AS Roma

L'avvocato di Mora: "Farioli stava rovinando il talento di Rodrigo"

Le parole a Record: "La Roma non si fidava del Porto. Il giocatore e la sua famiglia erano inquieti e persino Jorge Mendes non riusciva a comprendere cosa fosse successo"

(GETTY IMAGES)

PUBBLICATO DA La Redazione
19 Agosto 2026 - 15:49

Con una lunga lettera condivisa sul quotidiano portoghese Record, l'avvocato di Rodrigo Mora, Luís Miguel Henrique, ha raccontato diversi retroscena della trattativa tra la Roma e il Porto. Con non poche polemiche: "Ci sono attività che muoiono di morte naturale. Altre vengono uccise a sangue freddo. E poi ci sono quelle che risorgono perché qualcuno, con un gesto di (im)prudenza calcolata, decide di andare contro la parola di un uomo.

Anche se un sasso con due occhi, incastrato nelle orecchie, con quella mania che è il «freak della Cantareira» (dixit Rui Veloso) lunedì mattina, mi ha definito in diretta TV «poco intelligente», la verità è che lo scorso mercoledì, quando il mio telefono ha squillato e mi sono messo in viaggio verso Porto, il caso Rodrigo Mora era clinicamente morto.

La Roma non si fidava dell’FC Porto. Il giocatore e la sua famiglia erano inquieti e persino lo stesso Jorge Mendes non riusciva a comprendere appieno cosa fosse successo nelle precedenti 48 ore.

Tre fattori di sfiducia, un unico punto di scontro: l’impossibilità di concludere un accordo che, alla luce della teoria dei giochi, era razionalmente irrealizzabile.

Dopo una conversazione con il giocatore e i suoi genitori, alcune telefonate e un incontro la mattina seguente con una persona – alla quale devo rispetto, lealtà e che, fino ad oggi, non mi ha mai tradito – ho capito cosa potesse unire le parti e, soprattutto, cosa le separasse in quel momento.

Ho creduto alla parola data e il mio impegno in quell’occasione era semplicemente quello di «tendere un ponte», con l’espressa garanzia che non ero andato a Porto per scontrarmi o litigare (almeno in quella fase).

Mi sono “buttato a capofitto” in quella parola che mi era stata riferita. Ho assicurato a tutti che, se le condizioni del FC Porto fossero state soddisfatte, non ci sarebbe stato un nuovo passo indietro. Venerdì è stato necessario mandare un segnale agli americani della Roma e a Gasperini: l’operazione non era saltata. E, nella fase finale, ho dovuto espormi in prima persona.

 

Perché in ogni telenovela ci deve sempre essere un cattivo identificabile. E così, nessuno se l’è presa con Jorge Mendes – che, nonostante ogni anno salvi i club da deficit e pre-fallimenti tecnici, continua a essere il capro espiatorio preferito – e tanto meno con Rodrigo Mora, il più danneggiato e vulnerabile in tutto questo processo.

L’unica cosa impensabile era che Rodrigo restasse un altro anno al FC Porto con questo allenatore, venendo “ucciso” a poco a poco, senza giocare. Il resto è stata una questione di strategia negoziale.

Dal 2001, data del mio primo contatto professionale con l’FC Porto – in occasione del trasferimento dei gemelli Flávio e Marco Paixão dal Sesimbra al Dragão –, il club con cui non ho mai avuto un solo momento di tensione è stato proprio l’FC Porto.

Ciò vale anche per la settimana scorsa, in cui sono stato accolto e rispettato in modo eccellente, senza nulla da eccepire. Chi mi segue su CMTV sa che, in diverse occasioni, ho affermato che, tra tutti i presidenti che ho conosciuto e con cui ho interagito personalmente, quello che mi ha sempre trattato con maggiore dignità e rispetto è stato Jorge Nuno Pinto da Costa.

Ora che l’affare è concluso, mi fa semplicemente piacere dire ad André Villas-Boas e al FC Porto: «Non c’è di che. Non c’è nulla di cui ringraziare. È stato un piacere dare una mano!”, perché, in pratica e alla fine dei conti, il FCP ha concluso l’affare di cui aveva bisogno alle condizioni che mi aveva stabilito, il giocatore ha ottenuto ciò che voleva, così come il suo agente, la Roma e il suo allenatore, oltre a Farioli, che con un colpo solo prende due piccioni con una fava. Insomma, so che suonerà come un’autolode (e lo è), ma un risultato migliore era impossibile!

Perché, alla fine, ciò che rimane non è il valore del trasferimento, né i bonus, né le percentuali sulla futura cessione.

Ciò che rimane è la certezza che, anche in un mondo in cui tutti diffidano di tutti, c’è ancora spazio per la parola data. E questo, cari lettori, è più raro di un giocatore “di riserva” di 19 anni che, in questo mondo, solo Jorge Mendes riuscirebbe a vendere per 50 milioni di euro".

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