Si può raccontare la ROMA con i colpi di tacco di Francesco Totti. Lo stop di petto di Paulo Roberto Falcao, il senso della posizione di De Rossi, i colpi di testa di Roberto Pruzzo. Ma anche con le giornate di otto ore in piedi, dietro al bancone di un bar, di Antonio: un uomo che nella vita non faceva gol, ma caffè. Perciò quando mi chiedono un modo per poter far capire agli scettici che la ROMA non è solamente una questione sportiva - ma, soprattutto, sentimentale - ho sempre due risposte da dare: la prima è che non mi interessa, che non glielo spiego. La seconda è che, se proprio voglio/devo, mi affido a storie come quella di questo signore così distinto, con le spalle grandi e i folti baffi come quegli stopper anni ottanta che proteggevano la ROMA dagli attaccanti avversari.

Antonio, la ROMA, invece ha sempre cercato di tenerla al riparo dai pericoli con le sue scaramanzie. Che la figlia, anche oggi che il papà non c'è più, ricorda con tenerezza ogni volta che gioca la squadra della Capitale e lei si mette al collo la sciarpa che prima indossava suo padre. Una staffetta che c'entra poco con la tattica, ma molto con i valori che un genitore trasmette ai figli. Paola, che quella sciarpa da dopo la scomparsa del padre non l'ha mai lavata per non mandare disperso il patrimonio del suo profumo, al collo non si mette solamente un pezzo di lana giallorossa - e già non sarebbe poco - ma le domeniche passate insieme al padre all'Olimpico, i ricordi di pranzi consumati frugali per correre allo stadio insieme. Uno stadio dove non si cercava di catturare le immagini con i selfie da mostrare agli altri ma si pensava, sempre, alle emozioni da vivere con chi avevi accanto. E lei accanto aveva un papà Romanista. Che non ha consumato i tacchetti degli scarpini ma le suole delle scarpe per farla crescere felice e piena di attenzioni. Lei che ancora oggi, ogni tanto, tira fuori quella fotografia in cui suo padre si ritrovò in mezzo ad Agostino Di Bartolomei e Picchio De Sisti e la sera, a casa, gli occhi del ragazzino felice ce li aveva lui.

Eccola, allora, la ROMA: sono proprio quegli occhi e pure quelli di sua figlia che, ogni volta che si ritrova quella istantanea in mano, è come se rimettesse in circolo tutte le emozioni che custodisce dentro quell'autentico, e poetico, bagaglio di ricordi che ognuno di noi ha delle persone che ha amato e che continuerà ad amare per sempre. Ecco, la ROMA gliela spiegherei così a chi non vuole capire. Con storie come quella del signor Antonio, un tifoso che durante tutto il corso della sua vita ha alimentato la fiamma di questo sogno collettivo con vorace passione ma pure con grande, assoluto, rispetto. Oggi - ogni volta che scende in campo - è la ROMA a tenere in vita lui. Anche grazie a Paola che continua a tifare per il suo papà.