Uno è il titolare designato da tre stagioni, l'altro è stato ingaggiato la scorsa estate per fungere da seconda opzione. Uno ha esordito in giallorosso proprio a Oporto, l'altro ha indossato la maglia dei prossimi avversari per quattro anni ed era presente anche nell'ultimo scontro diretto. Uno è stato il leader del reparto, l'altro un gregario. Uno ha giocato trentuno partite e realizzato quattro reti, l'altro conta nove presenze e un solo gol. Con questi dati come premesse, sembrerebbe non esserci storia nella scelta che domani dovrà compiere Di Francesco nel mandare in campo uno soltanto fra Federico Fazio e Ivan Marcano.

La partita è di quelle da dentro o fuori, stavolta davvero in tutti i sensi possibili. La Roma si gioca l'accesso ai quarti di finale di Champions League; una buona fetta di futuro fra ricavi economici e risultato vero e proprio; e la possibilità di dare ancora un senso a una stagione che si è inclinata su un piano critico già da tempo, e che negli ultimi giorni ha avuto l'ennesimo scossone rovinoso. Lo stesso tecnico giallorosso rischia tanto. La sfida europea rappresenta la sua ultima spiaggia per salvare la panchina prima del termine della stagione. Un epilogo che in ogni caso a giugno appare inevitabile, per come si è avviluppata l'annata romanista.

Una maglia per due

Il match del do Dragão impone quindi scelte decisive. Quella del centrale da affiancare a Manolas, ammesso che il greco recuperi la completa forma fisica dopo il virus che lo ha costretto a disertare il derby. Se i meri dati numerici indicano Fazio come il favorito per una maglia da titolare, il rendimento mostrato dall'argentino rema in direzione opposta. Nella stagione in corso il numero 20 ha fornito una serie di prestazioni ai limiti dello sconcertante. Quella che è rimasta negli occhi come un bruciore indesiderato è ovviamente l'ultima, quando una nefasta miscela di lentezza e disattenzione ha causato lo svantaggio nel derby, raddoppiato poi - come se non bastasse - da un altro suo goffo intervento in area che ha concesso il rigore agli avversari. Al di là degli erroracci compiuti proprio nella partita più sentita, l'andamento dell'argentino negli ultimi mesi è stato disseminato di cadute verso il basso più che di salti verso picchi elevati. Un'involuzione preoccupante quella di Fazio, apparso lontano parente del Comandante della difesa che aveva stupito e a volte incantato nelle prime due stagioni in giallorosso.

Molto differente la parabola di Marcano, utilizzato con il contagocce nella prima parte di campionato, con l'aggravante di aver giocato in alcune delle gare più negative della squadra. Non per sua esclusiva responsabilità, chiaro. Ma la coincidenza sfortunata ha forse contribuito a tenere lo spagnolo in naftalina per diversi mesi. All'inizio dell'anno solare le nuove opportunità: la prima fornita dall'infortunio di Jesus, che lo ha mandato in campo in Coppa Italia con l'Entella, permettendogli anche di realizzare il suo primo gol con la Roma. Poi qualche discreta prestazione in campionato, su tutte quella col Chievo, che gli permette in questo momento di capovolgere le gerarchie - almeno sulla carta - e candidarsi per un posto dall'inizio proprio contro la squadra che lo ha lanciato. Nella sfida più importante per la Roma.