Poche o tante che siano, una delle certezze della Roma si chiama Kostas Manolas. Con il suo andamento spesso claudicante, un po' come la squadra di Di Francesco. Smorfioso, sofferente, a volte. Ma con due occhi così. Quelli del 10 aprile 2018, tanto allucinati quanto romanisti per una rete storica come quella realizzata all'82' dei quarti di finale della Champions League della passata stagione.

Eppure, la sua storia nella squadra della Capitale, da quando è arrivato e ha preso in poco tempo il posto di Benatia nei cuori dei romanisti, ha conosciuto alti e bassi e andirivieni piuttosto plateali. Basti pensare alla trattativa con lo Zenit San Pietroburgo di due estati fa, sfumata giusto per un pugno di rubli. E perché il classe 1991 alla Roma, alla fin fine, ci ha messo le radici e ha deciso di rifiutare anche a un bel po' di soldi per rimanere nella squadra che per prima ha creduto in lui e alla quale ha anche pubblicamente "giurato" fedeltà a più riprese, portando se è per questo anche la fascia da capitano con molto onore. Indossata per la prima volta il 21 aprile scorso, undici giorni dopo quella zuccata infilata alle spalle di Ter Stegen in Roma-Barcellona, quando fu sostituito Nainggolan durante Spal-Roma. Indossata per la prima volta dall'inizio il 12 dicembre scorso, a Plzen, nell'ultima gara del girone di Champions di questa stagione.

Non una grande serata, tutt'altro. Ma lui, Kostas, ha sentito il dovere di fermarsi sotto il settore ospite a ringraziare i tifosi giallorossi presenti sempre e comunque. Ha fatto il capitano, in un periodo in cui nell'occhio del ciclone, per prestazioni che dicevano tutto e il contrario di tutto, ci è finito pure lui. Che comunque è un titolarissimo per questa squadra e tiene letteralmente in piedi la difesa alta con i suoi recuperi in velocità. Quelli che quando corre sembra di sentire pure i suoi passi sul terreno di gioco.

Fatica e fiducia

Si è fermato poco, in questa stagione. Per una sindrome influenzale prima dell'esordio in casa nel girone di Champions con il Viktoria Plzen. Per turnover con Spal e Fiorentina, in campionato, per una distorsione alla caviglia con l'Udinese, per un problema al bicipite femorale in Coppa Italia con l'Entella e per un accenno di pubalgia prima di Chievo-Roma. Di Francesco, fosse per lui, non ci rinuncerebbe mai. Anche se, adesso che è diffidato e c'è un derby importante per la classifica e per la zona che porta all'Europa che conta di più, un turno di riposo in più per il colosso di Roma ci potrebbe stare.

Il primo greco all'estero

Intanto, è arrivata un'altra soddisfazione internazionale per il difensore numero 44, che è stato premiato in patria come miglior calciatore greco che gioca all'estero in occasione dei PSAP awards. Manolas ha battuto Mitroglu del Galatasaray e Sokratis dell'Arsenal. Non potendo presenziare di persona, a causa degli impegni con i giallorossi, Manolas ha mandato lo zio a ritirare il premio, ma non ha voluto inviare un messaggio: «Mi piacerebbe essere lì con voi, ma i miei impegni con la Roma non lo permettono. Voglio ringraziarvi per questo premio, per me è un onore e una grande motivazione a continuare così».

Che significherebbe rimanere sulla cresta dell'onda come uno dei migliori difensori del nostro campionato. Anche per questo, e anche per il recente cambio di procuratore (Manolas ha deciso di affidarsi a Mino Raiola), si sono risvegliate le voci relative a un suo possibile trasferimento nel prossimo mercato estivo.

Il giocatore, che ha rinnovato alla fine del 2017 il suo contratto fino al 2022, prolungando il precedente rapporto per altre tre stagioni per 3 milioni di euro più bonus l'anno, non sembra intenzionato a muoversi, ma c'è di mezzo una clausola rescissoria da 35 milioni che diversi club in Europa e qualcuno in Italia potrebbero pagare con facilità. In questo senso il club giallorosso ha posticipato ogni discorso sui rinnovi, finanche di un gioiello come Zaniolo, a fine stagione.

Troppi interessi in ballo, al momento, troppi obiettivi da centrare. Troppa alternanza di risultati e prestazioni, aggiungiamo, se non ci avessero già pensato anche a Trigoria, prima di mettersi seduti a ricontrattare qualunque cosa. È tempo di andare avanti a testa bassa verso gli obiettivi da centrare, anche per questo l'apporto di Konstantinos Manolas da Naxos sarà fondamentale. Per la Roma e per il suo futuro, ovunque sarà.