Dal sogno di diventare calciatore, alla vita in quarantena per il coronavirus. Henrikh Mkhitaryan si è raccontato in un'intervista rilasciata in diretta sul profilo Instagram dell'associazione COAF (Children of Armenia Fund). Ecco le parole del fantasista giallorosso.

Come si diventa calciatori?
"Non c'è un segreto per diventare un calciatore, è più un desiderio. Devi essere in grado di privarti di molte cose, di avere uno scopo, di lavorare sodo. Solo il talento non è abbastanza, devi fare del tuo meglio. Devi sempre cercare di fissarti un obiettivo".

Sul suo sogno di essere calciatore
"Ho sempre detto che il mio obiettivo era quello di diventare un calciatore, non ho mai avuto dubbi. Ci sono state difficoltà, delle delusioni, ma sono durate poco e dopo sono riuscito ad andare avanti. Da bambino ho giocato a tennis, ma solo un giorno, è stato il primo e l'ultimo. Non mi andava granché. Mia sorella ci giocava, ho deciso di provare, ma dopo un giorno ho capito che non faceva per me".

Sulla vita da calciatore.
"Ci sono molte critiche nella vita di un calciatore․ Fai una brutta partita e tutti ti criticano. Devi essere in grado di essere pronto a tutto. Se ti piace il calcio i tifosi ti rispetteranno. Se sei debole, non puoi giocare a calcio, ma puoi fare sport. Devi avere nervi saldi e resistere a tutto ciò".

Sui suoi inizi.
"Ho mosso i primi passi nel mondo del calcio grazie a mio padre. Lui ancora oggi è la mia motivazione e voglio dare il massimo per renderlo felice. Nonostante non siamo stati vicini negli ultimi 24 anni, credo che veda tutto e che sia felice".

Sulla carriera.
"I punti di svolta nella mia carriera sono stati tutti i passaggi da un club all'altro".

Sull'importanza di conoscere la lingua.
"È sempre importante conoscere le lingue in modo da poter comunicare più facilmente con le persone, i compagni, lo staff e i tifosi. Quando sono andato in Germania ho patito tanto la barriera linguistica. Il tedesco era molto difficile, non mi piaceva, ma da quando ho cominciato a vivere e giocare lì l'ho imparato. Circa sei mesi dopo l'ho appreso con grazie ai libri, la TV e la radio. È stato molto importante perché ho potuto comunicare con i ragazzi dentro e fuori dal campo. La stessa situazione si è verificata in Italia, anche se l'italiano mi è risultato più semplice del tedesco. Dopo 3 mesi ho migliorato il mio italiano e mi sono sentito molto meglio. Mi fa piacere poter parlare la mia lingua con i compagni. Nella vita, prima o poi la conoscenza torna utile. Da bambino volevo imparare spagnolo e italiano. Poi, quando ne ho avuto la possibilità, ne ho approfittato".

Sul lockdown in Italia
"Questi ultimi due mesi sono stati molto difficili per tutti noi. È stata davvero una dura prova non poter uscire di casa. L'unico modo per farcela era rimanere sereni".