Sei domande, un format buono per i giorni del Coronavirus. Sei diversi redattori del nostro giornale gliele hanno mandate in video e Paulo Fonseca ha risposto a tutto, ovviamente in video, da oggi visibile sulle nostre piattaforme. Questo è il testo integrale dell'intervista.

Buongiorno mister, un piacere ritrovarla anche se solo a distanza. Speriamo un giorno magari da vicino di poterle fare anche un'intervista più approfondita, magari con una lavagna tattica per parlare di più di calcio. Nell'attesa, la prima domanda è questa: ha mai pensato seriamente a schierare la Roma con una difesa a tre? In qualche momento ci ha anche giocato, ma intendiamo proprio un cambio di sistema, magari con quattro centrocampisti e tre giocatori più offensivi. Ci ha mai pensato seriamente? Qualche squadra in questo senso le ha dato qualche ispirazione?
«Buongiorno a voi, spero anche io di poter fare un'altra intervista presto, magari proprio parlando di tattica. Allora: noi quest'anno abbiamo giocato con diversi sistemi e anche con la difesa a tre. In passato diversi allenatori che hanno scelto questo sistema lo hanno fatto per avere una maggior sicurezza difensiva. Oggi il modo di pensare a questo sistema è cambiato. Oggi si pensa a una difesa a tre anche con una mentalità molto offensiva. Qui in Italia lo fanno bene e io penso di poterlo utilizzare perché può anche essere fatto in maniera offensiva. Qui è molto difficile giocare tra le linee e dentro il campo, e se vogliamo giocare più nel corridoio laterale può essere una buona idea. Anche nella costruzione è un buon sistema perché a noi piace costruire a tre, ma spesso utilizziamo un centrocampista o un terzino, e invece partendo con tre difensori sarebbe più chiara l'idea, e diventerebbe più difficile per gli avversari contrastare l'azione. Ma penso che qui in Italia questo sistema è molto importante anche in un altro momento: nella marcatura preventiva. Quando la squadra in attacco perde la palla, preparare le preventive è più facile e questo ritengo sia il motivo per cui in Italia lo usano in tanti. Oggi potrei anche utilizzarlo perché ha un senso soprattutto qui in Italia, proprio perché nella transizione gli avversari sono molto forti, e noi abbiamo bisogno di essere preparati. Quanto all'ispirazione, in Italia molti giocano così, ma ogni squadra gioca in maniera diversa, a volte anche con lo stesso sistema. Se prendiamo l'Atalanta, l'Inter e il Torino, ad esempio, sono molto diverse tra loro pur avendo una concezione simile di partenza. Non mi ha ispirato nessuno, ma, ripeto, è un sistema che potrei anche utilizzare».

In conferenza le chiediamo sempre delle partite. In questi momenti di riflessione vorremmo sapere se c'è un aspetto della sua vita romana differente rispetto alle sue precedenti esperienze che l'ha colpita e del quale non riuscirebbe facilmente a fare a meno.
«Come sapete, mi piace tanto vivere a Roma con la mia famiglia. Stiamo vivendo un tempo diverso in quarantena, ed è difficile qui come ovunque. Però c'è un tempo bellissimo, che peraltro è molto simile a quello di Lisbona e della città dove abito. Poi sono fortunato perché ho una casa che mi permette di avere spazio per il mio bambino e in questo momento non posso stare meglio in un altro posto che qui. Di solito per il lavoro che facciamo non c'è molto tempo per stare con la famiglia e questo adesso mi piace, avere tempo per mia moglie e per il bambino. Però spero di tornare velocemente a lavorare a Trigoria».

