Domenica nella prima all'Olimpico della nuova stagione ha segnato nella stessa porta dove aveva segnato il suo primo gol con la Roma. Quasi quattro anni fa, il 14 agosto 2015. Quasi nella stessa posizione, sempre di destro (un po' meno potente di allora), quasi nello stesso angolo di rete l'ha buttata quella palla, Dzeko. C'era una spagnola allora, il Siviglia, e fu un festival del gol (6-4 per la Roma). C'era una spagnola anche l'altra sera, il Real, con l'Olimpico che si è divertito ancora nel 2-2 poi culminato dopo il tempo regolamentare con la vittoria ai rigori della squadra giallorossa. È difficile dire se sia stata una chiusura del cerchio, se quel gol di Edin cioè, così simile al primo nella sua gara d'esordio con la maglia giallorossa (dopo pochissimi giorni dall'invasione dei tifosi giallorossi di Fiumicino al suo arrivo), sia stato l'ultimo.

Portatori di pace

Certamente l'Olimpico ha "votato". Per il bosniaco. Nonostante una stagione piena di controsensi come l'ultima, con l'attaccante di Sarajevo che è sembrato un diamante impolverato e non più splendente come fino alla primavera precedente. Quando aveva da poco detto no a Conte per volare con la Roma fino a Liverpool. Nonostante l'accordo che il giocatore, mentre a Trigoria cambiavano tre direttori sportivi e tre allenatori, ha raggiunto con l'Inter e con l'ex ct. L'Olimpico l'ha prima fischiato, alla lettura delle formazioni, e poi acclamato (quasi nella sua totalità), dopo l'ennesima dimostrazione del suo valore e della sua professionalità. Insieme a Florenzi e Pellegrini, i due romani rimasti, che gli hanno fatto il coro insieme alla gente sugli spalti. Lui ha sorriso, ha ricambiato con un applauso, questa volta non polemico come durante Roma-Parma del 26 maggio scorso. Fonseca ha detto di contare su Dzeko per la gara contro il Genoa. Il tempo stringe, perché quell'impegno così delicato come è sempre una prima di campionato arriverà fra meno di due settimane.

Edin e la società

La società è stata chiara: se, come sembra, la sua volontà non cambierà, Edin sarà accontentato e andrà all'Inter, ma solo se anche la Roma, con la quale il capitano della Bosnia ha firmato il contratto quattro anni or sono, sarà soddisfatta in termini economici e tecnici. Se avrà cioè un sostituto degno di un campione come Dzeko. Al quale, se dovesse rimanere nella Capitale, sarà proposto un rinnovo contrattuale. Quello che fino ad ora non è arrivato, motivo che l'ha spinto a cambiare aria. Certo la strada per ricucire sembra in salita. Il rapporto con Petrachi è nato male, ricordando che, con il bosniaco ancora in vacanza, nella prima conferenza da dirigente a Trigoria l'ex ds del Torino parlò in termini duri di Dzeko. E non è mai decollato, visto che la Roma per un calciatore che va per i 34 anni - ed è già un'eccezione per la policy societaria - ha preso in considerazione finora "solo" un prolungamento che spalmi il suo ingaggio importante. Mentre all'Inter otterrebbe un triennale dal salario più o meno uguale a quello che percepisce attualmente dalla Roma. Che tuttavia sa di dover tornare a parlare di soldi. Ma ci vorrà tempo, in un senso o nell'altro. Specialmente se non si dovesse sbloccare la girandola dei numeri 9 della Serie A (va tenuto a parte Mariano Diaz, che piace, ma la Roma lo vorrebbe come sostituto di Schick, se uscirà, non di Dzeko).

La novità è Maurito

In questo senso, c'è da registrare una novità. Mauro Icardi per la prima volta dal 13 febbraio scorso (quando gli fu tolta la fascia) e soprattutto dal 6 luglio (quando Marotta annunciò che era fuori dal progetto Conte) ha aperto alla possibilità di fare le valigie. L'Inter e la Roma continuano a parlarne, in quanto soluzione logica: Icardi è valutato tra i 60 e i 75 milioni. Dzeko più conguaglio, spostando di qua e di là qualche milione, potrebbe far quadrare tutto. Per lui la Roma dovrebbe valutare poi un ingaggio d'eccezione, che all'Inter viaggia sui 6 milioni l'anno e nella Capitale dovrà crescere.

Ma ci vorrà tempo, anche in questo caso. In queste ore inizieranno le valutazioni. L'ex capitano nerazzurro non ha mai aperto né chiuso alla Roma, perché sebbene si sia promesso alla Juve, la società bianconera deve cedere sei giocatori e l'unica via percorribile ma assai difficile, visti i rapporti tra i due club strisciati tutt'altro che idilliaci, sembra essere lo scambio con Dybala. Né il Napoli, tanto per citare chi nel nostro campionato (dove l'argentino e la moglie agente vogliono rimanere) farà la prossima Champions, rappresenta la soluzione ideale, a maggior ragione che è vicina la conclusione dell'affare Lozano. A rompere le uova nel paniere e sparigliare - le vie del mercato sono infinite - potrebbe essere solo un'offerta monstre di un top club. Per questo Wanda Nara tiene d'occhio quello che accade sotto l'ombra della Tour Eiffel, dove Cavani e Neymar sono più o meno in uscita e qualcuno da Parigi potrebbe telefonarle.