Il pubblico disordine
Fanno discutere la chiusura del settore ospiti di Lecce e la genesi del dispositivo. Cento: «La società dovrebbe andare dal Ministro dell’Interno, oltre tutto c’è anche danno sportivo»
(GETTY IMAGES)
Dove eravamo rimasti? Una domanda quasi sorprendente, se riportata al tema delle trasferte. Sempre lì siamo, purtroppo. Andare a seguire la propria squadra del cuore in Italia è diventato quasi impossibile. Sì, perché invece di andare avanti si va indietro e si torna, come alla fine del campionato scorso, a quella discriminazione territoriale che tanto le istituzioni si affrettarono a condannare per i cori goliardici (talvolta anche oltre, per carità) tra le tifoserie avverse. Si è discriminati in base alla provenienza, con l’escamotage della residenza e all’insegna del pilatesco principio che per colpa di qualcuno (molto facilmente individuabile) non si fa credito a nessuno. Tradotto: colpirne cento per educarne uno, per altro in barba al principio costituzionale che sancisce che la responsabilità penale è personale. Che nessuno nega, laddove accertate, ma che le istituzioni per prime non prendono affatto in considerazione. E, forse perché non si riesce a garantire l’ordine pubblico, si calpesta il buonsenso e l’intelligenza della gente perbene, di famiglie e tifosi appassionati pronti a viaggiare per incitare la squadra del cuore.
Chiuso il settore ospiti per i residenti nella Capitale (Lecce da qualche anno è trasferta considerata a rischio dal CASMS), che poi viene riaperto per i romanisti fuori sede, quindi di fatto sconfessando la disposizione stessa in ragione dell’ordine pubblico: perché è “peccato” (e oggettivamente meno sicuro) anche mischiare le tifoserie libere sugli spalti. Una lotta al tifo organizzato che non ha appigli giuridici, ma in questo Paese ormai, evidentemente, l’illegittimità è la normalità.
«Dobbiamo registrare ancora una volta ed è giusto ripetersi perché non dobbiamo rassegnarci a una gestione pessima dell’ordine pubblico», non ha usato mezzi termini Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio, da sempre al fianco dei tifosi della Roma e dei loro diritti da una posizione istituzionale, intervenuto ieri a Radio Romanista durante la tramissione “Mamma Roma”. «Questo è un provvedimento che elimina un diritto fondamentale: quello di andare dove mi pare fino a che non commetto reati, figuriamoci se mi nega di andare a vedere una partita di calcio. Tra le tifoserie di Roma e Lecce ci sono state scaramucce ben al di sotto di ciò che accade quotidianamente nel nostro Paese davanti a un pub, a un bar o a una discoteca. Se per una scazzottata dobbiamo reprimere un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione allora dobbiamo chiudere tutto. Quando si parla di calcio e di basket si usano pretesti a dismisura. I lavori al Via del Mare, paradossalmente, avrebbe dato a chi decide un assist per evitare questo ulteriore provvedimento che invece è la voglia di ribadire un segnale autoritario. Il codice penale prevede la responsabilità personale, ma questi dispositivi penalizzano milioni di persone incensurate». Vietare questa trasferta renderà più sicuri gli spettatori: «La sicurezza non c’entra nulla, è evidente, è solo una narrazione. Perché poi con una decisione di gestione momentanea spostano i romanisti “fuori sede” che prendono i biglietti in altri settori e li uniscono - giustamente - nel settore ospiti, riaprendolo».
Tante proteste e qualche atto concreto come il ricorso, rigettato, della scorsa stagione: «Cosa si può fare nel concreto? Intanto non demordere e continuare a denunciare questa: perché il mainstream, nutrito da un’informazione strumentale e parziale, distorta da due immagini spesso superficiali. Il popolo è sempre più estromesso dagli spalti, non si torna facilmente indietro da questo».
Senza dimenticare un lato “sportivo”, perché trasferta chiusa è uguale a danno alla Roma, privata del sostegno del proprio pubblico al seguito: «Infatti la Roma dovrebbe far sentire la propria voce, dovrebbe andare dal Ministro dell’Interno, perché, oltre alla beffa, c’è un danno evidente al club».
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