AS Roma

Torniamo a colorar il mondo insieme

Senza tifosi la partita sarebbe un contenitore vuoto

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Andrea Di Carlo
02 Ottobre 2026 - 07:00

Como città aperta, per tutti i tifosi della Roma. Com’è giusto che sia. Perché se esiste una frase che continua a rappresentare per me la stella polare di come io intenda e viva il mio rapporto con il calcio, ancor di più con la Roma, è: «E se tu non ci fossi stato, a chi fregherebbe niente del calcio?». Sì, mi riferisco a “Febbre a 90”, il film cult per ogni amante del pallone che rotola. Un monologo che è riuscito a far identificare milioni di tifosi in tutto il mondo. Perché quella frase credo rappresenti al meglio il sentimento che lega ogni tifoso a questo incredibile sport. La bellezza, profondamente intima, del calcio è quella sensazione di felicità, effimera ma immortale allo stesso tempo, che è in grado di regalare, che in fondo “ti fa senti’ importante anche se non conti niente”. E se non ci fossero i tifosi della Roma, cosa sarebbe di quelle undici maglie da gioco? Sarebbe davvero tutto ugualmente speciale, inclusivo, colorato, passionale, pieno? 

La risposta l’ho trovata nelle tante, troppe, trasferte che negli ultimi mesi ho avuto modo di vivere raccontando la Roma per Radio Romanista. Stazioni senza sciarpe giallorosse, aeroporti affollati solo da turisti, nessun volto speranzoso, nessuna battuta o pronostico rubato: «Ma quanto sarebbe importante oggi, eh? Speramo bene». Tutto è rimasto sospeso e così ogni spostamento, ogni scenario è diventato più grigio, più silente, alla fine più vuoto. E per fortuna che poi, all’interno di molti stadi, i tifosi che non avevano limitazioni di nessuna sorta spuntavano a darmi quella sensazione di casa, come una foto sul comodino. Quel giallorosso che spuntava da giacche e cappotti, quei sorrisi di chi riconosce il credo ancor prima della provenienza geografica. Perché su questo basta davvero solo uno sguardo. Per me che da sempre, ogni qualvolta entro in uno stadio che non sia l’Olimpico a ridosso di una gara della Roma, volgo come prima cosa lo sguardo al settore, trovarlo spesso chiuso è stata una mazzata all’umore.

Imparagonabile l’adrenalina di vedere quel concentrato di passione, identità e calore prima dell’inizio della sfida, fattore fondamentale per entrare al meglio nel clima gara. Perché la magia è tutta lì. Come a Reggio Emilia, quando eravamo in 10mila. Cartoline che raccontano come ci sia una Roma con la sua gente e una Roma che, sì, continua ad esistere ma con i giri del motore ridotti. E se la Roma è un sentimento popolare, che nessuno più allontani il popolo dalla sua fede, senza discriminazioni di nessun tipo, limitazione o pregiudizio. Venga punito chi sbaglia, venga lasciato libero di seguirla fino in capo al mondo chi non farebbe altro nella vita. Spesso a pochi secondi dall’inizio della nostra radiocronaca mi pongo sempre la stessa domanda: «Esiste un luogo nel mondo dove vorrei essere in questo momento, se non qui?». La risposta è sempre  “no”. Vale per me come per tutti. E allora ripartiamo da Como. Como è sempre stato. Mai sola mai, in casa e in trasferta. 

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