Dopo 40 giorni senza interviste, come sottolineato dallo Special One su Instagram, ieri José Mourinho ha rilasciato un'intervista al canale YouTube della Roma. Di seguito, le sue dichiarazioni.

Che bilancio può fare di questi primi 40 giorni circa di lavoro?
"Tanto lavoro! Sono molto contento. Sono state settimane di tanto lavoro, però fa piacere quando tu hai tanta gente che vuole lavorare, che vuole migliorare, che ha grande motivazione e una voglia di fare bene. Non parlo semplicemente dei giocatori, parlo di tutti quelli che hanno fatto parte di questo precampionato. Temperatura e condizioni di lavoro difficili, ma nel frattempo dovevamo migliorare fisicamente, tatticamente, imparare a giocare come squadra. Allo stesso tempo parliamo di organizzazione dei diversi reparti del club e intorno alla squadra, senza dimenticare ovviamente il mercato super difficile e il tanto lavoro per il direttore e per gli scout. Decisioni importanti da prendere per la società. Adesso però arriva il momento che piace a tutti, anche se io spesso ho detto che non mi piacciono le amichevoli, abbiamo cercato di prendere tutte le gare come impegni importanti. La prima gara da tre punti sarà domenica contro la Fiorentina, ma ancora più difficile di giocare per i punti sarà giocare in una sfida ad eliminazione diretta e cominceremo in Turchia. Questa è la pressione positiva che voglio io, che vogliono i giocatori e, sicuramente, anche i tifosi si divertono di più con le partite vere, come piace chiamarle a me". 

Pochi giorni di riposo e allenamenti ad alta intensità. A giudicare dai suoi post su Instagram è sembrato soddisfatto dal gruppo. Quanto le piace guidare questa squadra?
"Mi piace tanto, non posso dire molto di più. L'organizzazione del lavoro penso che sia piaciuta a tutti. Abbiamo lavorato con alta intensità, perché questa è la nostra filosofia, tu giochi come ti alleni e ti alleni come giochi. Vogliamo giocare con intensità e abbiamo fatto questo ogni giorno. C'è anche un lavoro più invisibile, più difficile da capire per voi da fuori, che è stato un lavoro di palestra, prevenzione, recupero. Abbiamo avuto sempre una grande preoccupazione nel cercare di trovare una direzione con delle belle sensazioni e abbiamo tanta gente nello staff che sta lavorando con i giocatori e con grande dedizioni. Abbiamo un programma buono dal punto di vista delle sedute e anche i giocatori penso che abbiano apprezzato questo: il lavoro è duro, ma vedono l'organizzazione che c'è dietro".

Quanto è stato importante in Portogallo vivere a stretto contatto per il gruppo?
"I primi quindici giorni qui a Trigoria sono stati importanti per avere un primo contatto: io ho conosciuto loro e loro hanno conosciuto me. Anche qui a Trigoria siamo stati insieme qualche giorno, rimanendo a cena e a dormire, per accelerare quel processo lì. Il Portogallo è stato fondamentale, non perché è la mia casa, ma perché siamo stati insieme 24 ore su 24 quasi per due settimane e lì si capisce tanto. Siamo usciti come squadra, dal punto di vista tecnico tattico, migliorati, però principalmente come gruppo con una conoscenza più profonda e questo è fondamentale, perché questa è la nostra famiglia. Se arriviamo alla fine di un campionato possiamo capire che abbiamo passato più tempo con questa famiglia che con quella di sangue. La squadra ora è veramente unita". 

