Protagonista della finale mondiale contro la Croazia subentrando al posto di Kanté, Steven Nzonzi ha concesso un'intervista a Canal Football Club per raccontare la sua esperienza a Russia 2018, culminata con la vittoria della Coppa del Mondo da parte della Francia.

Come è cambiata la tua vita dopo il Mondiale?
Beh,mi riconoscono ormai. Prima non è che mi conoscessero tanto.adesso c'è una bella differenza. Fa piacere, però mi piace starmene tranquillo, per gli affari miei. Ma va bene lo stesso. Sono questi piccoli dettagli che dimostrano che le cose sono cambiate.

D'altronde sei un campione del Mondo ragazzo!
Sì certo,è un dato molto positivo!

Da fuori sembravate un gruppo di amici
Infatti, non siamo soltanto un team di calcio e credo che la gente abbia avvertito quanto siamo legati. C'era uno spirito un po' da colonia di vacanze, ma con dei giocatori molto esigenti e di livello, abituati a competere per obiettivi importanti. C'era un'atmosfera davvero incredibile, mi guardavo attorno e pensavo che in panchina vivevamo la partita come se stessimo giocando

È raro...
Si è molto raro. Ci sono 23 giocatori che sono abituati a giocare nel proprio club, che sono tutti competitivi e tu stai in panchina con l'unica voglia di giocare e che tutto si svolga per il meglio, ma sei così coinvolto che ti alzi ancor prima che la palla sia entrata...è proprio questo che definisce la bellezza del gruppo. Era la nostra forza.

Avevi paura in Finale?
Credo di non essere mai stato così concentrato in vita mia. Non è necessariamente paura, c'è tanta pressione, soprattutto in panchina, vai a scaldarti un po' e quando ti chiamano finalmente non pensi più a nulla,non c'è più pressione. Personalmente ero concentrato, stai nel tuo mondo, sei coinvolto nella partita ed ecco, ti scordi che stai in finale per i mondiali e fai del tuo meglio.

Sei entrato al posto di Kanté. Voi siete molto legati. E' vero che non osava prendere la Coppa?Non è andata proprio così. Lo vedo dopo ogni partita, ce la mette tutta per la squadra, fa un lavoro enorme e poi se ne torna negli spogliatoi e se ne sta sulle sue, nel suo angolo, non si fa avanti. Trovo questa cosa speciale. Lui è stato molto importante per il gruppo e io personalmente non volevo andare e sollevarla prima di lui, anche perché ho notato che  stava indietro. Magari gli altri non ci hanno fatto caso, aspettava tranquillamente come al solito nel suo angolo e io gli ho passato la Coppa.

Cosa ti è passato in mente al fischio finale?
Gli ultimi cinque minuti non mi rilasso mentalmente, però mancava così poco e non poteva succedere niente. Eravamo già campioni del Mondo, quindi a livello emozionale ero già proiettato verso le conseguenze della vittoria. E' un qualcosa di magico e quando stringi tra le mani la Coppa che scintilla è un qualcosa di incredibile. Però è difficile da realizzare, è magnifico, ma molto difficile da spiegare.