Tutto nei piedi di Cristante. È la Roma quadrata di José Mourinho, della quale Bryan ha letteralmente preso le chiavi. Che il tecnico portoghese lo stimasse si era capito dai lunghi colloqui del ritiro in Portogallo in estate, quando Mou lo accolse appena laureato campione d'Europa. Che lo considerasse un punto fermo si è capito in corso d'opera. Prima dell'arrivo di Oliveira per Cristante la considerazione del tecnico era la stessa che avevano avuto i suoi predecessori: giocava sempre. Sì, con la complicità di una panchina ritenuta un po' corta dallo Special One, ma giocava sempre. Dopo l'arrivo dell'ex Porto la musica non è cambiata e Bryan ha ripagato ancora di più l'allenatore, crescendo addirittura: semplicità, fisico, velocità di pensiero, verticalità e coraggio. Con qualche fascia da capitano.

Ingredienti perfetti per il gioco di Mourinho: non si vede ma c'è, si dice spesso di giocatori come lui. Eppure, è un luogo comune. Si vede anche, come si è visto in azzurro, grazie alla fiducia del ct Mancini. E si è visto in questa stagione con il suo carattere, la sua testa, i suoi colpi di testa (in Nazionale e a Reggio Emilia contro il Sassuolo, per dire). E con il suo lancio perfetto, specialità cambio di campo, che ha illuminato molto spesso la manovra della Roma, orfana di un regista vero e proprio, ben rimpiazzato dalle geometrie e il fosforo del friulano e di Mkhitaryan reinventato in mediana da Mou.

Così, nella notte che ha riportato Roma e Bodø/Glimt alla realtà, succede che Cristante entra in maniera decisiva in tutte e quattro le azioni dei gol: al minuto numero 5 tenta la deviazione sul cross di Zaniolo che induce il portiere avversario Khaikin a una respinta corta sulla quale Abraham insacca l'1-0. Caparbio nel recupero dei palloni e veloce negli scambi, al 22' dà l'avvio all'azione palla avanti-palla indietro-palla avanti del primo gol di Zaniolo. Al 29' sbroglia l'area di testa e lancia Zalewski che poi manda in porta nel corridoio Zaniolo per il 3-0. Al 49' riceve da Karsdorp dietro la metà campo e decide di imitare De Rossi, Di Bartolomei e Totti, lanciando in verticale ancora Nicolò Zaniolo che spacca la rete della porta sotto la Sud per il quarto gol.

Insomma, c'è e si vede e se non c'è si vede. Questa forse è la massima da aggiornare, perché Bryan Cristante, battezzato da De Rossi, di questa Roma rinata è un pilastro. E meno male che a Mourinho non piaceva...