Con lei è arrivato un nuovo staff, quanto è stato importante il contributo dello staff in questa parte della stagione?
"Da solo sarebbe stato difficile (ride, ndr). Mi piace lavorare con persone capaci ma anche con motivazioni di lavorare insieme. Nel calcio sembra che ogni allenatore che arriva arrivi con un pullman piena di collaboratori, noi invece siamo arrivati in una piccola Hyundai, perché siamo pochi. Ora però siamo tanti, perché abbiamo preso gente che era già qui, persone con capacità e con voglia di imparare a lavorare con me, che è una cosa diversa rispetto agli altri. Abbiamo dato l'opportunità anche a gente giovane delle giovanili, come un preparatore atletico della Primavera che è passato in prima squadra, perché è questo il nostro modo di lavorare. Non mi piace dire che ho bisogno di prendere tante persone, ma ho bisogno di prendere uno per ogni dipartimento, che mi aiuti a implementare la nostra filosofia di lavoro, ma comunque già esiste gente all'interno della società, persone con capacità e che meritano opportunità. Ora non posso più parlare del mio staff di 5 collaboratori, ora non esiste più, ora esiste il mio staff di 20 collaboratori. Come squadra anche noi sentiamo questa unità e penso sia molto importante per noi come staff tecnico e per il club, perché un giorno sarà la Roma senza José e quando questo giorno arriverà vogliamo lasciare quanto fatto e una struttura super organizzata, in grado di dare frutto in futuro. Speriamo però che la Roma senza José non sarà presto, ma fra tanti anni". 

Prima ha parlato delle amichevoli, sicuramente sono arrivate delle indicazioni: cosa l'ha convinta e in cosa si aspetta dei miglioramenti da parte della squadra?
"Amichevoli per te, non per noi. Non abbiamo fatto delle amichevoli (ride, ndr). Abbiamo iniziato qui in Italia con qualche squadra di serie inferiori e lì è stato più per dare continuità alle sedute di allenamento. In Portogallo invece abbiamo trovato delle squadre di Champions League, perché Porto e Siviglia sono due squadre che giocano la Champions, due squadre di un livello altissimo. Quelle due partite per me sono state importanti dal punto di vista dell'organizzazione difensiva, siamo stati bravi. Abbiamo subito un gol contro il Porto alla fine, la squadra è stata molto organizzata, seguendo i principi che le abbiamo trasmesso. Abbiamo capito che nella fase con la palla c'è ancora tanto da fare e da migliorare, voglio più controllo nel gioco, voglio più intensità nell'uscita in transizione. Anche dal punto di vista di posizione stiamo studiando per sistemare la squadra in un modo diverso, però abbiamo migliorato tanto. Dal punto di vista emotivo, competitivo, come atteggiamento di squadra: mi è piaciuto tanto. Il Porto e il Siviglia sono due squadre difficili da affrontare, aggressive. La rissa contro il Porto mi è piaciuta tanto, nel senso di controllo emotivo, niente di particolare che possa andare dal giallo al rosso, semplicemente una partita molto buona. La gara contro il Betis è stata un'altra cosa: penso che ci siano stati tanti responsabili per il modo in cui è finita. Secondo me il primo responsabile è l'arbitro, il secondo responsabile sono io, perché non posso essere io a provocare quello che è successo dopo. La squadra mi ha seguito nella mia reazione e abbiamo finito con 3 o 4 cartellini rossi. Responsabilità mia, ma anche l'arbitro dovrebbe pensare a cosa ha fatto per ridurre un'amichevole buona in una partita così. Io comunque mi prendo le mie responsabilità in questo. La squadra è arrivata lì veramente stanca, era l'ultimo giorno, tre ore e mezza di pullman dal Portogallo a Siviglia, un caldo incredibile, anche se abbiamo giocato di sera. In più non posso dimenticare la situazione Dzeko, una situazione molto strana: si capiva che sarebbe andato via, però si respirava un po' di dubbi. Lui va via, arriva qualcuno o non arriva? Ho sentito i giocatori molto preoccupati. In quella partita, secondo me, abbiamo giocato 50-55 minuti molto competitivi, con un bravo Shomurodov, che era arrivato soltanto da due giorni ma che aveva già fatto capire che giocatore è. Poi però è finita male, ma magari questo è stato un bene per noi, perché una volta tornati abbiamo analizzato tutto quello che è successo durante la partita, di positivo e di negativo. In quel momento io ho detto ai giocatori di esser stato responsabile per quanto successo".

