Il centrocampista Maxime Gonalons ha rilasciato una lunga intervista al quotidiano francese L'Equipe. Queste le dichiarazioni dell'ex Lione:

Come procede il tuo adattamento?
"Bene, anche se è stato un po' difficile. Sono arrivato da Lione, dove avevo trascorso diciassette anni, non conoscevo affatto l'estero. Mi sono messo subito in gioco. Il club è stato fantastico con me, la mia famiglia si è subito trovata a suo agio, in ottime condizioni".

Hai scelto la Roma, anche se il campionato italiano può sembrare meno attraente di altri, visto dalla Francia...
"Ma una volta che ci sei dentro è diverso. Quest'anno la Serie A è davvero all'altezza. Ci sono cinque grandi squadre che combatteranno per il titolo (Napoli, Inter, Juve, Roma, Lazio). È un campionato molto difficile e davvero competitivo".

La trattativa con la Roma si è conclusa in fretta?
"Sì, molto velocemente. Dal momento in cui ho sentito che il Lione voleva dare inizio ad una nuova era. Per me era il momento di vedere altro. Ho colto l'occasione, mi sono detto che la chiamata di un club come la Roma non arriva tutti i giorni".

A Lione era un titolare indiscutibile. Qui a Roma è diverso. Come la sta vivendo?
"Me lo sono detto tutti i giorni, a Lione: dovevo rimettermi in ballo. L'ultima stagione è stata dura per diverse ragioni, sia in campo che fuori. Era il momento di partire per scoprire altro. È la prima volta che arrivo in un nuovo club, che scopro una nuova cultura, una nuova lingua. Ma siamo tutti molto felici, stiamo bene, io nel club e la mia famiglia a Roma".

Cosa l'ha colpita al suo arrivo? C'è molta tattica negli allenamenti?
"Non è quello che mi ha scioccato. Sì, facciamo tanta tattica, ma quello lo sapevo. È soprattutto l'organizzazione attorno al club che è incredibile. Tutto viene fatto per permettere al giocatore di pensare soltanto al calcio. In Francia dobbiamo ancora migliorare molto sotto questo punto di vista".

Non gioca molto spesso da quando è arrivato a Roma. È difficile?
"In qualche modo riparto da zero. In Italia non ero molto conosciuto, quindi devo dimostrare le mie qualità. Poi davanti a me c'è un giocatore emblematico, De Rossi, il capitano della Roma. Conoscevo le difficoltà che avrei incontrato venendo qui, ma volevo mettermi in gioco. A Lione conoscevo tutti. Qui è completamente diverso, ma è gratificante. Quando si è da tanto in un club, si entra dentro una routine, anche se non lo si vuole ammettere. È così. Questo cambiamento mi ha fatto molto bene".

La fascia da capitano l'ha logorata?
"A partire dal momento in cui l'ho indossata, ho subito capito la difficoltà del ruolo. Non è mai stata un peso per me, ma l'ultima stagione è stata più difficile. Ho sempre svolto al meglio questo ruolo. Oggi ho uno status diverso, questo mi permette di concentrarmi unicamente sul campo. Credo che lo scorso anno a Lione questa cosa mi abbia tolto diverse energie. Non è solamente un piccolo pezzo di tessuto da mettere al braccio, è uno status da assumere".

Ci sono aspetti del suo gioco che vorrebbe migliorare?
"C'è sempre bisogno di migliorarsi. Ho un'esperienza tale che mi permette di gestire alcune cose che non sapevo gestire quando ero più giovane. In Italia il campionato è molto tattico, l'avversario ti pressa, non si ha molto tempo per giocare. Bisogna sempre guardare avanti. C'è un livello di gioco molto alto: bisogna avere la lucidità di non perdere il pallone, soprattutto nella zona dove gioco io, davanti alla difesa".

Come ha metabolizzato la partenza dal Lione?
"Oggi ho digerito la cosa, è alle spalle. Continuo a seguire la squadra, ho molti amici nel club, sia tra i giocatori che tra i dipendenti. Gli auguro solo belle cose, ma ora scrivo la mia storia. Penso che fosse nel mio destino. Sono concentrato sugli obiettivi della Roma, abbiamo iniziato bene la stagione e dobbiamo continuare così".

Ha sentito il presidente del Lione Aulas?
"No. Ci siamo lasciati bene nonostante tutto, anche se le sue parole mi hanno toccato. Questo fa parte del mestiere, non sono rancoroso. È un presidente che mi ha sostenuto, che mi ha ben pagato per diversi anni. Bisogna avere rispetto per lui, ha portato il club in alto".

Quindi oggi non c'è amarezza?
"No. C'è solamente un po' di tristezza per come è finita".

Come immagina la sua stagione?
"Vogliamo arrivare il più lontano possibile in tutte le competizioni. Abbiamo una squadra di qualità e penso che la concorrenza sia sana. Abbiamo bisogno di tutti, giochiamo tante gare. In Champions siamo capitati nel gruppo della morte, eppure ora siamo in una buona posizione per qualificarci alla fase successiva. Abbiamo fatto un buon girone finora".

Pensa ancora alla Nazionale francese?
"Sì, certamente, ma la situazione mi è ben chiara. C'è molta concorrenza nel mio ruolo, c'è una squadra che ormai gioca insieme da qualche mese, e poi ci sono i giovani, che sono molto promettenti. Io parto da lontano, ma non si sa mai cosa potrebbe succedere. Tocca a me essere bravo con la Roma".

Passare da Lione a Roma è un passo avanti?
"Sì, penso di sì, anche se il Lione resta un grande club. La Roma è un'istituzione. So che mi darà molto, e io voglio dare altrettanto alla Roma".