AS Roma

Il nuovo battito di Bove

Il percorso toccante e colto di Edo diventa pellicola: «Mi ha fatto effetto girarlo. La Roma ha un posto speciale nel mio cuore. Tornare in A? Può accadere, ma dipende dalle norme»

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
20 Ottobre 2026 - 08:30

«Al Watford sono felice, ma un occhio sulla Serie A lo tengo sempre. Tornarci? Perché no. I tifosi della Roma sono speciali, vanno oltre il campo», sono le parole di Edoardo Bove alla Festa del cinema, all’interno di Spazio Coming Soon, a margine della conferenza stampa di presentazione di “In un battito”, il docufilm prodotto da Edoardo Leo con la regia di Giovanni Troilo. «Per fortuna la Roma ha vinto…» (il riferimento alla gara col Genoa), si sono salutati così Edoardo & Edoardo, Bove e Leo all’arrivo alla conferenza. Dopo la delusione Real, il riscatto in campionato. Dopo una caduta, ci si rialza. Lo insegna Edoardo Bove con la sua storia, “iniziata” nel dicembre 2024 con l’arresto cardiaco in Fiorentina-Inter di campionato e la ripresa della sua carriera con il Watford a gennaio scorso. Un docufilm che parla «del ragazzo più che del calciatore» racconterà il suo «percorso interiore»: «Permettere di entrare in sfere così personali è difficile. Ho messo la famiglia un po’ in imbarazzo con la telecamera a cena… Dopo il malore è cambiato un po’ il mio rapporto con il tempo. Sono grato in qualche modo di aver potuto vedere delle sfaccettature di me. Nel mondo del calcio non è frequente ma sono stato spinto dal desiderio di aiutare e ridare quello che ho ricevuto». Emozioni, come quelle provate all’Olimpico, quando è tornato con la Fiorentina in borghese e ha pianto a dirotto sotto la Sud: «È stato emozionante tornare a casa e ricevere quell’affetto che forse neanche sono riuscito a meritare sul campo. I tifosi della Roma sono anche questo, vanno oltre il campo». Emozioni anche per il ritorno col Watford: «È stata un’altra emozione grande, ma è stato difficile allenarmi, ci ho messo tempo e non ho giocato tanto. Il film non finisce bene, finisce “vero”. Perché io devo riconquistarmi tutto in campo e questa è una grande spinta per me». Poi uno sguardo al campionato e alla sua Roma: «È partita benissimo, ma il campionato è lungo, vediamo cosa succede. Tornare alla Roma un sogno? Ripeto che sono felice in Premier, era un mio obiettivo anche confrontarmi in carriera con altre realtà, ma non si sa mai. Più che un sogno magari tornare in Italia è una possibilità aperta». Dipenderà anche dai regolamenti, con la legge Bove che è stata calendarizzata in discussione a gennaio. È lo stesso Edoardo Leo a lanciarsi in una domanda mai fatta a Bove, sul suo pensiero sulle normative: «La differenza con l’Inghilterra attualmente è la burocrazia: voglio chiarire che non è che in Inghilterra ti fanno firmare un foglio e giochi, ti fanno fare un sacco di visite. Qui invece c’è una tutela enorme dell’individuo, che è un bene, ma c’è la grande questione della responsabilità. Io mi sto spendendo dopo aver conosciuto le associazioni, fatte di gente che ha perso qualcuno di importante per le insufficienze che ci sono nel primo soccorso e voglio contribuire a formare fin da ragazzi le persone, per eliminare il tabù che rappresenta ancora soccorrere una persona e per fornire le competenze giuste». Il dibattito è tornato in auge anche dopo il secondo episodio che ha coinvolto Eriksen: «Mi ha fatto effetto… ma sono contento che abbia funzionato il defibrillatore (ride, ndr). Ora ci scherzo, inizialmente mi dava fastidio guardarmi a terra a Firenze. Fa parte di questo percorso di 15 mesi. Ironizzarci significa averla affrontata di petto e superata».

Nella serata di domenica, poi, la prima alla Festa del Cinema di “In un battito”, che avrà una distribuzione anche internazionale, alla sala Sinopoli. Con tanti amici - gli sportivi Cobolli («non dimenticherò mai quanto è stato presente con me») e Di Giannantonio e l’agente Diego Tavano - e tante personalità di spicco. Dai compagni di squadra Pisilli, Cristante, Gollini, El Shaarawy e Baldanzi all’ex allenatore della Fiorentina, Palladino, al Ceo della Roma John Galantic e al segretario del club Maurizio Lombardo. Oltre a una selezione di giovani atleti della Boreale, la società sportiva nella quale Bove è cresciuto e nella quale parallelamente all’attività di calciatore ha deciso di investire in segno di riconoscenza e per contribuire socialmente alla crescita di nuove generazioni di calciatori.

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