Mentre a Roma imperversano le polemiche relative alle multe comminate agli alza cori della Curva Sud, rei appunto di essersi posti in un luogo vietato per coordinare il tifo, dall'altra parte della Manica è un'altra tifoseria ad aver subito una punizione tanto esemplare quanto paradossale.

A Birkenhead, piccola frazione sulle sponde del Mersey, non si parla d'altro da giorni, portando all'attenzione gli evidenti limiti di quel "modello inglese" de cantato da anni nel nostro paese grazie all'innata velocità della bugia di sorvolare e bisbigliare nelle orecchie del mondo mentre la verità è ancora alle prese con l'allacciarsi una s carpa.

È successo così che ai sostenitori del Tranmere Rovers sia stato vietato di esporre lo striscione che, da diversi decenni, dà il nome alla loro tifoseria. La colpa, se di colpa si può parlare?

Quel razzismo che è sì una piaga da curare quotidianamente nello sport quanto nella vita, ma che troppo spesso regna da indiscusso sovrano negli occhi di chi guarda. Perché in questa storia non troveremo tracce di episodi razzisti né tantomeno potenzialmente tali, ma soltanto un'errata visione della realtà condita da una scarsa conoscenza di un club secolare.

Fondato nel 1884 in seguito alla fusione delle squadre di cricket Belmont e Lyndhurst Wanderers, il Tranmere Rovers milita in National League, la quinta divisione inglese. Dopo aver calcato per settant'anni e più i campi dell'isola con una divisa blu e bianca, dal 1967 i Rovers hanno abbandonato i colori della fondazione per adottare un completo totalmente bianco. Il motivo? L'eccessiva vicinanza del prestigioso Everton e la voglia di creare un'immagine caratteristica e unica per il club. E così da quel giorno i Rovers diventarono per tutti i Super Whites e la sua tifoseria la Super White Army per un semplice rapporto "causa- effett o". Fino a quando la Football Association ha annunciato che no, quel soprannome non era adatto per comparire su una tribuna e no, le televisioni non potevano assolutamente mandare in onda un messaggio così pericoloso. Nella giornata di giovedì in occasione della sfida tra Inghilterra e Russia, valevole per le qualificazioni al Mondiale femminile del 2019, il Prenton Park, storica dimora del Tranmere, ha visto scomparire magicamente quello striscione orgoglio di una cittadina intera.

«Siamo fieri dei nostri colori sociali, lo striscione è semplicemente riferito al completo totalmente bianco che i nostri giocatori indossano da decenni. Abbiamo utilizzato questo motto per molti anni e così continueremo a fare perché non c'è assolutamente nessun legame con il razzismo», le parole piccate e sconsolate di Mark Bartley, presidente del Tranmere Rovers Official Supporters Club. «Chiunque abbia visto almeno una nostra partita saprà che la nostra tifoseria è nota con il nome di Super White Army e che tale striscione è una parte fondamentale della nostra Kop».

Togliete ai tifosi la possibilità di assicurarsi un titolo, togliete i grandi palcoscenici: cosa rimane? La tradizione è un amore che non conosce categorie né premi. Perché a Brikenhead di trofei sene son visti veramente pochi, praticamente nessuno, e la Premier League è stata soltanto sfiorata con il pensiero. Eppure nonostante tutto diverse migliaia di persone continuano a popolare Prenton Park e ad imbarcarsi per lunghe trasferte per sostenere i loro Super Whites. Loro sono la Super White Army e il razzismo, questa volta, è soltanto negli occhi di chi guarda senza saper guardare.