AUDIO - Svilar: "Roma a vita? Qui sto bene. Gasp è carico, vogliamo restare in Champions"
Il portiere a Radio Romanista: "In Europa dobbiamo puntare a passare il turno. Posso migliorare in fase di costruzione. E quella parata su Soulé…"
(GETTY IMAGES)
La Roma continua a lavorare senza sosta in Galles, alla ricerca della forma migliore a poche settimane dal via. E tra i calciatori coinvolti nella preparazione c'è anche Mile Svilar: aveva lasciato i tifosi con quell'urlo liberatorio a Fiumicino, li ha ritrovati dando il massimo in allenamento. Come sempre. In esclusiva a Radio Romanista, il portiere ha raccontato di sé, della Champions, del futuro e della Roma di Gasp.
L'ultima immagine della stagione passata è la tua gioia a Fiumicino. Quanto secondo te c'è stato di Svilar in questo raggiungimento della Champions?
"Sicuramente c'è stato un contributo condiviso, un po', dall'inizio del campionato a fine campionato. C'è stato anche un momento dove magari prendevamo un po' più di gol, dove magari non ero al top; però poi è arrivato il contributo dei ragazzi che hanno fatto gol... Voglio dire che c'è stato un momento in cui magari io facevo un po' di meno, però altri ragazzi facevano un po' di più. Quindi, secondo me il contributo di tutta la squadra è stato fenomenale. Quando uno stava meno bene, l'altro stava un po' meglio, e viceversa".
Sai che c'è un record in Champions League che ancora ti appartiene? 31 ottobre 2017, a 18 anni e 65 giorni, pari un rigore ad Anthony Martial. Te lo ricordi?
"Certo".
Che Svilar ritrova la Champions League, secondo te, Mile, rispetto a quel ragazzo?
"Sono cresciuto sia mentalmente, sia tecnicamente. Sono un Svilar più maturo, con più esperienza nella vita, nel calcio, che ha fatto molte più partite in Serie A. Quindi c'è un mondo di differenza tra Svilar a 18 anni e quello di oggi. Però è normale anche, no?"
Gasperini ha detto: "La Champions League è bello giocarla, però è anche molto difficile. Si rischia di prendere qualche musata, di fare qualche figuraccia". Che tipo di ambizioni, secondo te, la Roma può avere in questo, in questo cammino?
"Beh, noi dobbiamo puntare a passare il turno, ovviamente, tra le prime otto, poi vogliamo giocare i play-off. Però prima ci sono due, tre partite di campionato in cui dobbiamo provare a iniziare bene, iniziare subito forte. Perché come abbiamo visto l'anno scorso era importantissimo iniziare bene: alla fine si gioca per un punto, due punti, tre punti al massimo. Quindi, ogni partita conta tantissimo. E non è solo un dire: nelle mie ultime due stagioni, non siamo andati in Champions per un punto o due punti della Juve e del Milan. Quindi ogni partita conta. Prima dobbiamo iniziare la stagione bene in Serie A e poi vedremo con chi giocheremo in Champions. Secondo me, noi dobbiamo puntare a passare il turno".
C'è una squadra o forse uno stadio dove ancora non sei stato e in cui ti piacerebbe giocare in Champions?
"Sì, non sono mai stato al Bernabeu. Non ci ho mai giocato, e lì non sono neanche stato in panchina con il Benfica. Da bambino ho visto una partita lì, come professionista non ci sono mai stato. Non sono neanche stato a Dortmund, ci andremo tra 10 giorni. Neanche allo stadio del Psg, il Parco dei Principi".
Una tra Real o Paris, dai, andrebbe bene.
"Sì, perché no? Sono comunque partite in cui puoi imparare tante cose e sono belle da giocare".
Ma sarebbe più bello riaffrontare Mourinho al Bernabeu o all'Olimpico?
"Per me al Bernabeu, solo per l'esperienza dello stadio. Ma anche all'Olimpico sarebbe bello!".