Ha parlato di Dzeko. Intanto è arrivato Abraham, quanto sarà importante per la squadra?
"Intanto devo dire bravo al direttore e grandissimi i proprietari: Dan, Ryan e Tiago sono stati bravissimi. La realtà è che abbiamo iniziato il precampionato pensando di avere Dzeko e quanto successo è stata una sorpresa per tutti, in un mercato molto difficile e una situazione economica, per tutti o quasi tutti i club, complicata. Avere la possibilità, l'ambizione e rispetto per l'emozione dei tifosi è una grande cosa. Perdere Dzeko e prendere Abraham è stato quello che qui in Italia chiamate colpo di mercato, che per me, anche se lui non fosse arrivato io avrei avuto la sensazione che la mia società e il mio direttore avevano fatto tutto il possibile per avere una reazione fortissima a un giocatore come Dzeko che è partito. Di Tammy preferisco dire di aspettare per vedere, lo dico con tutta la fiducia in lui. Non ha mai giocato con me, perché quando ero al Chelsea era un bambino, ma conosco molto bene che tipo di giocatore è, la sua mentalità. Per un giocatore inglese è sempre difficile lasciare la Premier, questo mi dice tanto, perché se parti vuol dire che hai molta ambizione: vuol dire che tu vuoi recuperare la nazionale, vuoi giocare il mondiale, vuoi vincere fuori dall'Inghilterra dove altri hanno faticato. Lui viene qui con questa ambizione e per le sue qualità come giocatore aspettiamo. Tammy, con Eldor e Borja abbiamo un gruppo di attaccanti che mi lasciano veramente felice. Non abbiamo quell'esperienza di un giocatore di 30 o più anni, come altre squadre anno: la Juve con Cristiano Ronaldo, il Milan con Giroud e Ibrahimovic, tutti con grande esperienza. Non abbiamo questo, ma al livello potenziale io non potevo essere più felice". 

Rui Patricio e Shomurodov cosa possono dare alla Roma?
"Tanto. Il mercato è diventato un po' diverso di quel mercato che io avevo pensato inizialmente e le richieste che avevo fatto al direttore. Il mio modo di analizzare la squadra e di pensare il primo periodo della mia Roma lo ha cambiato. Abbiamo perso Spinazzola per tanto tempo e Dzeko, questo ha cambiato le nostre idee. Inizialmente avevamo pensato soltanto ad un attaccante e non a due e non avevamo mai pensato a un terzino sinistro. Come si è trasformato è diventato più difficile, perché non eravamo preparati. Il club è stato bravissimo. Sarà la prima, e spero ultima volta che lo dico, mi mancherà qualcosa rispetto a quando avevo programmato il mercato, ma posso soltanto ringraziare la società per quello che hanno fatto per noi. Una reazione fantastica prendendo un bravissimo giocatore come Vina. Dico sempre che Rui è Rui: ha giocato più di 100 partite con il Portogallo, tantissime in Premier. Rui è stabilità. Eldor, quando lo abbiamo preso, lo avevamo preso perché avevamo bisogno di più mobilità e velocità in attacco. Siamo molto contenti con lui. Poi alla fine una reazione incredibile, magari che qualcuno non si aspettava perché il mercato di oggi è difficilissima, ma se qualcuno aveva bisogno di un segno per capire cosa la società volesse fare in questi tre anni, come minimo, che abbiamo insieme, Abraham è la reazione. Sappiamo di non essere la squadra più forte del mondo, ma abbiamo una rosa con cui nessuno può proibirci di pensare: possiamo vincere la prossima partita. Questa è la mentalità e nessuno può fermarci dall'andare verso le partite pensando di vincerle. Sicuramente ci saranno partite che perderemo e che pareggeremo, ma vogliamo andare ad ogni partita con questa sensazione". 

