Cosa rende la maglia della Roma del 1982-83 la più bella della nostra storia? La sua foggia, la sua originalità o al contrario la sua aderenza alla tradizione, la nostalgia… o i centomila voti che avrà espresso Tonino Cagnucci (con tanto affetto, Toni'!)?

C'è da dire che l'82-83 per la storia della maglie della Roma è un anno davvero particolare. Paradossalmente infatti si potrebbe affermare che "una" maglia del campionato 1982/83 non esiste. Perché ne esistono ben cinque tipologie diverse (parlando solo di prima maglia rossa), utilizzate durante l'arco della stagione. Un vero e proprio record di varianti nella storia della casacca giallorossa. A causa di un ritardo della fornitura da parte del nuovo sponsor tecnico, la Patrick, la Roma fu costretta infatti a disputare i primi incontri della stagione (precampionato e la prima di campionato, vittoriosa, contro il Cagliari il 12 settembre 1982) con le vecchie maglie Playground dell'anno precedente, dalle quali era stata scucita la coccarda della Coppa Italia e il marchio, sostituito da quello nuovo. Tra l'altro 10 giocatori su 16 compaiono nell'album delle figurine Panini di quell'anno con queste vecchie maglie travisate per nuove.

La prima fornitura di maglie Patrick vere e proprie arrivò solo per la seconda partita di campionato e fu utilizzata fino alla quinta, e presentava un particolare scollo a V completamente rosso, mentre i baveri del colletto erano gialli con il nuovo caratteristico bordino rosso. Dopo la quinta di campionato lo scollo ridivenne giallo, come nei modelli di maglie degli anni precedenti, ma con una foggia esageratamente allargata con il vertice che arrivava a lasciare scoperto lo sterno dei giocatori (con questo tipo di maglia compaiono i sei giocatori rimanenti tra le figurine Panini). Di questa tipologia esiste poi un'ulteriore variante di maglia rossa, utilizzata in una sola occasione in coppa Uefa contro l'Ipsiwch Town, priva dello sponsor principale e anche del lupetto. Finalmente, con il girone di ritorno compare la fornitura definitiva, utilizzata per tutto il resto della stagione e caratterizzata da un colletto molto più stretto, per alcuni forse anche troppo visto che molti giocatori preferivano rompere la cucitura centrale per allargarlo. Questa, nell'immaginario collettivo, è "la" maglia dell'82/83. Con i suoi splendidi numeri stampati in "vernicetta" bianca (come lo sponsor), squadrati e profilati da un sottile bordino, tanto diversi dai grandi numeri tridimensionali che caratterizzavano la Playground e le maglie di molte altre squadre in quegli anni e che torneranno poi negli anni successivi. È questa la maglia dello scudetto dell'Ottantatré. La maglia della squadra più bella di sempre. La maglia dei Giganti, tutti, dall'1 all'11 Tancredi Nela Vierchowod Ancelotti Falcao Maldera Conti Prohaska Pruzzo Di Bartolomei Iorio. E pure gli altri, Chierico Faccini Giovannelli Nappi Righetti Superchi Valigi. La maglia delle immagini più belle di sempre (insieme agli occhi di Manolas di quella notte dell'aprile scorso): il gol di Falcão a Pisa, il giro di campo dopo Roma-Torino, ma soprattutto quel gol. La sequenza di immagini, non una sola, dopo quel gol di Agostino all'Avellino, quel grido incontenibile, quelle lacrime nella pioggia, le braccia alzate al cielo, Carletto che arriva e fa quello che in quel momento avrebbero voluto fare tutti ma proprio tutti i tifosi della Roma, quell'abbraccio, Falcão che arriva, abbraccia quell'abbraccio e sorride. Con quella maglia, intrisa di pioggia e del sudore della fatica, di lacrime di gioia, di sogni che si liberano, che si incarnano. Sogni giallorossi, a colori, tricolori, mentre il resto del mondo rimane in bianco e nero. Sogni che sono ricoperti, abbracciati da quella maglia. Che da quel momento occupa un posto imprescindibile nel cuore dei tifosi della Roma, di chi c'era e chi no, di chi non era ancora nato e ha avuto la fortuna di sentirlo e di vederlo raccontare, tramandare. Sarà questo a rendere la maglia del 1982/83 la più bella maglia della squadra più bella del mondo.

*Autore del libro "La maglia che ci unisce", con Massimiliano Ceci e Riccardo de Conciliis