diverso modo di essere ambiziosi". Così Daniele De Rossi racconta al suo ex compagno di squadra Olivier Dacourt, in un'intervista per Canal Plus, cosa significhi essere il capitano della Roma: "Non è l'ambizione di giocare con il miglior club al mondo, ma è l'ambizione di riuscire a vincere dove non si vince mai, di provare ad avere la mentalità vincente dove la mentalità vincente non esiste, di provare a dare qualcosa che nessuno ha mai dato prima d'ora: è quello che io sognavo di fare".

Cosa è cambiato tra quest'anno e le stagioni precedenti?
"Non è facile spiegarlo: Di Francesco ci ha sempre detto di andare di giocare come se dovessimo vincerle tutte quante. L'atteggiamento che abbiamo avuto ha sempre fatto la differenza, e a conclusione è arrivata quella serata con il Barcellona che è stata un po' folle, ma altrettanto incredibile."

Pensi che quella con il Barcellona sia stata la più grande partita che tu abbia mai giocato?
"Sì: per dinamica, per quello che si è vissuto allo stadio, per l'avversario che avevamo di fronte, è forse la serata più epica degli ultimi 10-20 anni."

In tv avevo le lacrime…
"Dopo la partita sono andato a cena con Pirlo che non è un romanista, eppure era più elettrizzato di me: "Mamma che partita, che bello!". E' stato come se fossi stato io ad andare a vedere, non so, Milan-Manchester: una cosa bellissima".

Sei orgoglioso di essere il capitano di questa Roma?
"E' un orgoglio, è una cosa che sento davvero, non è come le cose che si dicono nelle interviste, lo sento davvero questo orgoglio".

Ricordo un derby nel quale sei entrato nello spogliatoio e piangevi, perché giocavi e allo stesso tempo eri un tifoso…
"Io ricordo che tu mi dicevi di sfogarmi. Sin da giovane non ho mai sentito le partite, ma quella mi ammazzava. Da lì nasce l'orgoglio di essere capitano della Roma, in particolare di questa Roma, mi rende davvero orgoglioso. A livello di gruppo, dei ragazzi, è bello essere capitano di una squadra del genere. Anche adesso quando si sente per strada "è passato il capitano", tutti pensano a Totti."