Non poteva che finire in tono minore la peggiore stagione degli ultimi cinquant'anni della nostra Nazionale. Incontrando un'altra grande delusa – l'Olanda come noi non si è qualificata al Mondiale russo – e con Buffon nella veste di convitato di pietra. Inutile, del resto, fare finta di nulla. Il match di Torino (questa sera alle ore 20.45 all'Allianz) era stato pensato come quello dell'addio del portiere che aveva fatto la storia della rappresentativa azzurra. Il fatto che abbia declinato l'invito, peraltro andando a trovare i suoi ex compagni di Nazionale in forma privata, un segnale brutto lo ha lanciato. Il palcoscenico, finché non avremo di meglio, se lo è quindi ripreso Mario Balotelli, che si è presentato in conferenza stampa assieme al tecnico Mancini: «Mario lo conosco da quando aveva 17 anni, ho avuto la fortuna di averlo da ragazzo era un giocatore dalle qualità incredibili, fece gol importanti nelle ultime partite di campionato, ha l'età dei miei figli, così come tutti i ragazzi si possono commettere errori, ma noi siamo qui per aiutarli. Ha grandi qualità, alcune le ha buttate. Ma è giovane per sua fortuna, ha molti anni davanti e ha tempo per rifarsi», spiega il ct a chi gli chiede quanti Balotelli servirebbero a questa Nazionale, risponde sorridendo: «Uno basta». Nessuna sorpresa per stasera, con Mancini che detta – con un errore – la formazione: Perin, Zappacosta, Caldara (poi si è saputo che giocherà Rugani), Romagnoli, Criscito; Cristante, Jorginho, Bonaventura; Verdi, Belotti, Insigne.

Anche SuperMario, non nasconde qualche rimpianto, per i suoi primi anni di carriera. «Vincere il Pallone d'Oro era più facile quando ero più giovane, è sempre stato il mio sogno. Provarci non è mai male», spiega l'attaccante. Per riuscirci, dovrà farlo, con tutta probabilità, di nuovo lontano dall'Italia, dopo i due anni al Nizza. Il motivo lo spiega lo stesso Balotelli: «Secondo me è perché Mino Raiola chiede tanti soldi». A chi gli chiede se sia pronto per una grande squadra, risponde con sicurezza: «Non c'è squadra più grande della Nazionale. Quindi sono pronto per tutto». A proposito di azzurro, qualcuno lo vorrebbe capitano. «Per me è importante giocare, fare bene e fare gol, quindi non cambierebbe più di tanto, si può essere un esempio anche senza fascia. Però forse sarebbe un bel messaggio, magari per gli immigrati africani che vivono in Italia vedere me capitano dell'Italia sarebbe un segnale forte, una bella cosa», ha spiegato sottolineando che «il razzismo è un discorso complicato, l'ho vissuto da giovane, anche quando ero più piccolo, non so se sia gelosia o invidia, ma è un discorso che fa molto male e dà fastidio»