La stagione di Koné: Manu motore a metà
Tra i fedelissimi di Gasp, inamovibile in mezzo al campo con Cristante a inizio stagione. Poi da gennaio i due infortuni ne condizionano il rendimento, fino al rientro con vista Mondiale
(GETTY IMAGES)
Il motore della Roma. Lo è stato nella sua prima stagione nella Capitale, lo è stato in quella appena trascorsa e, a oggi, chi può dire se lo sarà nella prossima. Perché la scadenza del 30 giugno incombe, la necessità di soddisfare l'accordo con l'Uefa altrettanto e le pretendenti osservano con attenzione. Se di domani non v'è certezza, il presente dice Roma e, ancor più, Mondiale con la maglia della Francia, conquistata grazie alle caratteristiche messe in luce con i giallorossi dal suo arrivo ormai due stagioni fa.
Fin dall'avvio dell'era Gasperini Manu rientra nei fedelissimi del tecnico, quel famoso «zoccolo duro» da cui ripartire per poi allargare con i nuovi acquisti e i giovani talenti. Con Cristante forma la coppia inamovibile, a tratti indissolubile, a centrocampo per buona parte della stagione romanista in attesa dell'inserimento di El Aynaoui e della crescita di Pisilli. Uno - Bryan - organizza e gestisce il gioco, l'altro - Manu - aggiunge quantità, lotta e recuperi in mezzo al campo facendo valere la prestanza fisica sugli avversari.
Quindi, dall'esordio stagionale con il Bologna all'Olimpico fino almeno a gennaio l'apporto di Koné è affidabile - tra alti e bassi, come accade a ogni calciatore - in una Roma che, a inizio stagione, fatica a concretizzare occasioni da gol ma si dimostra particolarmente efficace nella tenuta difensiva. Anche grazie alla cerniera di centrocampo. Senza dimenticare, però, qualche difetto: la freddezza, o se vogliamo lucidità, davanti al portiere avversario e la capacità di mantenere il rendimento ad alti livelli all'interno della stessa partita. Perché già contro i rossoblù, nella prima in campionato, Manu spreca una chance che grida vendetta: su suggerimento di Ferguson dalla destra, controlla il pallone al centro dell'area e con il destro manda fuori. Non è la prima rete divorata e non sarà l'ultima della stagione (nel corso dell'anno, Gasp dirà tra i sorrisi: «È un problema di piedi ma li migliorerà, ne sono sicuro»). E, a tal proposito, nelle 29 partite disputate in campionato (sono 37 le apparizioni stagionali, considerando le coppe per un totale di 2758 minuti in campo) Manu segna due reti (con Genoa e Sassuolo) e fornisce tre assist.
A gennaio, però, Roma-Milan cambia tutto. Perché il motore della Roma a centrocampo inizia a viaggiare a un'altra velocità. E subisce il primo infortunio muscolare che lo tiene fuori con Panathinaikos, Udinese, Cagliari e Napoli.
Quindi, rientra con la Cremonese e gioca per novanta minuti anche con Juventus (quella del 3-3, in cui Manu serve un filtrante per il gol di Malen) e Genoa. Ma salta l'andata degli ottavi di Europa League con il Bologna per un affaticamento muscolare: al Dall'Ara Koné c'è ma si accomoda in tribuna. Tre giorni dopo, però, è in campo con il Como (insufficiente la prova di Manu e della Roma, condizionata anche dall'espulsione di Wesley). E ancora nel match successivo, con i rossoblù in coppa all'Olimpico, abbandona il campo dopo venti minuti di gioco. L'esito è chiaro: lesione al bicipite femorale della coscia destra. Anche la gestione degli infortuni è uno dei temi di tutta la stagione romanista. Nel momento in cui la Roma fa i conti con varie assenze, il mediano resta ai box con Lecce, Inter, Pisa, Atalanta e Bologna.
Se la stagione del francese inizia con le migliori premesse e il solito rendimento, la seconda parte è fortemente limitata dagli infortuni. Nel finale, però, rivede il campo con la Fiorentina (suo l'assist per la rete di Hermoso) e Parma, salta il derby della doppietta di Mancini nuovamente per problemi fisici (alla fine sono nove le gare non disputate per infortunio in campionato) e partecipa alla festa Champions della Roma. In tempo per volare al Mondiale.
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