Comandare non sempre è sinonimo di imporre. A volte si tratta di attitudine, a maggior ragione se non usurpata e riconosciuta dagli altri. Da chi sta accanto, per affidarsi. Da chi sta contro, come monito. Federico Fazio i gradi di Comandante se li è guadagnati sul campo. Il freschissimo rinnovo di contratto con la Roma fino al 2020, anche. A suon di prestazioni: più che convincenti, sontuose. Fin dalle prime battute della sua avventura in giallorosso.

«Dal primo giorno che sono arrivato qui - ha ammesso lui su Facebook - mi sono trovato benissimo. Sono molto contento, è una bella notizia continuare fino al 2020, poi magari anche più in là». L'argentino arriva nella Capitale nell'estate 2016, quasi in sordina. Accompagnato più da sarcasmo che da squilli di tromba, complici due stagioni altalenanti fra Tottenham e Siviglia (di ritorno), che ne hanno offuscato la fama conquistata in precedenza, da capitano del club andaluso pluritrionfatore in Europa League. Inizialmente deve faticare per estinguere i focolai di scetticismo intorno al suo ingaggio. Parte della critica lo bolla come una sorta di carneade, difensore destinato a un ruolo marginale, prestando il fianco ai pregiudizi prima ancora che alle critiche.

Da tafazzisti a fazisti

Il prologo non sarebbe quindi dei migliori. Ma questa volta il passaggio dal tafazzismo al... fazismo è breve. Federico si impone sul campo, facendo quello che gli riesce meglio: efficacissimo nell'anticipo e in marcatura, quanto elegante e impeccabile in fase di manovra. In breve conquista tutti, ispirando anche per una parte della scorsa stagione un passaggio alla difesa a tre, imperniata proprio su di lui. Il rendimento è talmente elevato, da farne uno dei pochi insostituibili della squadra titolare, e da regalargli la maglia della nazionale argentina. Con l'arrivo di Di Francesco alla Roma, viene ancora - inspiegabilmente - dipinto come inadatto alla linea a quattro annunciata dal tecnico abruzzese fin dal suo approdo. Ma in pochi ricordano che quasi tutta la sua carriera lo ha visto schierato fra i due centrali, più che in mezzo a tre.

Puntualmente, i fatti smentiscono i preconcetti: Fazio è ancora una volta l'architrave della difesa romanista. Qualcuno si stupisce del rendimento del reparto, non lui: «Abbiamo lavorato dall'inizio con Di Francesco, mentre loro parlavano, noi ci davamo da fare». Una difesa da record, con soli 5 gol subiti in 10 partite di campionato, ben 7 concluse con la porta inviolata. «Meglio 1-0 che 3-2», conferma Federico. Il Comandante le disputa tutte, tranne la trasferta di Torino alla quale deve rinunciare per una distorsione alla caviglia. Non gioca dall'inizio la prima con l'Atalanta, poi la sfida con il Napoli, nella quale comunque il suo ingresso in campo sposta equilibri di gara e baricentro della Roma, facendole anche sfiorare il pareggio con un suo palo. Con Fazio fra gli undici, è sempre un'altra storia. La sua in giallorosso è destinata a proseguire ancora. Almeno fino al 2020: contratto prolungato di un anno, che ha festeggiato su Instagram. «Grazie Roma, grazie alla squadra e grazie a tutti i romanisti», ha postato.

Un'altra colonna come Strootman, che ha in estate rinnovato il rapporto col club giallorosso, si è complimentato sullo stesso social: «Bravo Comandante!».Coni compagni di squadra il feeling è ormai cementato: «È il secondo anno per me con Jesus e Manolas, il primo con Moreno, ma parliamo spagnolo e per noi è più facile capirci». Alle spalle della difesa poi, c'è un portiere che si sta dimostrando una sicurezza. «Alisson è molto bravo. Anche l'anno scorso, quando giocava solo in Coppa, lo vedevo sempre convinto. È un bravo ragazzo, come tutti i compagni. È importante avere un bel rapporto e uno spogliatoio sano». Nemmeno il ricorso a un ampio turnover crea inquietudini fra i giocatori. Fazio conferma che tutti si sentono coinvolti dal progetto tecnico: «Sì, è molto importante. È fondamentale che tutti i calciatori si facciano trovare pronti, per raggiungere lo stesso obiettivo. Certo, devi capire che se non giochi una partita,puoi sempregiocarequella successiva. L'importante è farsi trovare pronti. Con tanti impegni è importante». Il prossimo in Champions contro il Chelsea sembra essere, almeno sulla carta, quello più complesso. Anche se la Roma ha dimostrato con una splendida prestazione a Stamford Bridge di saper tenere testa ai campioni d'Inghilterra: «Bisogna essere intelligenti. Vogliamo i tre punti, perché ci metterebbero in un'ottima situazione. Ma anche un pari è sempre meglio di una sconfitta. Loro sono forti, sarà una bella partita. Queste partite sono sempre felice di giocarle».