tra falso e realtà

Il caso-non caso della maestra e quell'inno cantato in classe

Dopo i giudizi sulla viabilità e sulla gioia dei tifosi romanisti, la fake news dell'insegnante che impone ai bambini di cantare “Roma Roma” a scuola

Una veduta aerea della festa del 26 maggio a Roma  (Getty Images)

Una veduta aerea della festa del 26 maggio a Roma (Getty Images)

30 Maggio 2022 - 08:34

È diventato un caso quanto accaduto al plesso Caterina Usai, scuola primaria dell'istituto comprensivo Via Savinio 43, in zona Talenti. Protagonista la maestra Daniela della II B, stimata a tal punto che "molti genitori al momento dell'iscrizione richiedono che i figli stiano con lei" e che il 26 maggio, giorno dopo della vittoria della Conference League da parte della squadra giallorossa, ha messo in classe "Roma Roma" sulla lavagna luminosa con il testo a mo' di karaoke per far cantare alcuni bambini che erano andati a scuola con la maglia della loro squadra del cuore. Uno dei tanti casi-non casi scaturiti da una semplice partita di calcio. Semplice, neanche tanto, dipende dai punti di vista. La Roma ha vinto dopo tanto tempo e i benpensanti del politically correct a orologeria si sono scatenati.

Si è giudicata la viabilità, come se in meno di ventiquattr'ora ore si potessero gestire alla perfezione (probabilmente si poteva fare qualcosa in più) centinaia di migliaia di persone riversate in strada per aver provato una gioia quasi dimenticata, si sono giudicati cori e cuori. I primi, politicamente scorretti come la quasi totalità dei cori da stadio di tutto il globo terrestre, e i secondi, pontificando e sindacando sulla gioia, come se qualcuno sia in diritto stabilire a tavolino cosa può rendere felice una persona e cosa no. Si è fatta la morale, anche in questo caso ad personam sul "figlio di e la moglie di", senza ricordare "i figli, le sorelle e le mogli di" dell'altra fazione, oltre che le ginocchia e le stampelle e chi più ne ha più ne metta.

Poi, come se non bastasse, si è arrivati anche a "toccare" i bambini, con il caso della scuola di Talenti, diventato spinoso per il video virale, diffuso a seguito della "denuncia" del papà di un alunno, di fede laziale, a Radiosei, radio con palinsesto interamente dedicato alla squadra biancazzurra, che si era lamentato perché il figlio si sarebbe messo a piangere per questo motivo e avrebbe chiesto alla famiglia di andare a riprenderlo. Eppure il bambino, che non avrà certo gradito la canzone di Venditti, non piangeva per questo: "Tanti bambini sono andati a scuola con la maglia della Roma - ha spiegato la maestra alla radio, smentendo sostanzialmente la versione del padre -. È stato un gesto spontaneo e innocuo, posso capire che possa aver disturbato, ma il bambino non piangeva per quello, è arrivato in classe con l'emicrania, ne soffre abitualmente, ho chiamato la mamma e abbiamo concordato di somministrare una tachipirina come altre volte. Mal di testa che poi è tornato anche di pomeriggio. Ma soprattutto nessuno ha imposto niente a nessun altro".

Un chiarimento dovuto, con la maestra Daniela, che ha aggiunto di non essere "una tifosa di quelle accanite" e di avere la famiglia divisa tra romanisti e laziali: "Ma la prossima volta metterò l'inno della Lazio - ha promesso in radio -, anche se in classe ci sono pure due juventini". Un non-caso diventato caso, dunque, un non-titolo diventato titolo, prontamente chiarito grazie alle testimonianze dirette che, oltre a ristabilire la verità, hanno avuto la funzione di "mitigare" le social storm che erano già partite, come spesso accade, senza la minima verifica. Restano i contrasti, che ci auguriamo si chiariscano, tra i genitori, alcuni dei quali risentiti oltretutto per la diffusione di un video privato che rappresenta anche minori. Ma questa è addirittura un'altra storia. Purtroppo.

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