Ha parlato molto del direttore Tiago Pinto, della proprietà. Prima della partita contro il Betis, si è visto che ha parlato molto con Tiago Pinto. In Portogallo spesso si è intrattenuto con la proprietà, con Dan Friedkin e Ryan Friedkin: magari questa è una cosa che capita molto di frequente ma fa sempre notizia poi vederlo davanti alle telecamere. In generale, come procede il lavoro che state facendo insieme in quella che rappresenta davvero una nuova era per tutto il Club?
"Secondo me, la notizia dovrebbe essere quando un allenatore non parla con il direttore, quando l'allenatore non parla con la proprietà. Questa doveva essere la notizia. Mi è capitato qualche volta in club diverso di non avere la possibilità di avere questo tipo di rapporto. Penso che è solo positivo che questo succeda, perché per me è importante capire le loro sensazioni, per loro è importante capire il mio modo di pensare, di analizzare le cose. E questo mi piace tanto. Il direttore è qui ogni giorno, la proprietà se non è qui, al telefono c'è sempre e ovviamente mi piace veramente questo. Però io vorrei fare questo ragionamento in modo più ampio, nel senso che il rapporto è buono con gli scout, è buono con gli analisti, è buono con il direttore. Stiamo veramente lavorando insieme. Non mi sembra di avere un gruppo dove tutti noi vinciamo e l'allenatore perde. Non mi sembra questo il profilo. Mi sembra che stiamo costruendo un profilo di Trigoria dove vinciamo tutti e perdiamo tutti".

Sabato sera ha vissuto la sua prima serata da allenatore della Roma col il pubblico sugli spalti: domenica ci sarà il debutto in campionato contro la Fiorentina. Che effetto le ha fatto la loro accoglienza sabato e quanto può contare il loro supporto durante la stagione?
"Guarda, sabato ero super felice, però domenica ero un po' triste, perché domenica ho visto i campionati in Francia, Portogallo, Germania, la Premier League, pieno, stadi tutti pieni. E dopo ho pensato, ho paragonato l'Olimpico di sabato con questi stadi di domenica e sono stato un po' a pensare a quanto volessi l'Olimpico pieno di romanisti. Però sabato la sensazione è stata bellissima, perché era da più di un anno che non si giocava con tifosi. Ed è stata la prima volta all'Olimpico come allenatore della Roma, con un'accoglienza veramente fantastica, però lo sento dal primo giorno, lo sento dal giorno del mio annuncio, lo sento dal giorno che sono arrivato qui a Trigoria per la prima volta e ovviamente lo sento per strada quando faccio una passeggiata in città e l'ho sentito per la prima volta all'Olimpico. Però se posso chiedere qualcosa, chiedo: squadra, squadra, squadra! Non andare troppo nella direzione dell'individuale. Se i tifosi vogliono andare nella direzione dell'individuale, scelgano di sostenere i giocatori, non me. Meglio dimenticarmi: io sono lì, sono uno di loro, non ho bisogno di questo supporto, di questo appoggio, non ne ho bisogno. Li ringrazio tanto, però se devo chiedere qualcosa, è: squadra, squadra, squadra. Perché qui dentro è così, qui dentro è così è: squadra, squadra, squadra. E loro allo stadio: Roma, Roma, Roma, insieme. Non possiamo vincere sempre, avremo sicuramente dei giorni in cui andremo a casa tristi: tristi, ma con la consapevolezza che abbiamo lasciato tutto lì. E sicuramente saranno più i giorni felici che quelli negativi".

Chiudiamo con una battuta: mancano poche ore alla prima partita ufficiale della stagione, in Conference League. Jose Mourinho con che stato d'animo ci arriva?
"Tu stai scherzando e vuoi che scherzo anche io. Non posso dormire! (ride, ndr). No, sto scherzando, veramente. Io sono sempre molto tranquillo, per me il dopo partita è sempre più difficile che il prepartita. Dopo la partita è difficile dormire: penso alla partita, penso a quello che è successo, penso a quello che poteva succedere. L'adrenalina della partita è sempre molto difficile. Prima della partita sono assolutamente tranquillo. E più che tranquillo, in questo momento felice, perché non mi piacciono le tue amichevoli, mi piacciono le partite vere e le partite vere iniziano adesso. Sono preparato".