In occasione di Più Libri Più Liberi, Fiera Nazionale della Piccola e Media Editoria, l'ex dirigente giallorosso Francesco Totti è intervenuto in occasione della presentazione del libro "La storia del calcio in 50 ritratti", ultimo lavoro di Paolo Condò, coautore della sua biografia "Un Capitano". Queste le sue parole:

"Sono contento dell'andamento della squadra, sono contento che mister Fonseca abbia capito cosa vuol dire essere della Roma, ha saputo trasmettere energia alla squadra, che all'inizio aveva difficoltà. Speriamo che sia un percorso positivo, la Roma è e deve restare un top club in Europa. Indossare un'unica maglia in carriera è stato sia una responsabilità sia una gioia, era il mio sogno sin da quando ero piccolo. Questa è stata la vittoria più bella per me. Sono strafelice di quanto ho dato in tutta la mia carriera alla società AS Roma. Ricordo anche i momenti più difficili con tanto piacere. Passare venticinque anni in una squadra dove quasi tutti sono di passaggio è un'esperienza unica. Per me è stato gratificante essere a Trigoria per tutto questo tempo, spero di essere stato un esempio. Non vorrei mai rivivere l'ultimo anno da calciatore, ma solo per tutto quello che vissuto: ero il capro espiatorio di tutto. In realtà io ero parte integrante del gruppo della Roma."

Il Cucchiaio del 2000
"In allenamento prima della partita con l'Olanda ci scherzavamo molto, dissi che se fosse capitata l'occasione l'avrei tirato in quel modo e nessuno mi prendeva sul serio" 

Sul Numero 10
"Nel calcio è un numero diverso da tutti gli altri, ha qualcosa di speciale, non tutti se lo possono permettere. Il bello del calcio è questo proliferare di nuove idee"

Su Lorenzo Pellegrini
"Mi piace tanto Pellegrini, sono contento che abbia indossato la fascia per la prima volta domenica, senza nulla togliere a Florenzi"

Sui suoi modelli e i suoi sogni
"Era il mio sogno diventare come Giuseppe Giannini, lo ammiravo tanto da giovane e sono felicissimo di esserci riuscito. Poi, vincere il Mondiale è stato un enorme coronamento. Nel 2006 trovammo allenatore, squadra e momento giusto per trionfare. Ecco, un allenatore in una squadra è fondamentale. Marcello Lippi è stato perfetto, è un grande allenatore e un grande uomo, ha saputo gestire tante situazioni complesse. Anche lui mi ha aiutato con tutte le altre persone che mi sono state vicine durante il periodo del mio infortunio, quando ho scoperto una nuova parte di me, un carattere che non pensavo di avere"

Su Carlo Mazzone
"Cosa è stato Mazzone per me? Un secondo padre. Mi ha protetto, mi ha insegnato tanto, mi ha direzionato verso la strada giusta, in campo e fuori: aver trovato lui, romano e romanista come me, è stato bellissimo. Prima di una sfida con la Sampdoria evitò di farmi parlare alla stampa, mi sgridò e mi ordinò di andare a fare la doccia"