AS Roma

Sulle spalle di Mou l'ennesimo miracolo

Non si può più sbagliare, l'Atalanta apre oggi un ciclo terribile

Mourinho durante la seduta di ieri

Mourinho durante la seduta di ieri (GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA Daniele Lo Monaco
07 Gennaio 2024 - 07:00

Un uomo solo al comando, la sua divisa è giallorossa, magari il suo futuro è ancora incerto,  ma il suo presente è radicatissimo. Dietro la figura granitica di José Mourinho si sta comodi e al riparo, ora che anche Tiago Pinto ha salutato la compagnia - giusto il tempo di sbrigare le ultime faccende e di lasciare altri dubbi - è rimasto solo lo Special One a rappresentare la Roma ad ogni livello, in campo e sui giornali, sul mercato e nel mondo. Il trittico di impegni che attendono la squadra è da brividi e le condizioni con cui la Roma li affronterà sono oggettivamente difficili: con due soli centrali di ruolo (e su uno dei quali, Mancini, pende pure una diffida), con solo quattro centrocampisti (di cui due, Pellegrini e Paredes, non al cento per cento) a disposizione su sei e con qualche scelta in più solo per il reparto offensivo, sapendo peraltro quanto sono fragili le certezze sull’impiego con continuità di Dybala. Mourinho ne ha parlato a lungo ieri in conferenza stampa e per qualcuno il suo stato d’animo pessimista non aiuterà la squadra. Sarà, ma che cosa avrebbe dovuto dire? Avrebbe dovuto esaltare la prospettiva di vedersi la squadra rinforzata dall’ennesimo bimbo da svezzare (Huijsen) per restituirlo magari un po’ più giocatore alla Juventus? Ma intanto dovrà farlo giocare lui e il suo livello oggi non potrà mai essere all’altezza del compito che gli si richiede (e nella Juventus Next Gen qualche dubbio sulla solidità in fase difensiva l’ha generato).

Oggi all’Olimpico ancora stracolmo di passione, stavolta a dispetto della pioggia che si annuncia massiccia in giornata su Roma, arriva la prima di queste tre squadre complicate (calcio d’inizio ore 20,45, telecronaca esclusiva su Dazn, radiocronata obbligatoria su Radio Romanista), quell’Atalanta che fino a qualche tempo fa era un ostacolo quasi insuperabile per le diverse versioni di Roma spettacolari e fragili dell’ultimo decennio. Ora che alla guida c’è Mourinho le cose sono cambiate, l’uno contro uno a tutto campo non è più quel fastidio fisico prima che tattico che faceva invariabilmente perdere la testa a chi provava solo a far girare il pallone veloce nelle linee di passaggio improvvisamente intasate. Con l’Atalanta adesso sono partite aperte ed equilibrate, la nuova Roma accetta il braccio di ferro e  spesso piega di forza quello dell’avversario. Questo non significa che il risultato sia sempre dalla parte giusta, tutt’altro: l’anno scorso ad esempio arrivarono due sconfitte, ma furono due risultati ingiusti. All’andata al controllo romanista sfuggì un tiraccio imparabile di Scalvini, al ritorno un primo tempo equilibrato fu messo in salita da una delle periodiche dormite di Ibanez (gol di Pasalic) e dal raddoppio ad inizio ripresa di Toloi, a dispetto di un dominio giallorosso quasi incontrastato. E quando il gol di Pellegrini sembrò spianare la strada ad una giustissima rimonta arrivò la papera clamorosa di Rui Patricio a determinare la sconfitta. L’anno prima furono invece due squillanti successi della Roma a invertire la rotta rispetto alle ultime esibizioni: nelle tredici precedenti partite giocate tra i due club la Roma ne vinse una sola (una fortunosa vittoria in trasferta nel 2017 con punizione di Kolarov all’esordio in maglia giallorossa), più sei sconfitte e sei pareggi. A Mourinho il compito di regalare l’ennesimo miracolo: con una vittoria il quarto posto tornerebbe a due punti.

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