L'addio di Francesco Totti alla Roma, consumato ufficialmente nel salone d'onore del Coni lunedì pomeriggio, ha fatto il giro del mondo. Rimbalzando da un continente all'altro, attirando su di sé l'attenzione dei media del pianeta: tutti, chi più chi meno, hanno dato spazio a quanto emerso dalla conferenza dell'anno, al modo in cui Totti ha salutato quello che tutt'ora è l'unico club della sua vita.

Una conferenza proposta a reti unificate che in Italia ha avuto ascolti record considerando l'orario e il tema trattato (non c'erano soltanto i romanisti incollati al televisore). Davanti alla Tv c'era anche Marcello Lippi, il ct con cui Totti ha condiviso la vittoria del Mondiale di Germania, tecnico che non ha mai nascosto la sua ammirazione per il Francesco uomo e per il Totti calciatore. «Si è sfogato pubblicamente - ha dichiarato l'allenatore romagnolo in merito alla conferenza del Dieci - Francesco ha preso una decisione importante, maturata perché c'erano delle cose che non gli stavano bene. Ha detto quello che pensava, come del resto ha sempre fatto, interrompendo un rapporto di lavoro col suo club dopo una lunga carriera, trascorsa sempre a difesa degli stessi colori. Totti ha descritto una situazione che non andava come voleva, e lo ha fatto a modo suo, col proprio pensiero, con lo stile che lo caratterizza. La sua scelta va rispettata, come va rispettato il suo sfogo».

Mazzola: «Totti può fare tutto»

Da un ct campione del mondo ad uno dei più grandi calciatori italiani di sempre (campione d'Europa con la maglia azzurra nel 1968 e vice campione del mondo nel 1970) il passo è breve: anche Sandro Mazzola (come Totti ha dedicato la sua vita a unico amore indossando la maglia dell'Inter in 565 partite, dal 1960 al 1977 senza considerare poi tutto il settore giovanile: con la casacca nerazzurra ha vinto quattro campionati, due Coppe dei Campioni e due Coppe Intercontinentali) si schiera con la Leggenda giallorossa.

«Non mi permetto di giudicare il modo in cui Totti ha detto addio alla Roma - ha dichiarato Mazzola - Non voglio dire se ha fatto bene o ha fatto male, ma di una cosa sono sicuro: se ha fatto così avrà avuto le sue ragioni, i suoi validi motivi. È un ragazzo troppo intelligente e innamorato della Roma per comportarsi in quel modo senza una motivazione valida. La sua scelta va capita perché alla sua età è convinto, giustamente, di poter ancora dare tanto al calcio fuori dal campo, a costo di farlo non con la Roma. Totti dirigente? Lui può fare tutto. Io l'ho fatto e posso assicurare che all'inizio non è facile passare dal campo alla scrivania, ti cambia la vita, si ragiona in modo diverso rispetto a prima: la cosa più importante è il rapporto con i calciatori, bisogna immergersi nella situazione nuova. Totti il carisma ce l'ha sempre avuto e per fare il dirigente è importante. Ha giocato partite di campionato, Champions League, una finale mondiale: ha l'esperienza necessaria per rapportarsi con la squadra nel modo giusto. Dove lo vedo ora? In Nazionale sicuramente, anche con un ruolo legato all'aspetto tecnico: con Mancini sarebbe una bella coppia di talenti. Certo che immaginarlo lontano da Roma è strano, ma un giorno ci tornerà».