AS Roma

Il pubblico disordine

Fanno discutere la chiusura del settore ospiti di Lecce e la genesi del dispositivo. Cento: «La società dovrebbe andare dal Ministro dell’Interno, oltre tutto c’è anche danno sportivo»

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Gabriele Fasan
27 Agosto 2026 - 07:00

Dove eravamo rimasti? Una domanda quasi sorprendente, se riportata al tema delle trasferte. Sempre lì siamo, purtroppo. Andare a seguire la propria squadra del cuore in Italia è diventato quasi impossibile. Sì, perché invece di andare avanti si va indietro e si torna, come alla fine del campionato scorso, a quella  discriminazione territoriale che tanto le istituzioni si affrettarono a condannare per i cori goliardici (talvolta anche oltre, per carità) tra le tifoserie avverse.  Si è discriminati in base alla provenienza, con l’escamotage della residenza e all’insegna del pilatesco principio che per colpa di qualcuno (molto facilmente individuabile) non si fa credito a nessuno. Tradotto: colpirne cento per educarne uno, per altro in barba al principio costituzionale che sancisce che la responsabilità penale è personale. Che nessuno nega, laddove accertate, ma che le istituzioni per prime non prendono affatto in considerazione. E, forse perché non si riesce a garantire l’ordine pubblico, si calpesta il buonsenso e l’intelligenza della gente perbene, di famiglie e tifosi appassionati pronti a viaggiare per incitare la squadra del cuore.

Chiuso il settore ospiti per i residenti nella Capitale (Lecce da qualche anno è trasferta considerata a rischio dal CASMS), che poi viene riaperto per i romanisti fuori sede, quindi di fatto sconfessando la disposizione stessa in ragione dell’ordine pubblico: perché è “peccato” (e oggettivamente meno sicuro) anche mischiare le tifoserie libere sugli spalti. Una lotta al tifo organizzato che non ha appigli giuridici, ma in questo Paese ormai, evidentemente, l’illegittimità è la normalità.

«Dobbiamo registrare ancora una volta ed è giusto ripetersi perché non dobbiamo rassegnarci a una gestione pessima dell’ordine pubblico», non ha usato mezzi termini Paolo Cento, presidente del Roma Club Montecitorio, da sempre al fianco dei tifosi della Roma e dei loro diritti da una posizione istituzionale, intervenuto ieri a Radio Romanista durante la tramissione “Mamma Roma”. «Questo è un provvedimento che elimina un diritto fondamentale: quello di andare dove mi pare fino a che non commetto reati, figuriamoci se mi nega di andare a vedere una partita di calcio. Tra le tifoserie di Roma e Lecce ci sono state scaramucce ben al di sotto di ciò che accade quotidianamente nel nostro Paese davanti a un pub, a un bar o a una discoteca. Se per una scazzottata dobbiamo reprimere un diritto fondamentale garantito dalla Costituzione allora dobbiamo chiudere tutto. Quando si parla di calcio e di basket si usano pretesti a dismisura. I lavori al Via del Mare, paradossalmente, avrebbe dato a chi decide un assist per evitare questo ulteriore provvedimento che invece è la voglia di  ribadire un segnale autoritario. Il codice penale prevede la responsabilità personale, ma questi dispositivi penalizzano milioni di persone incensurate». Vietare questa trasferta renderà più sicuri gli spettatori: «La sicurezza non c’entra nulla, è evidente, è solo una narrazione. Perché poi con una decisione di gestione momentanea spostano i romanisti “fuori sede” che prendono i biglietti in altri settori e li uniscono - giustamente - nel settore ospiti, riaprendolo».

Tante proteste e qualche atto concreto come il ricorso, rigettato, della scorsa stagione: «Cosa si può fare nel concreto? Intanto non demordere e continuare a denunciare questa: perché il mainstream, nutrito da un’informazione strumentale e parziale, distorta da due immagini spesso superficiali. Il popolo è sempre più estromesso dagli spalti, non si torna facilmente indietro da questo». 

Senza dimenticare un lato “sportivo”, perché trasferta chiusa è uguale a danno alla Roma, privata del sostegno del proprio pubblico al seguito: «Infatti la Roma dovrebbe far sentire la propria voce, dovrebbe andare dal Ministro dell’Interno, perché, oltre alla beffa, c’è un danno evidente al club».

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