Quella sera Buffon non ha chiamato il 113. Ma poco ci è mancato. Forse non l'ha chiamato perché tra lui e Francesco c'è un'amicizia che va al di là del campo, della rivalità sportiva che per tanti anni li ha visti avversari e delle esperienze condivise in azzurro. La Coppa del Mondo non si può dimenticare, né quella notte al Circo Massimo. Eppure quella notte, il 16 febbraio 2013, Buffon non deve aver dormito sonni tranquilli. Sarà stato tutta la sera a chiedersi: «Ma come ha fatto Checco? Dov'è passata quella palla? Aveva un razzo dietro il cuoio?».

Succede che quella sera all'Olimpico la Roma ospita la Juventus. Non è un periodo facile, perché due settimane prima la società ha deciso di interrompere il rapporto con Zdenek Zeman, che avrebbe dovuto riportare la gente romanista a sognare e che invece in pochi mesi aveva fallito nell'impresa. Totti, uno che al boemo doveva molto (e viceversa, anche) si era battuto ferocemente, quasi da solo, per evitare l'esonero a suon di prestazioni di cuore, soprattutto.

Come l'ultima, quella con il Cagliari in casa, che si concluse con un clamoroso 2-4. Finisce l'era Zeman, dunque, e si decide di "temporeggiare" in attesa di un tecnico che possa far compiere alla Roma il salto di qualità, anche a livello internazionale. E si sceglie Aurelio Andreazzoli per traghettare dei color, quelli giallorossi, che son sospesi. Fino a fine stagione. Traghettare ma anche giocarsi le proprie chance. Il campo, poi, ci racconterà di una storia sbagliata, diversa da come l'ex tattico del primo Spalletti si aspettava.

L'esordio sulla panchina della Roma non è dei migliori: anche se la squadra fa la prestazione a Genova con la Sampdoria perde 3-1. Osvaldo "toglie" un rigore a Totti per sbagliarlo. Bisogna riscattarsi subito. Per farlo c'è l'occasione Juve. La capolista è lontanissima, almeno quanto la distanza dalla porta di Buffon quando Totti decide di calciare una sassata per trafiggerlo. I bianconeri sono a 55 e la seconda forza è il Napoli di Mazzarri, con 51 punti. Poi la Lazio, il Milan, l'Inter e finanche la Fiorentina.

La Roma è a 34, preceduta da Catania e Udinese.
La partita si svolge su buoni ritmi, con la Roma che cerca di attaccare, ma la prima vera occasione è per Pirlo, che batte una punizione da poco fuori dell'area difesa da Stekelenburg e compagni, sotto la Curva Sud. Proprio il lungo portiere olandese si deve distendere sul palo sinistro della porta all'angolino per concedere solo calcio d'angolo. Il primo tempo scorre via con poche occasioni nitide, ci prova Totti a ispirare Osvaldo a centro area con un sinistro morbido sul quale l'argentino non arriva.

Il secondo tempo si apre con un tiro di Vucinic, l'ex di turno, che servito da Pogba dal limite dell'area colpisce al volo. Fuori. Un'azione per uno: Pjanic impegna Buffon con un tiro dalla distanza e Matri si infila in area ma Stekelenburg para in angolo. Poi Osvaldo, di testa da undici metri servito da Pjanic, allerta Buffon, che respinge di pugni.

La Roma insiste, la Juve non riesce a uscire da qualche minuto. Si arriva al 58'. Pjanic dai trenta metri sta per battere un calcio di punizione, la distanza non è proibitiva per cercare il tiro. La barriera juventina è composta da due soli uomini. Il bosniaco decide di tentare un difficile rasoterra che oltrepassa il "muretto" bianconero ma viene respinto subito dietro dai compagni di reparto dell'amico Buffon. La palla non si alza mai da terra. Fuori dall'area, dai 25 metri, accorre Totti che dal metro ventitré, al volo, ci pensa lui a farla volare. Verso il cielo.

Verso la porta, senza ali e senza rete, nella rete difesa da Buffon. Sta per spaccarla: fa 224 in Serie A con un destro che neanche gira. Ferma il tempo e lo spazio, sembra un missile a 113 km/h. Tanto va veloce la bordata del Capitano. Che consente alla Roma di vincere, perché lì la partita, che proseguirà con la Juve scioccata che accenna qualche timida reazione, ha raccontato già tutto. L'esplosione di gioia, la corsa verso Sud, l'abbraccio dei compagni.

Per quella che rimarrà una delle poche vere soddisfazioni della stagione giallorossa. Ancora una volta, targata Totti.