«Ho avuto l'onore di sventolare la bandiera con il volto di Antonio». Una frase speciale, resa ancor più significativa dal protagonista di queste parole. Di nome Massimiliano, il cognome è di quelli capaci di far emozionare tutti i romanisti: De Falchi. Nipote di Antonio, presente in Curva Sud domenica sera insieme ad Anna, la sorella: «Per lei è stata la prima volta in assoluto allo stadio Olimpico, siamo entrati intorno alle 19 e abbiamo sbirciato il meraviglioso lavoro dei ragazzi della Sud. Non sapevamo cosa avessero preparato, è stata una sorpresa incredibile». Giorni e notti intere di lavoro incessante per ricordare Antonio a trent'anni di distanza dalla prematura scomparsa, con migliaia di persone che hanno dato vita ad una coreografia indimenticabile.

«Ci tengo a ringraziare il gruppo Roma e tutti gli altri gruppi della Curva – ha aggiunto Massimiliano De Falchi – La Sud è la nostra famiglia, è incredibile come nessuno abbia mai dimenticato Antonio in questi anni. Quando vedo la sua bandiera sventolare in tutti gli stadi, in Italia e in Europa, mi emoziono. L'amore dei romanisti è emozionante». Trenta stendardi sorretti da tre aste ciascuno, arrotolati con amorevole cura dopo esser stati esposti dalla prima nota del nostro inno e fino al quindicesimo minuto di gioco. Passati di mano in mano sopra le teste dei ragazzi e delle ragazze della Sud, accarezzati con dolcezza come fosse un ennesimo, nuovo saluto ad un amico. Carezze pronte a diventare braccia tese al cielo nel giro di un istante e ai piedi della Curva una bandiera sventolata per dare il via allo spettacolo nello spettacolo.

Al centro di tutto, più in alto di tutte. "Antonio De Falchi eee-eh ooo-oh", continuavano a cantare donne e uomini, anziani e giovani mentre la Sud iniziava a svuotarsi a metà. Una divisione di intenti da parte di chi è accomunato dalla stessa passione, punti di vista diversi capaci di esprimere lo stesso concetto. Una contestazione pensata a malincuore da parte di chi per la Roma soffre, spende e spande, sacrosanta nella sua civiltà e proprio per questo rispettabile evitando giudizi frettolosi. Abbandonare con dolore e rabbia gli amati spalti oppure restare al proprio posto per sciorinare cori in onore di Antonio De Falchi, altri contro la tifoseria milanista e altri ancora verso squadra e dirigenza. Le diverse scelte del cuore pulsante della tifoseria romanista che, pochi minuti prima, si era stretta in un abbraccio commosso con la Curva Sud Laterale ed i Distinti Sud a mo' di braccia immaginarie. Migliaia di sciarpe tese al cielo a dipingere l'Olimpico con i colori più belli, trenta stendardi srotolati per ricordare ancora una volta un figlio di Roma, una bandiera issata ai piedi della Sud e sventolata da chi, da tre decenni, non è stato mai abbandonato dai ragazzi della Curva. Perché da trent'anni la famiglia De Falchi è la famiglia di tutti i romanisti e domenica sera, ma non solo, alle parole "Curva Sud" si sono aggiunte quelle di "Antonio De Falchi".

Autoproclamazione e al tempo stesso dedica immortale, sintetizzate da uno striscione eloquente. I romanisti e la loro voglia di stringersi un po', domenica sera ancor più del solito. Perché non sempre se si è uniti si vince, ma è altresì vero che l'unione fa la forza. E questa Roma ha bisogno di essa, ha bisogno di riconquistare la sua gente. Quel popolo che in una fresca serata di inizio febbraio si è abbracciato e stretto intorno alla famiglia di Antonio De Falchi. Con trenta stendardi a ricordare che, a volte, passa il tempo e può anche cambiare la gente. Ma da quel tragico 4 giugno del 1989 ad oggi, l'immagine di Antonio è presenza fissa dove prende posto la tifoseria romanista. Dalla Curva Sud fino ai boccaporti della Curva Paradiso, lì dove Antonio continua a tifare in mezzo a tanti altri, con gli occhi rivolti verso il basso in cerca di una bandiera che mai sarà ammainata. Dalla Sud si sono innalzati trenta stendardi in suo onore, ventinove sono usciti insieme ai ragazzi della Curva. Uno, invece, è stato donato ad Anna De Falchi. Com'è giusto che sia, per conservarlo con cura e amore. L'amore di un popolo che mai dimenticherà uno di loro. "Antonio De Falchi eee-eh ooo-oh", per l'eternità.