Giustamente parlavi della Serie A, perché poi la Champions League arriverà. Il Como sta facendo un gran mercato. Juventus e Milan vogliono tornare in Champions. Ti aspetti un campionato ancor più complicato, con l'ambizione di migliorare il terzo posto?
"Mah, il 'più complicato' non dipende a priori dal mercato o dai giocatori che le avversarie comprano, perché comunque il Como già stava bene, il Milan già stava bene... Quindi non lo so, dipenderà sicuramente da quanto saranno protagonisti questi nuovi giocatori. Però, ovviamente anche l'anno scorso è stato un campionato difficile, perché ad un certo punto quando abbiamo perso fuori casa contro il Como, non so se in tanti credevano alla Champions. Poi, però, certe cose succedono: alla fine vinci cinque delle sei partite a fine stagione e vai in Champions. Quindi si gioca, come ho detto prima; si gioca sempre fino alla fine, si gioca sempre fino alla fine in Serie A, come abbiamo visto gli ultimi anni. Magari non sempre per lo Scudetto, però per i posti in Champions o in Europa League. Dobbiamo provare a restare costanti per più tanto tempo possibile, per essere là tra le prime 5-6, per poi riandare in Champions l'anno prossimo. Perché la Roma ci merita di stare in Champions ogni anno".
Parliamo un po' di, di te. Sembra che dal punto di vista atletico tu abbia lavorato tanto, anche in estate.
"Sì. Quest'estate è stato un po' diverso, perché ho avuto un piccolo problemino, quindi potevo fare tantissimo come negli anni precedenti. Però poi ho avuto un ritiro comunque duro e mi sono messo a posto. Quindi, sto bene".
La vita del portiere in ritiro con Gasperini è dura come quella dei tuoi compagni o qualche volta ti salvi?
"Sì, anche il mister dei portieri spinge tantissimo! Tantissimi giocatori quando corrono dicono: 'Oh, quanto mi piacerebbe essere portiere adesso!'. Però nonè così scontato!".
Ci racconti il rapporto con Farelli, con Gollini e questo team che si sta consolidando?
"Sì, è un bel gruppo. Lavoriamo sempre con tanta serenità e felicità. Gollini è anche uno che scherza tantissimo, quindi è piacevole lavorare con loro. Siamo già insieme da un anno e mezzo. Con Farelli sto insieme da due anni e mezzo, quindi questo è il terzo anno. Ci conosciamo tantissimo, anche con uno sguardo a volte dici tutto quello che l'altro deve sapere. Anche con Gigi ci siamo trovati benissimo, sta con noi da un anno. Con Giorgio (De Marzi, ndr) ci troviamo benissimo. Sono ragazzi che spingono sempre: se loro spingono, anche io devo spingere me stesso. Fa bene a tutti".
Vieni ritenuto il portiere più forte della Serie A sulle uscite basse. È una caratteristica che hai sempre avuto?
"Sì, sin da bambino. Ho sempre avuto questa caratteristica da bambino, ho sempre cercato di imparare a uscire, uscire e ancora uscire. E poi tante volte ti ritrovi in una situazione di uno contro uno, dunque ho sempre lavorato sull'andare in avanti, su come chiudere lo spazio. Si tratta di una caratteristica mia".
Banalmente, non ne hai mai avuto paura? Magari di prendere pallonate in faccia...
"No, paura no, perché... Dai, sì e no! All'inizio, magari. Però ho un padre che faceva lo stesso lavoro, quindi quando prendevo la pallonata in faccia e volevo piangere, lui diceva di no. Con lui non era possibile piangere! Quindi, ho imparato così e meno male che è stato duro!".
Ma il tuo stile nello stare in porta, secondo te, ricorda quello di papà?
