AS Roma

L’ora del Carosello: se il Mondiale viene trasformato in un Capodanno

Le regole da bambini le dettava chi portava il pallone. E pur di giocare tutti gli altri se le facevano andar bene. È un po’ quello che sta accadendo dall’altra parte del mondo

PUBBLICATO DA Danilo Per la Roma
24 Giugno 2026 - 08:00

Le regole, da bambini, le dettava chi portava il pallone. E pur di giocare, tutti gli altri, se le facevano andar bene anche se, certe volte, erano bizzarre e finivano pure per alterare il gioco. È un po’ quello che sta accadendo dall’altra parte del mondo con questo Mondiale che, alcune volte, sembra più la diretta social di un influencer qualsiasi piuttosto che quella fantastica competizione con la quale, partecipazione dell’Italia o meno, siamo cresciuti. Lo so: leggendo queste righe un ragazzo potrebbe pensare che un dinosauro sta criticando il presente perché non ci si riconosce dentro. Ma preferisco correre questo rischio piuttosto che avallare l’hydration break che falsa il gioco e rompe il ritmo della partita trasformandola, di fatto, in un enorme spot pubblicitario dove a contare, più che gli schemi degli allenatori, sono le patatine o le automobili messe in vetrina durante quei tre minuti. E, a proposito di minuti, non saranno quindici ma trenta quelli dell’intervallo nella finale: siamo sicuri che questo è calcio?!
Sicuri che per sapere le formazioni iniziali sia necessario vedere i calciatori ballare come TikToker?!? Sicuri che per arrivare al fischio d’inizio non possa essere necessario il brusio o il coro dei tifosi invece che un collettivo conto alla rovescia?!? Non è Capodanno, è un Mondiale: spegnete i fuochi d’artificio, allora. 

O teneteli, semplicemente, per il vincitore dopo che avrà alzato la coppa sempre che, quella coppa, non penseranno bene di farla consegnare al capitano attraverso un drone che intanto, strada facendo, lascerà cadere buoni sconto al pubblico come si faceva, un tempo, d’estate sul litorale romano. L’arbitro non deve essere un cameraman, è un arbitro. Gli inni nazionali non sono la sigla di un villaggio vacanze da ballare tutti insieme, sono gli inni nazionali: undici visi sfigurati dalla tensione che cantano per il loro Paese. Anche se poi, ed è proprio qui che mi viene tristezza, quando vedo molti-troppi tifosi su quelle tribune vivere ogni istante della partita con il telefono in mano... capisco che hanno vinto loro.
Perché quei molti-troppi... del calcio vero, forse, non hanno già più bisogno.

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