"Certi amori non finiscono, fanno dei giri immensi e poi ritornano". Lo avrà sicuramente pensato Robinho che ha da poco firmato per il club in cui è cresciuto, il Santos, e nel quale farà ritorno per la quarta volta in carriera. Il brasiliano, scoperto da sua maestà Pelè, ha inoltre stupito tutti per le cifre dell'accordo: percepirà infatti uno stipendio di 230 euro al mese, con un bonus da 45 mila euro al raggiungimento della decima presenza. Tutto pur di tornare nel suo amato Santos, che non ha potuto offrire di meglio all'ex Milan e Real Madrid dopo essersi visto comminare una multa da tre milioni di euro da parte della FIFA per pagamenti non effettuati nei confronti dell'Amburgo.

Una storia a lieto fine? Sembra impossibile, ma non è andata proprio così. In Brasile è scoppiata una vera e propria polemica intorno all'asso brasiliano che ha portato addirittura alla rescissione del contratto da parte di uno dei nove sponsor del club bianconero. Sull'attaccante pende infatti una condanna per stupro (in primo grado) inflittagli nel 2017 dal Tribunale di Milano, per un fatto risalente al 2013 (anno in cui Robinho giocava nel Milan). I tifosi del Santos, più che per la questione morale, sembrano essere preoccupati per la possibile estradizione del nuovo arrivato, eventualità che risulta però remota.

Come se le acque non fossero abbastanza agitate, Binho è al centro anche di un reclamo formale presentato al Supremo Tribunale dello Sport da parte di 13 organizzazioni per la difesa dei diritti delle donne, volto a far sì che venga escluso dal registro ufficiale della federcalcio, in base alle norme previste nel regolamento disciplinare. Nel frattempo anche gli altri sponsor si sono mostrati insoddisfatti vedendo la propria immagine associata al nome del contestato calciatore, facendo tremare le casse del Santos.