"Sì, tantissimo. Lui era anche un po' più basso, quindi magari un po' più veloce, un po' più esplosivo. Quella di attaccare sempre e di difendere lo spazio era una caratteristica anche sua, l'ho imparata tantissimo da lui. E poi con, con Simone e Gigi (Farelli e Salineri, ndr)... A loro piace tantissimo, perché è un po' lo stile italiano nell'essere un portiere. E quindi mi sono ritrovato benissimo con questa cosa".
Nella tua complessità di caratteristiche c'è qualcosa in cui ti senti di dover ancora fare un passo in più, migliorarti?
"Sì, certo. Magari nella costruzione dal basso, dove magari anche come squadra non facciamo sempre il massimo. Lì possiamo migliorare e imparare. Però questo succede con gli allenamenti e con le partite, sono abbastanza sereno sul fatto che questo accadrà nel futuro. Poi, però, un portiere deve migliorare sotto tutti gli aspetti, perché ogni situazione è diversa; quindi, secondo me un portiere diventa anche più completo e più forte nel tempo, perché vive tante altre situazioni in cui magari a trentadue, trentatré anni si ritrova una situazione che ha già vissuto per cinquanta volte. Invece, quando si hanno ventisei o ventisette anni, la si ritrova per cinque, dieci volte. Quindi, voglio migliorare in tutto, ancora: sul piano tecnico, sul piano mentale... Diciamo, in generale".
Abbiamo letto un'intervista recente di Nemanja Matić, in cui diceva che tu la mattina mangiavi un sacco di latte e cereali. Ti è rimasta questa cosa a colazione?
"Lo dice ogni anno, almeno due o tre volte nelle interviste! (ride, ndr) No, la verità è che c'era sempre qualcosa da mangiare ma lui non te la faceva! C'erano quindi solo cereali e latte e io volevo un po' di più (ride, ndr). E quindi sì, quella è la storia".
In questi giorni abbiamo visto qui in ritiro anche il vicepresidente Ryan Friedkin, il nuovo CEO John Galantic, la Roma che si sta strutturando. Ti ha fatto piacere questa presenza qui in questi giorni?
"Certo, come no. Fa sempre piacere vedere la proprietà e la società seguirci, quindi questo ci dà anche fiducia per il futuro".
Senti, a proposito di futuro: è chiaro che il valore che hai sul mercato fa sempre notizia. Interessamenti ce ne sono, ma Mile Svilar si vede qui a vita con la maglia della Roma?
"Certo. Nella vita e nella carriera di un professionista non sei sempre l'unico a decidere, però io sono felice qui, la mia famiglia è felice qui. Quindi, per il momento io voglio stare qua e basta. Poi, che cosa succederà tra due anni, tre anni, cinque anni? Non lo so io, non lo sai tu, non lo sa il presidente, non lo sa l'allenatore. Il calcio è fatto da dinamiche che vanno oltre al calciatore. Ma se tu lo chiedi a me, beh, sì: voglio restare qui".
A proposito di famiglia, la nascita di un figlio cambia la prospettiva, la visione della vita. Il Mile Svilar portiere da quando è diventato papà è diverso?
"Magari in campo no, per me non è cambiato tanto in campo rispetto a prima, all'anno scorso o due anni fa. Ma a casa cambia tantissimo: non pensi tutto il giorno al fatto che si possa aver fatto qualcosa di sbagliato in allenamento o in partita, vedi tuo figlio e cambia tutto. In porta è lo stesso!".
Come stai vedendo Gasp?
"Carico. Sereno, sorridente, ma carico in allenamento. Ci vuole".
Una domanda da un tifoso, per chiudere: qual è stata la parata più importante da quando sei a Roma?
"Ci sono state diverse belle parate. Ma quella più importante può essere quella su Soulé contro il Frosinone, nel 2024: era la prima partita in cui sapevo che se facevo bene restavo in porta".
Ancora si domanda come l'hai presa!
"Sì, è stata bella. Ma non so se è la più bella. Però è la più importante per il prosieguo della mia carriera a Roma".
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