Lo aspettano tutti. Siamo nella zona mista dello Stadio Olimpico, un corridoio in cui da un lato i giornalisti attendono - invano - un giocatore da intervistare e dall'altro decine di tifosi sono pronti a chiedere una foto o un autografo ai calciatori, che passano al centro.

Il primo a palesarsi è Schick, capelli ancora bagnati, qualche scatto e fugge via. Passano anche Olsen, Jesus, Mirante, Santon, Pellegrini e, chi più chi meno, si intrattengono coi presenti. Al varco c'è anche parte della dirigenza giallorossa: il vicepresidente Baldissoni, il braccio destro di Pallotta Alex Zecca e Paul Rogers, capo dell'area digitale della Roma. Passa Perotti e risponde a una domanda: "Ci rivedremo? Spero di sì".

Dzeko non si vede, passa da un'altra uscita: dopo essere uscito dal campo arrabbiato è risalito per salutare De Rossi, ma forse non è dell'umore giusto per un bagno di folla. Poi le urla dei bambini annunciano il più atteso. "Daniele!".

E lui pazientemente parte dal primo della lunga fila e arriva fino all'ultimo dei tanti che gli chiedono un abbraccio, una firma o uno scatto. C'è un ragazzino, l'ultimo della schiera di persone dietro la transenna, che inizia a chiamarlo quando è ancora lontano: «Signor De Rossi, Daniele De Rossi!». «Arrivo, arrivo,,,». Con pazienza DDR non delude nessuno, nemmeno il telecronista nigeriano Mark Otabor, diventato famoso su Twitter grazie alla folle telecronaca di Roma-Barcellona: c'è anche lui nel corridoio.

De Rossi accontenta tutti, si prende in braccio i bambini e si sofferma in un lungo abbraccio con uno di loro in particolare. Poi seguito da una capannello di gente percorre quel corridoio che per l'ultima volta lo conduce fuori dallo Stadio Olimpico dopo una partita giocata con la Roma. Ritornerà, certo che ritornerà. Non da calciatore, ma da allenatore, dirigente o tifoso sì, non importa quale dei tre. Questa è casa sua, glielo hanno detto i tifosi con decine di striscioni, e lo sa.

«Ho un aereo alle tre»

Così aveva risposto nella conferenza stampa di addio a chi gli chiedeva lumi sul futuro. «Il 27 maggio ho un aereo alle 15 e vado in vacanza. Ho bisogno di passare un po' di tempo senza pensare al calcio, poi troverò una squadra». Il tempo senza calcio Daniele lo passerà a Tokyo: tornerà in Giappone dove era già stato due anni fa con sua moglie in seguito all'addio di Totti: al tempo se ne innamorò, ma da qui a dire che sarà la sua prossima destinazione professionale ci passa un mondo.

Ad oggi, il futuro di De Rossi dice più America che Asia, con la suggestione Boca - più volte confermata da diesse xeneize Burdisso - ancora in piedi. Volendo escludere a priori ogni destinazione italiana. Ma non saranno ancora questi i giorni in cui pensare alla prossima maglia. Intanto i tifosi potranno abituarsi alla sua assenza: De Rossi con ogni probabilità "sparirà" fino al ritorno, previsto a metà giugno, e forse solo Sarah sui social ci restituirà qualche scatto di quello che fino a ieri era il Capitano della Roma, come già era successo la prima volta nel paese del sol levante.

A proposito, chissà perché, sui cancelli della Sud ieri c'era anche una bandiera giapponese.