Protagonista sul campo, ma non solo. Alisson è senza dubbio la nota più lieta della stagione romanista, ma i suoi primi mesi nella Capitale non sono stati affatto facili: "Se mi sono sentito abbandonato? Sì, un po',ma ho potuto passare più tempo con mia moglie: lei era incinta dopo un mese e così ho pensato meno alle cose che andavano male - le parole del portiere della Roma Sportweek -. Però ho lavorato e imparato tanto, insieme a un grande portiere come Szczesny: ero pronto come calciatore, adesso sono pronto anche per il calcio italiano". Nonostante sia entrato nei cuori dei tifosi giallorossi a suon di ottime prestazioni, è ancora impossibile acquistare la sua maglia: "Tante persone si lamentano sui social. Mi spiace sapere che i tifosi che mi vogliono bene la vorrebbero ma non possono, è una cosa brutta che non ci sia quella del portiere! Da solo anche quando esulto? I miei compagni mi fanno dei segni da lontano e per me è bello lo stesso, anche perché io esulto con Dio. Sono rigoroso nel lavoro. Sono serissimo e non scherzo mai in campo. Mi diverto, perché faccio un lavoro che amo ma il calcio si risolve nel dettaglio. Si lavora per arrivare alla perfezione.". Conosciuto in Brasile come 'o goleiro gato', il portiere figo, Alisson ha raccontato anche un aneddoto che coinvolge sua moglie: "Eravamo andati in un ristorante a festeggiare la vittoria del campionato Gaucho con compagni e famiglie. All'ingresso c'erano tanti tifosi e alcune ragazze mi hanno toccato il sedere: mia moglie le ha parate tutte togliendo le loro mani".

A proposito di parate, il titolare della Seleçao ne ha ricordate due in particolare: "Brasile-Argentina 3-0 nel 2016, qualificazioni al Mondiale: sullo 0-0 ho parato un tiro da fuori di Biglia e subito dopo abbiamo segnato il gol. Con la Roma ho fatto una bella partita contro l'Atletico Madrid all'Olimpico, in Champions, ma non bisogna pensare troppo alle belle parate perché può capitare che la mandi in angolo e prendi gol un secondo dopo". Sui calci di rigore: "E' il momento in cui sono più solo che mai. Studio come tirano gli avversari e cerco di ricordare quello che ho visto, ma ho la mia idea già prima che inizi la partita. Il più bello che ho paralo è stato contro il Palmeiras nella Coppa del Brasile. Eravamo 0-0 e lo tirava Barrios, quando ho parato è venuto giù lo stadio. Li so tirare anche io, ma lascio fare agli altri". Tra le papere commesse nella vita, Alisson ne ricorda soprattutto una fatta in Tv: "Fu tremendo. In un talk show: avevo appena firmato con la Roma e il conduttore mi chiese se avevo già imparato le parolacce in italiano. Ho detto delle cose terribili senza rendermi conto della gravità. Quando l'ho capito, era troppo tardi". Tornando all'attualità, ecco il suo pensiero sullo Shakhtar, prossimo avversario della Roma in Champions: "Una partita dura tra due squadre che vogliono vincere e che hanno qualità. Nello Shakhtar ci sono miei connazionali, la squadra ha le caratteristiche del calcio brasiliano. Con Taison siamo cresciuti nel settore giovanile e con Fred abbiamo giocato insieme in prima squadra".