Siccome lei viene da un campionato, quello ucraino, in cui le squadre sono solite fermarsi per una lunga sosta invernale, trova delle eventuali analogie o delle differenze con questo stop che il calcio italiano non è abituato ad affrontare? E in tal senso come cambierebbe la preparazione con un'eventuale ripartenza in estate che costringerebbe le squadre ad avere tanti impegni ravvicinati in una stagione, quella estiva, in cui di solito non si scende in campo?
«È vero che in Ucraina ci si ferma a metà stagione e c'è questa pausa invernale, ma questa situazione è molto diversa. Qui sarà importante sapere altre cose. Intanto devo dire che i giocatori non si sono mai fermati totalmente, stanno lavorando con un programma nuovo ogni settimana, il preparatore Nuno Romano sta controllando tutto, fisicamente stanno lavorando bene. Ma è importante sapere altro: quando si ricomincia? Perché se giocheremo giugno e luglio, quando ricomincia la prossima stagione? Se per esempio non avremo tempo per le vacanze dei giocatori allora bisognerà fare in modo che ci sia spazio per un stop precampionato, perché poi non ci sarebbe tempo di fare una preparzione come si fa normalmente. E questo è un problema, significherebbe dover fermare i giocatori adesso per non aver problemi di sovraccarico poi nella prossima stagione. Se torniamo a giugno, il mese di maggio sarà importante per riprendere il lavoro, in cinque settimane si potrà tornare in forma per finire la stagione. Ma non sarà una situazione facile. Stiamo studiando tutte le ipotesi per fare il meglio. Ne parlo sempre con Nuno Romano, il nostro responsabile della preparazione. Siamo pronti per dare una risposta positiva in questo momento. Abbiamo molte questioni importanti da affrontare».

Vorremmo sapere qualcosa sull'uso dei social network: quanto li usa? Legge i commenti degli utenti e dei tifosi? E da quando è arrivato a Roma è cambiato qualcosa rispetto ai tempi in Ucraina o in Portogallo?
«Devo confessare che non sono un grande appassionato di social media. Facebook, Instagram e le altre piattaforme non mi prendono molto. Ovviamente devo essere presente perché come allenatore di un grande club è giusto anche avere questo tipo di comunicazione diretta, ma confesso che sono stati più i miei figli a creare la mia pagina Instagram, tre o quattro anni fa, se ricordo bene. E devo dire che adesso ho una necessità maggiore di poterlo usare perché il numero dei tifosi della Roma è talmente grande che c'è bisogno di questa interazione. È una pagina personale, non professionale. Lo uso per parlare di alcuni momenti importanti qui a Roma. Poi sì, leggo tutto quello che scrivono, ma non rispondo perché se poi rispondo a uno dovrei farlo con tutti e diventerebbe impossibile. Ma per me resta un'interazione importante per far conoscere direttamente ai tifosi magari il mio stato d'animo e qualche aspetto della mia vita personale».

A quanto pare si va verso la ripresa con gare serrate e turni infrasettimanali, il turn over sarà quasi un obbligo. Ci sarà occasione di vedere giovani come Riccardi e Calafiori che magari in questa prima fase non abbiamo ancora visto?
«Sono giovani che si allenano molte volte con noi. Vediamo un po', non sarà facile, ma va considerato che al rientro avrò quasi tutta la rosa, anche quelli che erano infortunati... Sarà una ripresa con tante partite ravvicinate, vedremo che possibilità ci saranno. Se lo faremo, dovremo dar loro massima sicurezza e un contesto ideale per farli inserire. Non posso promettere che giocheranno, ma vedremo. Sappiamo che sarà un periodo difficile, ci sarà grande pressione. Dovremo valutare bene».

Chiudiamo con una domanda su Roma Cares. Abbiamo apprezzato tante iniziative, che ne pensa di questa organizzazione così radicata nel territorio. Pensa che possa anche essere un modo per avvicinare di più la Roma ai suoi tifosi?
«La Roma è sempre stata vicina ai suoi tifosi e i tifosi sono sempre stati vicini ai tifosi. Ma di più, la Roma è vicina a tutti i cittadini di Roma. E in questo momento questo è ancora più evidente. Quello che ha fatto Roma Cares è formidabile, è fantastico, è unico. La Roma è un club unico, in questo momento si vede che è più di un club. È il cuore di questa città. In questo momento di difficoltà è qualcosa che lascia orgogliosi tutti noi. Dobbiamo pensare che in questo momento la Roma non ha lasciato solo nessuno. Ha fatto e sta facendo tutto quello che si può fare per aiutare chiunque abbia bisogno di aiuto, con molte campagne diverse a cui dobbiamo dare il giusto risalto. C'è molta gente in difficoltà, è giusto star loro vicini. Questo è un club che non fa solo calcio. Sta vicino alla gente, aiuta la gente. È un esempio grande per tutto il mondo. E mi rende orgoglioso».